Lotta Continua (giornale)

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Lotta Continua
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StatoItalia Italia
LinguaItaliano
Periodicitàsettimanale (1969-1972)
quotidiano (1972-1982)
mensile (dal 2012)
GenerePolitica
Fondazione
Chiusura13 giugno 1982
SedeTorino
EditoreRedazione LC
Sito webwww.lotta-continua.it
 

Lotta Continua è un mensile politico italiano, in precedenza settimanale e poi quotidiano, fondato nel 1969. Fu organo ufficiale dell'omonima formazione extraparlamentare dal 1969 al 1976, anno dello scioglimento del gruppo politico. Ha cessato le pubblicazioni nel giugno del 1982, per poi riprenderle nel marzo del 2012.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La testata nacque come settimanale il 1º novembre 1969; fino alla primavera del 1972 fu bisettimanale, infine divenne quotidiano il 11 aprile 1972[1].

Il primo direttore responsabile della rivista fu Piergiorgio Bellocchio, che metterà unicamente la firma senza seguire la lavorazione del giornale; il suo posto fu preso in seguito, tra gli altri, da Pio Baldelli, Roberto Roversi, Marco Pannella, Nicola Zitara, Pier Paolo Pasolini, Giampiero Mughini, Alexander Langer e Adele Cambria, molti dei quali furono colpiti da denunce e diffide e non fecero mai parte del movimento politico, prestando il proprio nome come direttore responsabile per le esigenze di legge da una posizione che potremmo definire di "simpatizzanti" (Pannella era mosso più che altro dalle sue idee relative alla libertà di espressione).

Il 18 maggio 1972, all'indomani dell'omicidio di Luigi Calabresi, il quotidiano accusò apertamente il commissario di essere "il maggior responsabile dell'assassinio di Pinelli".

Dopo lo scioglimento del gruppo politico di Lotta Continua, il quotidiano (diretto da Enrico Deaglio a partire dal 1977) continuerà ad uscire in edicola fino alla fine del 1980, rappresentando in questo periodo le istanze del Movimento del '77. Dopo una sospensione di qualche mese, il giornale riprese ad uscire nell'autunno del 1981 fino a cessare definitivamente le pubblicazioni il 13 giugno 1982.

La redazione di Lotta Continua in foto di gruppo nella tipografia del giornale.

Il ritorno[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 2011, a Torino, viene edito un periodico che si richiama all'originaria testata[2]. Il collegamento si evince dalla frase (riportata sotto la testata) "È la lotta che crea l'organizzazione, non il contrario"; frase di Luciano Parlanti, operaio Fiat Mirafiori, protagonista degli scioperi nella stagione dell'Autunno caldo del 1969. Da marzo del 2012 viene edito con il nome di Lotta Continua.

Il ritorno del periodico Lotta Continua, è stato voluto dai "più giovani, quelli che non hanno partecipato all'esperienza degli anni '70, alcuni molto giovani hanno scelto Lotta Continua perché “rappresenta quello che vogliamo”, altri della Mirafiori perché è la “memoria delle lotte”, altri perché hanno letto il giornale dei padri trovato in cantina."[3].

Il nuovo periodico non si trova nelle edicole; la sua distribuzione è militante, portata avanti dai sostenitori, durante le manifestazioni[4]. È disponibile anche in formato online gratuito sul sito del giornale.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Disegni satirici[modifica | modifica wikitesto]

Il quotidiano si è caratterizzato anche per lo spazio dato alla grafica e ai disegni satirici. Il grafico - cartoonist Roberto Zamarin ideò il personaggio di Gasparazzo, strip che coprì il periodo dal 10 giugno al 20 dicembre del 1972, giorno della scomparsa del disegnatore in un incidente stradale.

A Zamarin subentrò Vincino, che nel 1978, ne fondò l'inserto satirico, L'avventurista. Dal 2012 il vignettista ufficiale della testata è Pierfrancesco Uva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Roma, Donzelli, 2003, p. 409, ISBN 88-7989-989-9.
  2. ^ Repubblica.it: Il ritorno di Lotta Continua
  3. ^ Maverick Bolg: Intervista ad un militante della nuova Lotta Continua
  4. ^ Lettera 43: Il ritorno di Lotta Continua, su lettera43.it. URL consultato il 15 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2013).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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