Loris Cecchini

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Loris Cecchini (Milano, 7 maggio 1969) è un artista italiano.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Nel percorso artistico di Loris Cecchini, fotografia, scultura, disegno, installazione ambientale si fondono in una poetica unitaria. Un insieme di pratiche, che sconfinano da una tecnica all'altra, fuori da un solo linguaggio privilegiato e in relazione con molti elementi del sapere.

Oggetti replicati in scala reale e riprodotti in gomma uretanica grigia, appaiono come inermi, ripiegati su se stessi. Collages multipli, come insiemi legati alla totalità del lavoro. Micro-architetture, roulotte reinventate e case sugli alberi, spazi strutturalmente distorti, coperture trasparenti e superfici prismatiche. Scenari virtuali/fisici ricreati in digitale, questi i soggetti che ritroviamo nel lavoro di Cecchini. Architettura dello spazio, materiali da costruzione, porzioni di natura, fenomeni fisici che si manifestano in un rimando continuo, dando luogo ad un indice di visioni e processi stratificati nelle opere, dove il progettare stesso emerge come idea ed ideale dell'opera compiuta.

Fotografia e scultura, dove sovrappone diversi livelli di realtà si compenetrano in un gioco tra virtualità e simulazione, al fine di modificare sostanzialmente la cognizione usuale dei modelli di riferimento.

Il lavoro più recente si focalizza sui fenomeni naturali e fisici, che diventano un inventario ottico ed emotivo dell'ambiente. Trasla i sistemi naturali in algoritmi di un sistema non omogeneo, sia complesso che individuale, al fine di rilevare i processi intangibili invisibili del nostro presente. Cercando un'analogia tra la grammatica e l'anatomia, le opere contengono nel loro linguaggio formule capaci di generare sistemi autopoietici, la sua struttura si genera, si sviluppa o si arresta proprio come avviene in un organismo. Le installazioni modulari sono intrinsecamente dinamiche. Il modulo alla base della scultura agisce come un "codice generatore" e le relazioni con lo spazio, producono una concatenzione di variabili, che intercorrono nella struttura del suo sviluppo.

Nato a Milano nel 1969, Loris Cecchini vive e lavora a Berlino.

Ha esposto il suo lavoro a livello internazionale, con mostre personali in prestigiosi musei tra cui il Palais de Tokio(2001, 2005, 2007)[1], Musée d'Art Moderne di Saint-Etienne Métropole (2010)[2], il MoMA al PS1 di New York[3] (2006), il Shanghai Duolun MoMA di Shanghai (2006), il Casal Solleric Museum di Palma di Maiorca, il Centro Gallego de Arte Contemporanea a Santiago di Compostella, la Kunstverein di Heidelberg, la Teseco Foundation di Pisa, Quarter di Firenze, Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2009)[4], Fondazione Arnaldo Pomodoro[5] (2014).

Loris Cecchini ha partecipato a numerose esposizioni internazionali tra cui la 56esima , la 51 esima and the 49 esima Biennale di Venezia (2001, 2005, 2015), la Biennale di Shanghai (2006, 2012)[6], la 15 esima e la 13 esima Quadriennale di Roma, la Biennale di Taiwan a Taipei, la Biennale di Valencia in Spagna (2001), la 12 esima Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, il Ludwig Museum a Colonia, Palazzo Fortuny a Venzia, Macro Future a Roma.

Ha partecipato a numerose mostre collettive in tutto il mondo tra cui il Ludwig Museum di Colonia, il PAC di Milano, Palazzo Fourtuny a Venezia, Macro Future a Roma, MART di Rovereto, Haywart Gallery di Londra, The Garage Centre for Contemporary Culture Moscow, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Il Musée d'Art Contemporain di Lione, il MOCA di Shanghai, la Deutsche Bank Kunsthalle di Berlino e altre ancora.

Opere[modifica | modifica wikitesto]


The Hand the creatures the Singing Garden 2012

Le sculture in gomma uretanica Stage evidence sono definite dall'artista "non-sculture". Oggetti d'affezione che per le loro caratteristiche di deformazione, inconsistenza e paradosso si fanno riguardare come soggetti, entrando in relazione con la nostra memoria e la nostra esperienza di questi. Non sono più oggetti, non sono più nulla.

L'opera BBBreathless 2001, esposta alla 49esima Biennale di Venezia a cura di Harald Szeemann, nasce da un progetto di mostra sulla pena di morte, in occasione della ricorrenza dell'abrogazione di questa nell'Italia del XVIII secolo. Il lavoro è la copia di una cella singola ( dimensioni:cm 350 x 220 x 200), replicata nella sua forma esterna. La struttura esterna in gomma delle pareti, viene ritmicamente modificata da apparecchiature nascoste: tramite queste l'insufflaggio alternato di aria provoca il movimento delle pareti, causando una espansione e una contrazione della cella. Tale movimento dà luogo ad una sorta di " respirazione" della stanza che rimane comunque inaccessibile nel suo interno.

Monologue Patterns (Reading Books in the Park) 2004, collocata in un giardino pubblico a Gallarate, nella collezione permanente della Galleria Civica d'Arte Moderna, segna un punto di svolta. Una capsula su un albero, con la possibilità per il pubblico di salirvi e di soffermarsi su libri di arte poesia e architettura selezionati dall'artista. Lo spazio privato di un piccolo ambiente caleidoscopico è sospeso, ma contemporaneamente ancorato nella presenza fortissima dei grandi rami dell'albero che passano all'interno. La matrice più architettonica dell'opera porta a pensare a delle forme che diventano luoghi praticabili ma al tempo stesso si manifestano come elementi sospesi appartenenti più ad una sfera privata ed emotiva. L'artista invita lo spettatore ad entrare nella materia del desiderio, del sogno, in un territorio legato al gioco e alla leggerezza.

L'immaginario ritratto nella serie fotograficha No casting o nella serie The painted distances, sfidano la percezione dello spettatore ponendolo di fronte a momenti della vita quotidiana, soggetti o oggetti di uso comune, che si collocano in una visione modificata. Temi centrali, sono lo spaesamento della nostra esistenza postmoderna. L'artista si interroga sulla difficile relazione tra automazione, tecnologia industriale e i ritmi naturali.

La serie Wallwave Vibrations, sono opere dalle forme morbide, fluide, senza spigoli. Forme che si avvicinano alla natura, invadono la parete e la assorbono fino a renderla parte integrante dell'opera stessa. Opere che tendono a destabilizzare, la percezione del mondo fisico, tra reale e illusione, tangibile e intangibile, presente e assente.

Nelle opere più recenti come The developed seed, l'artista focalizza principalmente la sua ricerca sul concetto di “modello diagrammatico”. Attraverso moduli in acciaio da lui disegnati, prodotti industrialmente, realizza installazioni ambientali, site specific, che si articolano tramite la concatenazione del singolo modulo.
"L'immaginario implicato è quello scientifico, con accentuazioni tecnologiche non esibite. Cecchini adotta meccanismi come la moltiplicazione cellulare e l'espansione progressiva in un clima che l'acromatismo insistito priva di ogni tentazione sensuosa."[7] Elemento di partenza sono le relazioni che intercorrono, a partire da un elemento modulare, che regola lo sviluppo dell'installazione. L'output visivo di questa indagine è un processo mobile, intrinsecamente dinamico e aperto. Loris Cecchini si cimenta nella creazione di forme organiche, enigmatiche, che imitano la natura ma al tempo stesso la distorcono. Fonte di ispirazione, sono il suo interesse per le forme organiche della natura che si riflette nella elaborazione di forme biomorfe, che producono sculture organiche.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Il “Premio Arnaldo Pomodoro per la scultura” 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]


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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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