Loggia del Grano

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Loggia del Grano
Loggia del grano e complesso dell'ex-cinema capitol (2021) 01.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàFirenze
Indirizzopiazza del Grano
Coordinate43°46′06.6″N 11°15′25.56″E / 43.7685°N 11.2571°E43.7685; 11.2571
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII secolo
Usomercato e deposito
Realizzazione
ArchitettoGiulio Parigi
AppaltatoreCosimo II de' Medici

La Loggia del Grano di Firenze si trova in piazza del Grano, all'angolo tra via de' Neri e via de' Castellani (con affaccio laterale anche su via del Castello d'Altafronte), sul retro della Galleria degli Uffizi e a pochi passi da piazza della Signoria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Cosimo II

Il mercato di Orsanmichele fu dismesso per la devozione popolare verso la Madonna e sant'Anna, che trasformò la loggia delle granaglie in un luogo di culto. Fin dal 1356 venne allora scelto un luogo vicino palazzo Vecchio, dove già si svolgeva un mercato delle erbe e uno vinicolo. Per l'occasione venne deciso di creare un nuovo edificio, detto il "Palco" o la "Munizione del grano", che sacrificò alcune case dei Foraboschi, dei Talani, dei Filipetri e dei Fogni. Il "Palco", che a giudicare dalla pianta del Buonsignori non doveva avere niente di monumentale, era affidato agli Ufficiali della Torre, magistratura atta al controllo degli edifici pubblici, di cui restano ancora oggi gli stemmi sotto il loggiato[1].

Il Seicento[modifica | modifica wikitesto]

La loggia odierna fu iniziata nel 1619 dell'architetto Giulio Parigi su commissione del granduca Cosimo II, come mercato del grano, un ruolo che in passato era stato ricoperto anche dalla chiesa di Orsanmichele. Qui infatti, già dal 1359, si svolgeva la vendita delle granaglie, ed era ormai necessario da sostituire la precedente struttura oramai inadatta alle necessità cittadine con un edificio qualificato (in ragione dell'importanza oramai assunta dalla zona prossima al Palazzo Vecchio), e comunque sempre destinato a mercato coperto e, al piano superiore, a deposito del grano.

Tutti i giorni non festivi quindi, al riparo delle ampie arcate, si svolgeva la compra-vendita del grano, alla presenza e sotto la diretta sorveglianza degli "Ufficiali della Grascia". Questi cosiddetti "grascini" controllavano la qualità e la quantità del grano e delle biade, le regolarità dei prezzi e delle contrattazioni che iniziavano all'ora nona dietro il segnale degli stessi ufficiali. Si aveva molta cura che il mercato del grano non subisse alterazioni di sorta in quanto il pane, alimento base per eccellenza almeno per i ceti meno abbienti sul quale ruotava l'intera organizzazione dei pasti, fosse assicurato a tutti. Ai fornai che avessero "artefatto e guastato" il pane era comminato addirittura il carcere o il bando dalla città.

Legato al ricordo della Loggia è il vecchio detto fiorentino "a tutto spiano" che indica un'azione compiuta con totale abbondanza, cioè al massimo della misura. E lo "spiano" era appunto la misura della quantità del grano che ogni mese gli Ufficiali della Grascia o dell'Abbondanza assegnavano ai fornai per la panificazione: se non c'erano carestie o particolari scarsità del prodotto la quantità erogata con profusione era appunto quella a "tutto spiano", mentre in caso contrario veniva ridotta a mezzo spiano o anche di meno.

La loggia (in basso a destra) vista dalla terrazza di Saturno in palazzo Vecchio (1999)

L'architetto Parigi "fece un vago, e comodo loggiato d'ordine Toscano, e forse il più bello che si veda per tali effetti: la loggia è scompartita in sei divisioni, avente quattro pilastri, e otto colonne. Un'altezza proporzionata, che la sveltisce, a fronte dell'ordine stesso che deve curvare, la rende oltremodo bella, e degna di servire per esempio di lavori di simil genere" (Follini-Rastrelli). Gli stessi Vincenzio Follini e Modesto Rastrelli, a sottolineare il pregio della fabbrica, ne forniscono l'immagine da un'incisione in rame, precisando che sul fondo del loggiato erano stati ricollocati alcuni elementi provenienti dal più antico edificio, noto come Palco del Grano: "si osservano ancora alla parete in alto le tre Armi, del Popolo, della Città, e di Parte Guelfa; e vi è nel mezzo l'Insegna dello Staio: come pure si vedono le due torri, impresa de' Capitani di Torre, che presiedevano a tali vendite".

Presso la loggia del Grano si riuniva una delle potenze festeggianti: il Reame della Spiga.

Nuove funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ex-Cinema Capitol.

Già nel 1690 però la loggia perse il suo ruolo in favore del nuovo Granaio dell'Abbondanza in Oltrarno, e da allora subì spesso trasformazioni e cambi di uso. Vi fu aperta una tipografia e fu la sede della redazione del giornale Il Monitore Toscano.

Nel 1868, oramai creati nuovi e più funzionali mercati, l'edificio fu soprelevato e, occupando ulteriori spazi dell'edificio adiacente, trasformato in teatro dall'architetto friulano Andrea Scala (come un tempo si leggeva su una targhetta in marmo all'esterno della loggia trascritta da Bigazzi), su commissione dell'attore Tommaso Salvini, al tempo proprietario dell'immobile, intitolato prima teatro della Loggia e quindi, alla sua scomparsa, teatro Salvini. Ciò comportò l'inglobamento in un palazzo di dimensioni più grandi che nel 1910 divenne il caffè concerto "Folies Bergère", poi dal 1935 fu trasformato nel Cinema Varietà Imperiale, ristrutturato negli anni 1953-57 dagli architetti Nello Baroni e Maurizio Tempestini, assumendo il nome di Cinema Edison e poi Capitol.

Per un certo periodo la loggia, nei primi anni novanta, ha ospitato un mercatino etnico, poi un ristorante, poi una libreria su bancarelle all'aperto.

La loggia appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Fontana del Mascherone

La loggia ha tre fornici sul lato frontale e due su quelli laterali, chiusi da cancellate. Gli archi, ingentiliti da voluta nella chiave d'arco, sono retti da colonne tuscaniche e, agli angoli, da pilastri coperti da bugnato. Oltre i marcadavanzale e il mezzanino (dalle finestre rettangolari profilate in pietra) si apre il piano ottocentesco, con grandi finestre ad arco scandite da paraste ioniche. Una cornice in pietra disegna i profili degli archi continuando orizzontalmente all'altezza dell'imposta e intersecando le paraste a metà altezza. Anche qui ricorre, accresciuto, il motivo della voluta in pietra al centro degli archi.

Più in alto il cornicione, composto da un'ampia fascia di cornici a diverso aggetto, oltre il quale si vedono gli oculi, pure profilati in pietra, del sottotetto. La copertura è a capanna, sopra un ulteriore cornicione, con grande finestra timpanata al centro.

Il busto di Cosimo II, armato e con la croce di Santo Stefano, indicato dall'iscrizione come Egenorvm Patri ("Padre dei bisognosi") e posto sull'arco mediano che guarda a via de' Neri, è di Chiarissimo Fancelli (secondo Filippo Baldinucci). La fontana marmorea all'angolo, per lo più segnalata dalla letteratura come opera dello stesso Fancelli, è in realtà ricordata nel Follini-Rastrelli come più tarda, "quasi moderna". Nonostante i suoi tratti tardomanieristi (si veda la fontana dello Sprone alla quale si ispira) risulta in effetti inaugurata nel 1764, per iniziativa del governo della Reggenza lorenese. L'ingegnoso scalpello dell'artista, ha connotato l'opera con un vivacissimo atteggiamento beffardo della grossa faccia deforme, dando alle fluenti linee che convergono verso la sottostante tazza di raccolta dell'acqua, una forma di barba fra l'immaginario fantastico e quello reale. Fu restaurata nell'estate del 2014, nell'ambito del progetto FLIC (Florence I Care) promosso dal Comune di Firenze.

Lapidi[modifica | modifica wikitesto]

Due lapidi nel loggiato ricordano la struttura più antica della loggia. La prima è con le insegne dei Capitani di Torre (che soprintendevano al mercato dei cereali), del giglio fiorentino e della croce del Popolo.

P PARTE DELLI SPETTABILI SIGRI O
TTO DI BALIA DELLA CITA DI FI
RENZE SI PROIBISCE CHE SOTO LA
LOGIA DELLA PIAZA DEL GRAИO
E ATORИO A DETA PA ИOИ SI POSA
FARE SPORCITIE DI SORTE ALCVИ
A A BRACIA X SOTO PEИA DI Δ X E T
RATI 2 DI FVИE ИEMEИO GIOCA
RE LA PALA ИE A QVASIVOGLIA
ALTRO GVOCO SOTO LE MED
ESIME PEИE COИTRAFCEИDO
Loggia del grano, lapide dei signori otto tra gli stemmi dei capitani di torre, del giglio fiorentino e della croce del popolo, 02.jpg

Traslitterando in italiano corrente: "Per parte degli spettabili Signori Otto di Balia della città di Firenze si proibisce che sotto la loggia della piazza del Grano né attorno a detta piazza si possa fare sporcizie di sorte alcuna a braccia dieci sotto pena di scudi dieci e due tratti di fune; nemmeno giocare alla palla o a qualsivoglia altro gioco sotto le medesime pene contraffacendo".

Poco distante si trova una lapide medesima, con pure lo stemma dei Capitani di Torre, tra della Parte Guelfa e dello staio colmo di grano.

P PARTE DELLI SPETTABILI SIGRI OT
DI BALIA DELLA CITTA DI FIRENZ
SI PROIBISCE CHE SOTTO LA LOGIA
DELLA PIAZA DEL GRANO NE ATORN
A DETA P· NO SI POSSA FARE SPORCI
ZE DI SORTE ALCVNA A BRACIA
X · SOTTO PENA DI · ΔDI · X E TRATI · 2 ·
DI FVNE NE MENO GOCARSI SOTT
LE MEDESIME PENE CONTRAFACEND
Loggia del grano, lapide dei signori otto tra gli stemmi dei capitani di torre, dello staio colmo di grano e della parte guelfa (aquila) 02.jpg

La traslitterazione è: "Per parte degli spettabili Signori Otto di Balia della città di Firenze, si proibisce che sotto la loggia della piazza del grano, né attorno a datte piazza, non si possa fare sporcizie di sorte alcuna a braccia dieci sotto pena di scudi dieci e dtratti due di fune; nemmeno giocarsi, sotto le medesime pene".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bargellini-Guarnieri, cit., p. 317.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzio Follini, Modesto Rastrelli, Firenze antica, e moderna illustrata, 8 voll., Firenze, Allegrini et alt., 1789-1802, VI, 1795, pp. 227–229;
  • Federico Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico artistico critica della città e contorni di Firenze, Firenze, Giuseppe e fratelli Ducci, 1842, pp. 157–158, n. 9;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, p. 138, n. 306;
  • Filippo Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, con nuove annotazioni e supplementi per cura di Ferdinando Ranalli, 5 voll., Firenze, V. Batelli e Compagni, 1845-1847, IV, 1846, p. 421;
  • Giuseppe Formigli, Guida per la città di Firenze e suoi contorni, nuova edizione corretta ed accresciuta, Firenze, Carini e Formigli, 1849, pp. 177–178;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, pp. 206–207;
  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, pp. 60–61;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 251;
  • L’illustratore fiorentino. Calendario storico per l’anno ..., a cura di Guido Carocci, Firenze, Tipografia Domenicana, (1909) 1908, p. 9;
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  • L’illustratore fiorentino. Calendario storico per l’anno ..., a cura di Guido Carocci, Firenze, Tipografia Domenicana, (1915) 1914, pp. 81–83;
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Italia Centrale, II, Firenze, Siena, Perugia, Assisi, Milano, Touring Club Italiano, 1922, p. 85;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, pp. 144–145, n. XIV;
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Firenze e dintorni, Milano, Touring Club Italiano, 1937, p. 170;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 339;
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  • Franco Borsi, Firenze: la cultura dell’utile, schede a cura di Paola Maresca, Firenze, Alinea Editrice, 1984, pp. 71–72;
  • Mariano Bianca, I mercati nella storia di Firenze. Dal Forum Romano al Centro Alimentare Polivalente, con la collaborazione di Francesca Di Marco, Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1995, pp. 114–118;
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