Little Foot

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Le quattro ossa del piede di Little Foot.

Little Foot ("piccolo piede") è il soprannome dato al reperto fossile Stw 573 appartenente ad un ominide ritrovato tra il 1994 e il 1998 nelle grotte di Sterkfontein in Sudafrica.

Ritrovamenti[modifica | modifica wikitesto]

I campioni originali di Little Foot furono rinvenuti nel 1994 dal paleoantropologo Ronald Clarke, mentre esaminava i frammenti fossili catalogati come Cercopithecoidea nel sito di Sterkfontein in Sud Africa. I frammenti provenivano dal Silberberg Grotto, una vasta caverna del sistema di grotte di Sterkfontein. Clarke riconobbe quattro ossa del piede sinistro (l' astragalo, il navicolare, il cuneiforme mediale e il primo metatarso) che erano indubbiamente di un hominine e molto probabilmente appartenevano allo stesso individuo. Furono descritti come appartenenti al genere Australopithecus e catalogati come Stw 573.[1]

Date le minuscole dimensioni delle ossa, furono soprannominate Little Foot , cioè "piccolo piede". Nel 1997 Clarke trovò poi in una busta separata altre ossa dello stesso individuo, tra cui il frammento di una tibia destra che era stata chiaramente staccata dal resto dell'osso. Due assistenti alla preparazione dei campioni, Stephen Motsumi e Nkwane Molefe, furono subito mandati al Silberberg Grotto per cercare i frammenti mancanti della tibia, che furono fortunatamente ritrovati in soli due giorni nella parte inferiore della grotta. I successivi lavori di scavo permisero di portare alla luce uno scheletro completo, una mascella completa di articolazione e altre ossa degli altri.

La notizia dei ritrovamenti fu data nel 1998.[2]

Ulteriori scavi permisero di ritrovare uno scheletro quasi completo, incluso l'avambraccio e l'articolazione della mano, parte delle pelvi, costole e vertebre, un omero completo e parte degli arti inferiori. Le escavazioni in corso promettono di fornire reperti ben più completi della famosa Lucy, l'Australopithecus afarensis rinvenuto nel sito di Hadar in Etiopia.

Secondo Clarke, Little Foot non appartiene alla specie dellAustralopithecus afarensis o dellAustralopithecus africanus, ma ad una specie ritrovata in precedenza nei siti di Makapansgat e Sterkfontein Member Four.[3]

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

La complessa geologia di Sterkfontein rende difficile una datazione accurata del Stw 573. Non ci sono tufi vulcanici che permettano la datazione radiometrica e le sequenze paleomagnetiche sono incomplete. Di conseguenza l'età di Stw 573 è piuttosto dibattuta nella letteratura scientifica, con stime che vanno dai quattro milioni di anni in base alla datazione radiometrica del 26Al e 10Be,[4] a 2,2 milioni di anni in base alla datazione del decadimento Uranio-Piombo.[5] Una cronologia basata sull'inversione geomagnetica fornisce un'età di 3,3 milioni di anni.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clarke, R.J. and P.V. Tobias (1995). Sterkfontein Member 2 foot bones of the oldest South African hominid. Science 269, 521–524.
  2. ^ Clarke, R.J. (1998). First ever discovery of a well-preserved skull and associated skeleton of an Australopithecus. South African Journal of Science, 94; 460–463.
  3. ^ Clarke, R.J., (2008) "Latest information on Sterkfontein's Australopithecus skeleton and a new look at Australopithecus"; South African Journal of Science, Vol 104, Issue 11 & 12, Nov / Dec, 2008, 443–449: http://www.sajs.co.za/. Vedi anche: "Who was Little Foot?" Copia archiviata, witness.co.za. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2014).[_id]=20908.
  4. ^ Partridge, T.C., Granger, D.E., Caffee, M.W. and Clarke, R.J. (2003) - « Lower Pliocene Hominid Remains from Sterkfontein », Science, Vol. 300, pp. pp. 607–612. (abstract)
  5. ^ Walker, J., Cliff, R.A. and Latham, A.G. (2006) - « U-Pb Isotopic Age of the StW 573 Hominid from Sterkfontein, South Africa », Science, Vol. 314, pp. pp. 1592–1594. (abstract)
  6. ^ Partridge, T.C., Shaw, J., Heslop, D. and Clarke, R.J. (1999) - « The new hominid skeleton from Sterkfontein, South Africa: age and preliminary assessment », Journal of Quaternary Science, 14, pp. 293–298.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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