Liliana Castagnola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Liliana Castagnola[1][2]

Liliana Castagnola[1][2], pseudonimo di Eugenia Castagnola[3] (Genova, 11 marzo 1895Napoli, 3 marzo 1930[4]), è stata un'attrice teatrale e ballerina italiana.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini liguri, era nata a San Martino, comune che da pochi anni era divenuto quartiere di Genova.[5] Dal fisico sinuoso e dalla bellezza sensuale, iniziò molto giovane una carriera di successo come chanteuse in tutta l'Europa. Era costante oggetto delle cronache mondane, che la ritraevano in compagnia di regnanti, ministri, e industriali.[6] Fu espulsa dalla Francia per aver indotto due marinai al duello. Dilapidò il patrimonio di un nobile veneto che fu per questo interdetto su richiesta dei familiari. Visse con un giovane e facoltoso industriale, ma quando i parenti di lui vollero porre fine alla relazione, egli si tolse la vita dopo averle sparato due colpi di pistola, uno dei quali la ferì al volto.[5] Una parte del proiettile, rimasto incapsulato nella volta cranica, le causava emicranie e dolori talvolta molto insopportabili, per i quali soleva usare tranquillanti e sonniferi. Per nascondere la cicatrice, adottò la pettinatura "a caschetto" che le copriva la fronte e le guance.[6]

La donna giunse a Napoli nel dicembre del 1929 scritturata dal Teatro Santa Lucia.[5] Incuriosita dal veder recitare l'artista napoletano Totò,[7] si presentò una sera a un suo spettacolo.

Totò, negli anni Trenta

Totò non si lasciò sfuggire l’occasione e iniziò a corteggiarla mandandole, alla pensione degli artisti dove lei abitava, mazzi di rose con un biglietto d’ammirazione, al quale lei rispose con una lettera d’invito a una sua esibizione. Furono questi gli inizi di un'intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore.[8] Sebbene fosse una donna fatale sia sul palcoscenico sia nella vita reale, Castagnola aveva per l'artista napoletano un sentimento sincero e passionale.

Dopo il primo periodo iniziarono però i problemi legati alla gelosia: Totò non sopportava l’idea che Liliana, durante le sue tournée, fosse corteggiata dagli ammiratori, e ciò lo indusse a pensare a eventuali tradimenti, che diedero origine a continui litigi. Entrambi furono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna aveva per il De Curtis un sentimento sincero e passionale, per il quale era disposta a buttarsi alle spalle una vita girovaga e senza freni, spaventata dal tempo che passava e desiderosa di una relazione stabile.[5]

Liliana, pur di restare accanto al suo uomo, propose di farsi scritturare al Teatro Nuovo di Napoli, ma Totò, sentendosi oppresso, fu più volte sull'orlo di lasciarla, fino a quando decise di accettare un contratto con la compagnia della sciantosa Cabiria che lo avrebbe portato a lavorare a Padova.[9] Nonostante le suppliche di Liliana, Totò non rinunciò, e la donna entrò quindi in un profondo stato di depressione. Proprio il tormentato amore portò la giovane attrice al suicidio, realizzato tramite avvelenamento con veronal, mentre alloggiava alla "Pensione degli Artisti", all'età di 34 anni.[10] Il fatto venne inizialmente nascosto dalle cronache, che parlarono di un errore nel dosaggio dei sonniferi.[6] Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo dalla cameriera, con al suo fianco una lettera d'addio per Totò:

Liliana Castagnola in abito di scena, fu una delle foto che provocarono la gelosia di Totò[11]
« Antonio,

potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l'ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano... Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l'ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?... Addio. Lilia tua »

(La lettera[10][1][12])

Totò De Curtis ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto: il peso della responsabilità, il non aver capito l'intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità»[5], lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli nella tomba sopra la sua e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l'uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece con la figlia Liliana De Curtis.[5][13]

L'attore volle conservare negli anni un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo senza vita di Liliana, con il quale verosimilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte. Quel fazzoletto fu bruciato dall'ultima moglie di Totò, Franca Faldini, dopo il decesso dell'attore nel 1967[13].

Le lettere[modifica | modifica wikitesto]

La prima volta che Totò vede Liliana.[14]

« il 12 dicembre 1929 Liliana Castagnola andò a vedere lo spettacolo di Totò, Il principe notò la sua presenza e il mattino dopo le mandò un fascio di fiori accompagnato da un biglietto: "È col profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia ammirazione" »

Le lettere di Liliana Castagnola a Totò.

« Antonio, dopo mezz'ora da quando te ne sei andato, mi hanno chiesta al telefono e mi hanno detto cosi': "Voi credete che Totò si sia recato a casa sua? Vi illudete!" ed hanno troncato la comunicazione, senza che io abbia avuto il tempo di chiedere altre informazioni. Che debbo fare? Come vivere cosí? Perché dici che mi ami, quando invece non mi sei che nemico? Io ti voglio bene Antonio e non sai come il cuore e la mia mente soffrano. Debbo credere alla telefonata? Vivo in orgasmo. Lilia »
« Lavoriamo insieme. Tu sarai il mio maestro e direttore del nostro lavoro. A te il "montare il numero". A te il diritto di vedetta. Io non ti lascerò mai, perché ti voglio bene, perché tu sei un uomo di ardimento, pieno di entusiasmo per il bello e per il lavoro. Io mi sento come te, sarò la tua compagna e la tua artista devota e ti sarò grata del bene che mi farai. Puoi darmi una risposta? Puoi darmi qualche speranza? Puoi incominciare a darmi la felicità? Questi due mesi sarò vicina a te per studiare, per eseguire i tuoi ordini e per aiutarti a "montare" il numero. A poi Ti amo Lilia[15] »

Totò dopo la sua morte le dedica la poesia.[16]

« È morta, se n’è ghiuta ‘n paraviso!

Pecchè nun porto ‘o llutto? Nun è cosa rispongo ‘a gente e faccio ‘o pizzo a riso ma dinto ‘o core è tutto n’ata cosa! »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Liliana Castagnola e Antonio De Curtis in arte Totò [1]
  2. ^ Liliana castagnola - WikiDeep - Documenti [2]
  3. ^ Liliana Castagnola [3]
  4. ^ La morte di una "stella" del varietà Archiviolastampa.it
  5. ^ a b c d e f Enciclopedia delle Donne, Liliana (Eugenia) Castagnola
  6. ^ a b c www.antoniodecurtis.com/liliana.htm
  7. ^ Le soddisfazioni professionali dell'attore non andavano di pari passo con quelle sentimentali. Nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, si sentiva inappagato. Fino a quando non irruppe nella sua vita Liliana Castagnola, che Totò notò su alcune sue fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone colpito.
  8. ^ Totò biografia - La formazione del comico, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  9. ^ Orio Caldiron,Totò, 2001, Gremese Editore, ISBN 9788877424136
  10. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 78-111
  11. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 14 (galleria fotografica - Infanzia e giovinezza di Totò).
  12. ^ Liliana castagnola - WikiDeep - Documenti [4]
  13. ^ a b Ennio Bispuri, Vita di Totò, Gremese Editore, Roma, 2000, pag. 265
  14. ^ Liliana Castagnola (1885/1930)[5]
  15. ^ Alcune lettere che Liliana scrisse al suo Antonio [6]
  16. ^ Totò, Balcune e llogge , ‘A Livella, Napoli, Fausto Fiorentino Editore 1968

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]