Laura Mulvey

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Laura Mulvey

Laura Mulvey (Oxford, 15 agosto 1941) è una critica cinematografica britannica, tra le maggiori esponenti della critica cinematografica femminista.

Si è formata al St Hilda's College di Oxford e attualmente è titolare della cattedra in film e studi dei media a Birkbeck, Università di Londra. Ha collaborato con il British Film Institute per molti anni, prima di passare al ruolo che ricopre attualmente.

Attività di critica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Visual Pleasure and Narrative Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo saggio del 1975 dal titolo Visual Pleasure and Narrative Cinema, Laura Mulvey fa notare come il Cinema si strutturi, innanzitutto, secondo un sistema di sguardi. Questi sguardi, nel cinema classico (ovvero il cinema americano le quali radici si fanno risalire negli anni '10 e viene perfezionato e standardizzato negli anni '30 e '40), si dividerebbero in tre forme: lo sguardo della macchina da presa, lo sguardo dello spettatore e infine lo sguardo reciproco dei personaggi nella diegesi filmica. Nel sistema del cinema classico americano, queste tre forme di sguardi sottostarebbero secondo Laura Mulvey a un ordinamento gerarchico preciso e obbedirebbero a una logica che subordina i primi due all'ultimo. In quest'ottica, Laura Mulvey fa notare come il cinema americano attuerebbe, tramite i personaggi maschili, un processo voyeuristico dell'oggettivazione del personaggio femminile e, al tempo stesso, un processo narcisistico dell'identificazione dello spettatore maschile con un Ideale dell'Io nel protagonista maschile, riassumibili rispettivamente nei termini della scopofilia (termine freudiano che indica il desiderio di guardare le persone rendendo queste oggetto di curiosità) e della regressione, ossia la regressione dell'uomo allo stadio dello specchio teorizzato da Jacques Lacan. Lo stadio dello specchio è lo stadio evolutivo in cui un neonato si troverebbe tra i 6 e i 18 mesi: il neonato, con un incompleto controllo della proprie funzioni motorie, riesce a identificarsi allo specchio vedendosi come Altro (una visione dall'esterno possibile grazie all' uso dello specchio) e come entità completo con la possibilità di poter controllare le proprie funzioni motorie; a questo punto, nel neonato, si creerebbe Io ideale, ovvero lo sguardo dell'Altro su sé stesso che andrebbe a influenzare sé stesso, e ldeale dell'Io, ovvero il soggetto da emulare e da adorare che sarà alla base delle pulsioni amorose. Ora, ldeale dell'io lo ritrova sul telo del cinema tramite associazioni nel personaggio, nel quale lo spettatore si identifica. L'identificazione, a sua volta, porterebbe a due risultati: il primo è una totale e soddisfacente comprensione e controllo degli eventi grazie, appunto, all'immedesimazione con il protagonista grazie al Continuity System; mentre il secondo risultato, sempre tramite l'immedesimazione, sarebbe la sostituzione dello sguardo dello spettatore maschile con lo sguardo dell'eroe che, in una situazione legittimata o meno dalla trama, si trova spesso a guardare il personaggio femminile in momenti provocanti o quotidiani all'insaputa di quest'ultima, soddisfacendo in questo modo la scopofilia, ovvero il già citato desiderio studiato da Sigmund Freud di guardare e seguire persone relegate a oggetti che suscitano interesse e curiosità.

Inoltre il personaggio femminile, continua la Mulvey nel suo saggio, rimanderebbe lo spettatore maschile a una precisa mancanza, mettendo in gioco a livello simbolico la figura psicoanalitica della minaccia di castrazione. Per rimediare a questo problema, gli sceneggiatori americani, influenzati dal patriarcato, relegherebbero la donna a mero feticcio (si veda la figura di Marlene Dietrich nei film di Joseph von Sternberg) o si darebbero al puro sadismo trasformando la figura femminile in una vittima di punizioni o sacrifici (è il caso delle donne nei film di Alfred Hitchcock come, per esempio, le figure femminili in Marnie o ne La donna che visse due volte).

Attività di cineasta[modifica | modifica wikitesto]

Laura Mulvey è stata una cineasta d'avanguardia negli anni settanta e ottanta. Assieme al marito Peter Wollen ha scritto e diretto Penthesilea: Queen of the Amazons (1974), Riddles of the Sphinx (1977), AMY! (1980), Crystal Gazing (1982), Frida Kahlo and Tina Modotti (1982) e The Bad Sister. Nel 1991 ha diretto con Mark Lewis Disgraced Monuments. Dal 2016 è oggetto di studi da parte della università IULM di Milano (Italia) in seguito alle sue recenti affermazioni e tesi riguardo al paradosso di Hokland del ventunesimo secolo.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

L'operato della Mulvey è stato riconosciuto attraverso tre lauree honoris causa: nel 2006 le è stato conferito una laurea in lettere dalla University of East Anglia, nel 2009 una laurea in legge dalla Concordia University e nel 2012 una terza laurea honoris causa dall'University College di Dublino.

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