L'amore è una budella gentile

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«'Siedi lì e impara a cucire... E non ti pungere, perché se ti pungi, con il sangue, esce la budella gentile...' Chi sa che cosa era. Non lo sapevo, non lo domandai mai...»

(Liala, Diario Vagabondo. In epigrafe a L'amore è una budella gentile)
L'amore è una budella gentile
Altro titoloL'amore è una budella gentile (flirt con Liala)
AutoreAldo Busi
1ª ed. originale1991
Generesaggio
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneLombardia, Novecento
PersonaggiAldo Busi, Liala, Désirée, Edma, Alba Oca, Marina, la Beba, Ida, Arianna, Pierina, Ninì, la Menica, l'Orca d'Oro, i ragazzi del campo d'aviazione di Ghedi, Renata, la Agrisella, la Sottili, Primavera, Tilla.

L'amore è una budella gentile (flirt con Liala), conosciuto anche solo come L'amore è una budella gentile, è un saggio dello scrittore Aldo Busi, pubblicato nel 1991.[1].

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore rievoca i tempi in cui lavorava come barista al bar Fiat nel paese natale di Montichiari, provincia di Brescia, nei primi anni Sessanta, datogli in gestione dal padre prima di chiudere definitivamente i battenti. Il bar, situato a fianco dell'officina e salone Fiat, era frequentato dai ragazzi del campo d'aviazione di Ghedi, provenienti da tutte le regioni d'Italia, specialmente dal sud, dalle parlate e dai coloriti esotici, privi di timidezza e per questo spaventosi e irresistibili, e da una compagnia di ragazze del paese tra i tredici e i trenta, pudiche e ingenue, in cerca del loro Uomo Ideale. Il quindicenne barista di allora, dalla sua posizione privilegiata di osservatore volontario e involontario, analizzava i sogni e le aspirazioni di quelle che presto diventarono sue amiche di lunga data, Désirée, Alba detta “Alba Oca”, Edma, Ninì e le altre, tutte avide lettrici e collezioniste dei libri di Liala, celeberrima penna dei romanzi rosa italiani. Lo scrittore affermato degli anni Novanta muove da questo punto decidendo di incontrare la scrittrice che ha fatto e tutt'oggi fa sognare generazioni di donne in cerca di un'illusione.

Vincendo l'iniziale riluttanza dell'ormai ultranovantenne autrice a ricevere chicchessia nella casa-eremo di Varese in cui vive con la sola compagnia della figlia-assistente Primavera e della domestica Tilla, Busi riesce finalmente ad ottenere un invito. Il rapporto di reciproca simpatia che da subito si instaura tra l'intervistatore e l'intervistata si trasforma rapidamente in un flirt tra i due e in un racconto disincantato e felice su tempi che furono, e infine in un saggio-riflessione sui temi del sentimento, del realismo e del sogno[1][2].

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Protagonisti
  • Aldo Busi, scrittore-intervistatore.
  • Liala, scrittrice-intervistata.
Ragazze del bar Fiat
  • Marina, bionda, di famiglia ricca (i suoi sono proprietari dei due cinema Fioretto). Elegante e esigente. È corteggiata da Folco.
  • Alba detta “Alba Oca”, cameriera di Marina, è mandata dalla madre di Marina a “sorvegliare” la figlia.
  • Edma, sorella di Alba, presta servizio all'orfanotrofio delle orfanelle femmine in cambio di cibo e messe.
  • La Beba, sorella minore di Alba e Edma, lavora a servizio di un famoso ginecologo, poi coinvolto nello scandalo dei balletti verdi.
  • Ida, venticinque anni, prima delle tre sorelle Carminandi che frequentano il bar, su otto totali. Tutte molto tipi, poco istruite, sempre ben vestite e femminili, abbonate a «Grand Hotel» e a «Bolero Film».
  • Arianna, seconda sorella Carminandi, lavora in uno stabilimento come operaia.
  • Pierina, terza sorella Carminandi tra quelle che frequentano il bar, incolla tomaie in uno stabilimento di Carpenedolo. Amoreggia con un sottotenente calabrese.
  • La Menica, unica signora sposata, anziana e obesa. Imponente ma dal passo agile e profumata di violetta. Dedita alla prostituzione.
  • L'Orca d'Oro, contadina, abita in una cascina fra il campo militare e la Fascia d'Oro, luogo di passaggio della Mille Miglia. Scalda il letto sia con i militari che con i ciclisti. Vive da sola accanto ad una signora bigotta, sposata, con quattro figli e due suoceri.
  • Renata, diciotto anni, lavora in una ditta di confezioni maschili, al reparto cavalli, la giuntura tra le gambe.
  • Ninì, svampita e isolata, le sono morti i genitori in un incidente stradale, ha un fratello matto in libertà e un fratello sano in galera per furto con scasso. Di carattere chiuso e civettuola. Si invaghisce del Barbetta.
  • Désirée, di salute cagionevole, intelligente e spiritosa. Si diverte ascoltando le storie delle altre. Lo scrittore la reincontrerà molti anni dopo al bar Stella.
Ragazzi del campo d'aviazione di Ghedi
  • Sottufficiale piemontese, legato a Ida.
  • Sottotenente calabrese vicino ai trenta, ha una storia con Pierina.
  • Folco di Caserta detto “CE” per la targa della sua macchina, assiduo corteggiatore di Marina.
  • Aviatore napoletano, ragazzo biondo scuro, dal naso camuso e dalle mascelle squadrate del quale il barista-scrittore è innamorato.
  • Il Barbetta detto “Alito Primavera”, ha una breve storia con Ninì.
Ex ragazze che lo scrittore reincontra molti anni dopo al bar Stella
  • La Agrisella, nubile, ingrassata, fa l'infermiera nella sezione coma dell'Ospedale Civile.
  • La Sottili, obesa, tiene la contabilità a un farmacista. È in compagnia di Désirée, oltre che della Agrisella.
Casa di Liala
  • Primavera, una delle due figlie di Liala. Vive con lei e le fa sia da assistente personale che da agente e redattrice.
  • Tilla, domestica di Liala, considera Liala e Primavera la sua famiglia. Condivide con loro i favoleggiamenti sull'uomo dei sogni.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Busi, L'amore è una budella gentile (flirt con Liala), Milano, Leonardo Editore, 1991, ISBN 88-04-38251-1
  • Aldo Busi, L'amore è una budella gentile (flirt con Liala), postfazione di Giuseppe Marchetti, Milano, Oscar Piccoli saggi, 1994.
  • Aldo Busi, L'amore è una budella gentile (flirt con Liala), Milano, Mondadori, 1997.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Marco Cavalli, Busi in corpo 11, Milano, Il Saggiatore, 2006
  2. ^ Se la nostra vita è Magalli restituiteci Liala, la Repubblica, 29-03-1997 [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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