Iodimetria

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La iodimetria è una titolazione redox che usa come titolante lo iodio. Non deve essere confusa con la iodometria.

L'I2 in soluzione acquosa non è un ossidante molto energico in quanto ha un = +0,62 V.

Dato che lo iodio ha una solubilità molto bassa lo si complessa con lo ioduro con formazione del triioduro (I3) che è idrosolubile, si ha così una soluzione dal caratteristico colore bruno.

Per esempio la tecnica può essere utilizzata per titolare l'acido solfidrico:

H2S + I2 → S + 2I- + H2O

La determinazione del punto finale può avvenire con l'utilizzo della salda d'amido o per via amperometrica.

Le titolazioni vengono svolte in ambiente neutro o debolmente alcalino, si deve però fare attenzione affinché il pH non sia troppo alto per evitare la dismutazione dello iodio:

I2 + 2OH- → IO- + I- + H2O

Mentre un pH eccessivamente acido può idrolizzare o decomporre la salda d'amido, riduce il potere riducente degli analiti e catalizza l'ossidazione dello ioduro con l'ossigeno disciolto nella soluzione:

4I- + O2 + 4H+ → 2I2 + 2H2O

Le soluzioni di I3 vengono standardizzate per titolazione con lo standard primario ossido arsenioso. L'As2O3 viene sciolto in NaOH, poi la soluzione viene neutralizzata e portata a volume.

Alcune sostanze che vengono determinate per iodimetria sono: acido solfidrico, solfiti, stagno (II), arsenico (III) e idrazina.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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