Il ponte di San Luis Rey (romanzo)

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Il ponte di San Luis Rey
Titolo originale The Bridge of San Luis Rey
Autore Thornton Wilder
1ª ed. originale 1927
1ª ed. italiana 1929
Genere romanzo
Lingua originale inglese
Ambientazione mezzogiorno del venerdì 20 luglio, 1714 a Lima in Perù
Personaggi Fra Ginepro, la marchesa di Montemayor, Pepita, Esteban,

Il ponte di San Luis Rey (The Bridge of San Luis Rey) è il secondo romanzo dello scrittore e drammaturgo statunitense Thornton Wilder, pubblicato nel 1927. Vinse il premio Pulitzer l'anno dopo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1714 il ponte di San Luis Rey, che per oltre un secolo è stato la più importante via di collegamento per gli abitanti di Lima e Cuzco, in Perù, crolla improvvisamente, causando la morte di cinque persone. Fra Ginepro, un frate che si accingeva ad attraversarlo, assiste all'accaduto e, sconvolto dalla tragedia, inizia a porsi delle domande di carattere religioso e morale: chi erano quei cinque e perché si trovarono proprio lì? Cercando di risalire alle cause del crollo del ponte, la curiosità lo porta a ricostruire le vite dei cinque deceduti nel tragico evento: avevano qualcosa in comune? Nasce un problema morale su cui si pronuncia anche la Chiesa e che chiama in causa la Provvidenza: si è trattato di una tragedia o di una punizione divina, che ha fatto incrociare i destini dei cinque nel medesimo luogo alla medesima ora? Il Signore punisce così i malvagi oppure in tal modo chiama a sé gli innocenti? I quesiti, posti sull'eterna condizione umana e sulla morte, sulla misteriosa complicità di caso e destino, rimarranno inevasi.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Liberamente ispirandosi al romanzo di Wilder, Indro Montanelli pubblicò nel 1945 in Svizzera il libro Drei Kreuze, poi tradotto in italiano col titolo Qui non riposano, nel quale racconta in prima persona le sorti di tre italiani trovati misteriosamente assassinati in Val d'Ossola. La storia inizia il 17 settembre 1944 quando un prete seppellisce tre corpi anonimi con altrettante croci prive di nome. Utilizzando una struttura narrativa epigrafica, la risposta al quesito su chi li abbia uccisi (i partigiani o i fascisti?) viene data grazie a un parroco, in procinto di esser deportato deportato in Germania, che consegna all'autore dei fogli manoscritti.

Montanelli consigliava agli aspiranti giornalisti di leggere Il ponte di San Luis Rey, da lui descritto come «alta tecnica narrativa, valevole per tutti gli scrittori, compresi i romanzieri»: «uno dei pochi veri capolavori di questo secolo, per ricostruire le varie vicende umane che avevano condotto tutti quei viaggiatori, sconosciuti l'uno all'altro, a trovarsi su quel ponte al momento della catastrofe»[1].

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Il ponte di San Luis Rey, trad. Lauro de Bosis, Milano, Modernissima, 1929. poi pubblicato da Corbaccio-Dall'Oglio, Mondadori;
  • Il ponte di San Luis Rey, trad. M. Bartocci, postfazione di Tappan Wilder, Collana Biblioteca, Roma, Elliot, 2013, ISBN 978-88-61-92331-7.

Versioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indro Montanelli, «La stanza di Montanelli. Cronaca avvincente della tragedia di Sarno», 20 gennaio 1999, «Il Corriere della Sera»
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