Ideale dell'ostrica
L'ideale dell'ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alle fasce più deboli della società è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche per sopravvivere; distaccarsi da tali princìpi significherebbe lasciarsi travolgere dalla “marea” o “corrente” - la cosiddetta fiumana del progresso, alquanto ambita perché associata con il benessere ed il benestare - e subire una conseguente sconfitta, causata da un "pesce vorace" (cioè il mondo e la società moderna) che “divora” chiunque si disancori dallo “scoglio” (delle tradizioni, princìpi e costumi della propria terra) e si lasci trasportare dalla marea in cerca di fortuna. In poche parole, la sconfitta di chi decide consapevolmente di “staccarsi dal proprio scoglio”, cioè dai propri valori tradizionali, prediligendo invece l’omologazione alla società moderna nella ricerca di una migliore condizione di vita (in ambito sociale, lavorativo, ma soprattutto economico, etc…) consiste nella scelta di rinunciare alla propria vita attuale per perseguire la così denominata “vaga bramosia dell’ignoto”, ricercando una ipotetica condizione di vita favorevole in un’indagine che tuttavia risulta essere vana ed illusoria, visto che se ne esce totalmente vinti in ogni ambito ed incapaci di tornare alla propria condotta di vita originaria.
Il concetto secondo Verga
[modifica | modifica wikitesto]Intorno all'ideale dell'ostrica è costruito il romanzo di Verga I Malavoglia, ma già nella novella Fantasticheria, scritta prima del 1878, lo scrittore si dilunga a parlare della povera gente, anticipando i personaggi del suo primo romanzo verista, e chiarisce la filosofia, o necessità di vita, dei pescatori di Aci Trezza.
La novella è in forma di lettera ad una dama dell'alta società, che fermatasi per due giorni nel paesino di pescatori, affascinata da quel mondo pittoresco, rude e semplice, subito annoiata fugge.
Ecco l'incipit:
In questa novella Verga parla dell'ideale dell'ostrica che sostiene la povera gente. Nel concetto dell'autore, finché i contadini, i braccianti, i pescatori vivono protetti dall'ambiente che li ha visti nascere e crescere, finché credono e rispettano i valori in cui hanno creduto e che hanno rispettato i loro padri, allora, anche se poveri, sono al sicuro. Il problema nasce quando cominciano a provare il desiderio del cambiamento, il desiderio di migliorare, di progredire. Come l'ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov'è nata, così l'uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere smànie di miglioramento.
Così, lo scrittore continua a parlare, dolcemente, con la dama in questa novella:
Anche nella prefazione a I Malavoglia Verga afferma chiaramente questo concetto chiarendo, inoltre, che ritornerà a parlare della gente del bel mondo e dei salotti perché la sua ideologia non privilegia una classe sociale piuttosto che un'altra.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Fantasticheria, p. 129.
- ↑ Fantasticheria, p. 136.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Mario Rapisardi. La morale dell'arte (1884), con critica al naturalismo o realismo o verismo dell'arte.
- Carla Riccardi (a cura di), Fantasticheria, in Giovanni Verga. Tutte le novelle, Milano, Mondadori, 1979.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Antelitteram, approfondimento, su antelitteram.com.