Rosso Malpelo

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Rosso Malpelo
Interguglielmi, Eugenio (1850-1911) - Sicilia - Carusi all’imbocco di un pozzo della zolfara, 1899.jpg
Foto ritraente un gruppo di giovanissimi minatori di una cava della Sicilia (1899)
AutoreGiovanni Verga
1ª ed. originale1878
Generenovella
Lingua originale italiano
Ambientazioneuna cava di rena rossa tra Monserrato e la Carvana, quartieri nord di Catania oggi appartenenti alla sua terza municipalità
ProtagonistiRosso Malpelo, ragazzino minatore

Rosso Malpelo è una novella di Giovanni Verga, che comparve per la prima volta su Il Fanfulla nel 1878 e che venne in seguito raccolta e pubblicata nel 1880 insieme ad altre novelle uscite nel 1879-1880 in Vita dei campi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La novella narra di un ragazzo che lavora in una cava di rena rossa. Inasprito da pregiudizi che la mentalità popolare attribuisce a chi ha i capelli rossi, non trova affetto nemmeno dalla madre che non si fida di lui e lo sospetta di rubare soldi dallo stipendio che porta alla famiglia. Lavora con il padre, Mastro Misciu (al quale è stato dato il soprannome di "Misciu Bestia") che è l'unico a dimostrargli affetto. Spinto dal disperato bisogno di soldi, Mastro Misciu accetta la pericolosa richiesta del padrone di lavorare all'abbattimento di un pilastro, rifiutato dagli altri lavoratori. Una sera, mentre sta scavando, quel pilastro gli cade addosso. Il figlio, nella disperazione, chiede aiuto e si affanna a scavare con le mani nude, ma Mastro Misciu resta sepolto sotto la montagna di rena .

Malpelo diventa sempre più scorbutico. Alla cava viene a lavorare un ragazzino soprannominato "Ranocchio" per il suo modo claudicante di camminare. Viene adottato da Malpelo che da un lato lo protegge e dall'altro lo tormenta nell'intento di insegnargli a vivere in quel mondo così duro e crudele. Quando viene ritrovato il cadavere di Mastro Misciu, Malpelo custodisce come tesori gli oggetti appartenuti al padre. Poco dopo Ranocchio, ammalato di tubercolosi e stremato dalla fatica, muore. Malpelo, ormai solo (la madre si è rimaritata, la sorella è andata a vivere in un altro quartiere) assume il compito rischioso di esplorare una galleria abbandonata. Preso del pane, del vino, gli attrezzi e i vestiti di suo padre, si addentra in cunicolo e non ne uscirà mai più. I lavoratori della cava ancora temono di vederselo spuntare da un momento all'altro con i suoi "occhiacci grigi e i capelli rossi".

Significati[modifica | modifica wikitesto]

Rosso Malpelo descrive la realtà di povertà e sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo, realtà che Verga conosceva ma che emergeva altresì dalle inchieste del Regno d'Italia da poco formatosi (1861).[1] Principalmente l'opera è un ritratto di un adolescente condannato dai pregiudizi popolari all'emarginazione, a causa del colore rosso dei capelli spesso attribuito al male, e ad una tragica fine, similmente a quella del padre, oltre ad un duro lavoro nelle cave di rena siciliane.

Nonostante il principio dell'impersonalità, che caratterizza gli scrittori veristi, Verga lascia trasparire la pietà che prova per Malpelo, un "vinto" che non ha alcuna possibilità di sottrarsi al suo destino. Fa capire che i ragazzi come lui reagiscono al male che viene loro fatto infliggendo altrettanta sofferenza e cercando di reprimere i sentimenti di compassione pur di sopravvivere (emblematici sono i comportamenti rudi del protagonista nei confronti di Ranocchio e dell'asino).

Tecnica narrativa[modifica | modifica wikitesto]

In "Rosso Malpelo" Verga sperimenta tecniche che userà poi largamente nel romanzo "I Malavoglia" (i concetti sono tratti dall'analisi del critico letterario Romano Luperini)[2]:

  • "artificio dello straniamento": un fenomeno è presentato da un'ottica inedita, e dunque è mostrato come strano, imprevedibile, bizzarro
  • "artificio della regressione": l'autore regredisce, non racconta con la propria "voce" ma racconta con la "voce" del popolo.
  • il punto di vista dell'autore (pur represso e volutamente taciuto) emerge comunque dalla regia del racconto

e non coincide con quello della "voce narrante"

  • struttura antifrastica del racconto: si sostiene una tesi ma si fa intuire che è possibile pure l'esatto opposto.

(Ad esempio: chi è cattivo? Rosso Malpelo o la comunità che lo perseguita e lo giudica?)

Linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

  • il linguaggio abbonda di espressioni e modi di dire popolari, di proverbi, ad esempio "russu è malu pilu"
  • metafore e similitudini tratte dal mondo popolare
  • la costruzione della frase e del periodo imita il parlato: sintassi paratattica, uso del "che", anacoluti.

Redazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1878: la novella è scritta nei primi mesi e pubblicata all'inizio di agosto sul «Fanfulla della domenica»,
  • 1880: la novella è ristampata senza modifiche sostanziali nella raccolta "Vita dei campi", come terzo testo dopo Fantasticheria e Jeli il pastore;
  • 1897: ultima e definitiva versione, con profonde modifiche attuate, in "Vita dei campi" nella edizione Treves 1897, illustrata dal pittore Ferraguti. [3]
  • 1897, redazione definitiva in una nuova edizione di "Vita dei campi" illustrata

Edizioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Inchiesta La Sicilia nel 1876 di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino
  2. ^ Luperini-Cataldi-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione, Vol.3 ,Dal naturalismo al Postmoderno, Tomo I, Naturalismo e Simbolismo (1861-1903), Palumbo Editore, Palermo 1998, pp.196-208.
  3. ^ Romano Luperini, Saggio su Rosso Malpelo, http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/interpretazione-e-noi/593-rosso-malpelo.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Romano Luperini, Verga e le strutture narrative del realismo. Saggio su "Rosso Malpelo", Liviana, Padova 1976.
  • Romano Luperini, "Rosso Malpelo" trent’anni dopo: lettura storico-ideologica e confronto con "Ciàula scopre la luna", in Verga moderno, Laterza, Roma-Bari 2005.
  • G. Baldi, L’artificio della regressione. Tecnica narrativa e ideologia nel Verga verista, Napoli, Liguori, 1980.
  • Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria, Dal testo alla storia, dalla storia al testo, Vol. E, Dalla Scapigliatura al Verismo, Paravia, Torino 1994, pp. 206-214.
  • Cesare Segre-Clelia Martignoni, Testi nella storia, vol.3, L'Ottocento, Bruno Mondadori, Milano 1992, pp. 1274-1286.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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