Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

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Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
Autore Eugenio Montale
1ª ed. originale 1967
Genere poesia
Lingua originale italiano

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale è la poesia n. 5 di Xenia II di Eugenio Montale, poi all'interno della raccolta Satura. È una delle più note liriche scritte in memoria della moglie Drusilla Tanzi, ed è stata composta nel novembre del 1967.

Testo e parafrasi[modifica | modifica wikitesto]

Testo Parafrasi

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Ho disceso, con l'aiuto del tuo braccio, almeno un milione di scale
ed ora che sei morta ogni gradino è un precipizio.
Tuttavia, il nostro lungo viaggio insieme è stato breve.
La mia vita, invece, continua ancora, e non mi servon più
le coincidenze dei treni, le prenotazioni degli alberghi,
gli incidenti e le delusioni di chi è convinto
che la realtà sia solo quella dei fatti concreti.

Ho sceso milioni di scale con l'aiuto del tuo braccio
ma non perché con quattro occhi si vede meglio.
Le ho scese con te perché sapevo che tra di noi
gli occhi più penetranti, sebbene tanto offuscati,
erano i tuoi.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La poesia consta di due strofe, una di sette versi e l’altra di cinque, per un totale di dodici. Il verso è libero e piano.

Montale dedica questa poesia alla defunta moglie, Drusilla Tanzi, soprannominata «Mosca» a causa della sua miopia piuttosto accentuata che la costringeva a indossare lenti molto spesse. In un affettuoso e nostalgico colloquio con Drusilla, qui Montale ricorda la vita trascorsa insieme a lei dal punto di vista di «chi resta», per usare le sue stesse parole usate ne La casa dei doganieri.

L'attacco del poema è affidato ad una pregnante iperbole, almeno un milione di scale, che intende sottolineare da una parte l'abitudinarietà del gesto di scendere le scale insieme, e dall'altro il ricordo nostalgico della vita coniugale. La vita del poeta sta continuando, malgrado la sensazione di vuoto e solitudine; grazie al lutto, tuttavia, Montale ha finalmente compreso la futilità delle incombenze e delle urgenze della vita quotidiana, alle quali non attribuisce più importanza, a differenza di tutti coloro che credono che la realtà sia solamente quella visibile.[1]

Al contrario, Drusilla era ben consapevole che la realtà non è "quella che si vede", ma un mistero che va oltre le apparenze, paradossalmente proprio grazie alla sua miopia: «sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue» (vv. 9-11). Sono questi versi a rivelare il vero ruolo di Mosca che, pur essendo quasi cieca, era ugualmente guida del poeta nella sua esistenza: se Montale aiutava la moglie a scendere le scale, Drusilla aiutò il marito a scorgere il senso profondo delle cose, rendendolo al di sopra delle trappole e degli scorni di chi ne è invece superficialmente e tristemente inconsapevole.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Cane, Montale, "Ho sceso dandoti il braccio": parafrasi e commento, OilProject. URL consultato il 10 agosto 2016.
  2. ^ Paolo Ambrosi, Passaggi: dialoghi con il buio, Mimesis Edizioni, 2006, p. 27.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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