Grata di Bergamo

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Santa Grata di Bergamo
Santa Grata e sant'Alessandro, Ponziano Loverini
Santa Grata e sant'Alessandro,
Ponziano Loverini

Martire

Nascita III secolo
Morte 1º maggio
Venerata da Chiesa cattolica
Ricorrenza 12 maggio
Attributi raffigurata come pia donna che raccoglie la testa di Sant'Alessandro appena decollato
Patrona di Grassobbio

Grata (... – 307) è stata una matrona cristiana vissuta probabilmente tra III e IV secolo a Bergamo ed è venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Giovanni da Campione
protiro Basilica di Santa Maria Maggiore

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una prima tradizione sarebbe vissuta tra il IV e il VI secolo. Sua sorella sarebbe stata Asteria, vergine e martire, festeggiata il 10 agosto[1]. La santa, alcuni giorni dopo l'esecuzione di sant'Alessandro, ne avrebbe trovato le spoglie, intorno alle quali, in corrispondenza di alcune gocce di sangue, sarebbero spuntati dei gigli, lo avrebbe raccolto e fatto seppellire in un orto fuori della città; successivamente la santa ne avrebbe continuato l'apostolato[2].

Un'altra versione pone la sua esistenza tra l'VIII e il IX secolo, e la dice figlia di un tale Lupo[3], duca longobardo di Bergamo, vinto da Carlo Magno e convertito alla fede cattolica. Probabilmente le tradizioni si riferiscono a due sante distinte[4].

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la prima tradizione la santa avrebbe edificato tre chiese bergamasche in onore di Sant'Alessandro: Sant'Alessandro in Colonna, Sant'Alessandro della Croce e un'altra sulla tomba del santo (la basilica e antica cattedrale di Sant'Alessandro, poi demolita nel 1561 durante la costruzione delle mura venete)[5].

Secondo la seconda tradizione, la santa, aiutata della sua potente famiglia e da altri nobili bergamaschi, avrebbe edificato una chiesa su ognuno dei tre colli della città: Sant'Eufemia, San Giovanni e Santo Stefano (poi chiesa del Santo Salvatore). Dopo aver convertito i propri genitori e il proprio marito, rimase vedova[6] e si diede alla cura dei malati e dei bisognosi, nell'ospedale da lei fondato[7].

Portale del convento di s. Grata, Madonna col bambino, s. Alessandro e s. Grata con la testa di s. Alessandro, XVI secolo

Trasferimento spoglie[modifica | modifica wikitesto]

Per alcuni secoli il corpo di Santa Grata rimase sepolto fuori le mura, in Borgo Canale[8], nella chiesa del suo ospedale, la quale porta il suo nome e sulla quale doveva sorgerne un'altra nel secolo XVIII, con il nome di Santa Grata inter Vites. Il 9 agosto 1027, per opera del vescovo Ambrogio II le spoglie vennero solennemente trasferite entro il perimetro delle mura, nella chiesa di Santa Maria Vecchia, poi rinominata di Santa Grata alle Colonnette[9], nella chiesa di S. Maria Vecchia, che fu poi detta di S. Grata alle Colonnette. , dove successivamente venne fondato un convento di monache benedettine.

La deposizione di Santa Grata (che nei documenti liturgici viene detta ora vergine, ora vedova) ricorre il 1º maggio, giorno in cui la ricorda il Martirologio Romano; la translazione ricorre il 9 agosto.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1706 la Congregazione dei Riti le assegnò il 27 agosto, ma dal 1970 la ricorrenza è stata spostata al 12 maggio[10]. Alcuni autori pongono la sua memoria al 15 aprile, altri ancora al 4 settembre. Nella città di Bergamo è molto venerata, quale compatrona della città. Una parrocchia e un monastero benedettino sono ancora oggi a lei dedicate in città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nomi di santi,beati e venerabili, storie tradizioni leggende. URL consultato il 25 maggio 2016.
  2. ^ La storia di Sant'Alessandro Martire e patrono della nostra città, L'Eco di Bergamo. URL consultato il 25 maggio 2016.
    «La nobile matrona Grata ne raccoglie il corpo per seppellirlo: durante il tragitto, sul luogo dove ora sorge la chiesa di Sant’Alessandro della Croce in Pignolo, dalle gocce di sangue cadute nella terra nascono dei gigli».
  3. ^ Sulla moneta della città di Bergamo nel secolo decimoterzo, dissertazione.
  4. ^ Oggi è Santa Grata di Bergamo, ctrlmagazine.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
  5. ^ Il cammino di Sant Alessandro, bergamo.corriere.it. URL consultato il 25 aprile 2016.
    «. Sul luogo della tumulazione sorse la basilica paleocristiana di Sant'Alessandro, demolita nel 1561 per la costruzione delle mura».
  6. ^ La vita di S. Grata vergine regina nella Germania, poi principessa di .., books.google.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
  7. ^ Grata vergine, immaginettesacre.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
    «Santa Grata avrebbe fondato, a Bergamo, anche uno o più ospedali».
  8. ^ Tus del mistero (PDF), tusoperator.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
    «Per alcuni secoli il corpo di Santa Grata rimase sepolto fuori le mura, in Borgo Canale».
  9. ^ Santa Grata da Bergamo, Santi Beati.
    «Il 9 agosto 1027, per opera del vescovo Ambrogio II (alcuni pensano ad Ambrogio III) le spoglie vennero solennemente traslate entro le mura».
  10. ^ Monastero delle benedettine di Santa Grata, monasterobenedettinesantagrata.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
    «La festa di Santa Grata è celebrata dalla chiesa di Bergamo il 12 maggio di ogni anno».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Aurelia Tassis, La Vita di S. Grata Vergine, Regina nella Germania, poi Principessa di Bergamo, etc., Padova, 1723, OCLC 504512739.
  • E. Plebani Faga, Santa Grata nella storia e nella tradizione della città di Bergamo, 1995, OCLC 34892434.
  • Nives Gritti, Il Brevario di S. Grata di Stoccolma, Bergomum, 1996, ISSN 0005-8955, OCLC 887022718.
  • S.Alessandro, Grata innanzi all'urna di S. Alessandro nella chiesa Pignalo a Bergamo, 1903, OCLC 887201730.
  • Il Legendario di Santa Grata : tra scrittura agiografica e arte : con riproduzione in facsimile della Vita, Litostampa, 2002, ISBN 88-900957-0-9, OCLC 55199370.
  • Giovanna Pedrali, Vita spirituale e culturale nel monastero di Santa Grata, 2014, ISSN 1724-2347, OCLC 910634066.
  • M.Cortesi, Spiritualita e norma a Santa Grata di Bergamo: il Liber capituli del monastero, 1928, ISSN 0391-8467.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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