Giorgio De Sanctis

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Giorgio De Sanctis (Guglionesi, 17 dicembre 1921Roma, 21 gennaio 1982) è stato un partigiano italiano e funzionario ministeriale. Medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Orfano di guerra (il padre, ufficiale medico, morì durante il primo conflitto mondiale), è stato tra i più giovani decorati con la Medaglia d'oro d'Italia.
L'8 settembre 1943, De Sanctis si trovava, come sottotenente del Genio, a Trieste. Catturato con il suo reparto dai tedeschi e avviato a un campo di deportazione, il giovane ufficiale riuscì ad evadere nei pressi di Lubiana e a rientrare in Italia dove, passata la linea del fronte, raggiunse Bari. Qui si arruolò volontario nell'870º Gruppo guastatori del Genio (alle dipendenze del Servizio Informazioni Militari) e ne assunse il comando col grado di tenente.
De Sanctis, dopo che era già stato decorato di Medaglia di bronzo e d'argento, ricevette anche la Medaglia d'oro al valor militare.
Nel dopoguerra Giorgio De Sanctis, che sopravvisse mutilato, si laureò in Legge, nel 1947, all'Università di Roma. Nel 1949 fu collocato in congedo assoluto ed iscritto nel Ruolo d'onore col grado di capitano. Promosso maggiore nel 1960 e tenente colonnello nel 1962.
Ha lavorato, sino al pensionamento, al Ministero del Commercio con l'estero come funzionario.
A Udine nel 2000, nella sala storica della Caserma del Genio guastatori, è stato collocato un mezzobusto in suo onore.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Giovane ufficiale del genio animato da alto senso del dovere e grande amor patrio, nell’ora difficile della lotta per la liberazione del Paese occupato dai tedeschi, al comando di un nucleo di guastatori, prima alle dipendenze dirette degli Alleati, poi inquadrato nei reparti del genio del Gruppo di combattimento «Friuli» si prodigava instancabilmente nel pericoloso lavoro della bonifica dei campi minati e disattivazione di ordigni esplosivi. Primo fra i suoi soldati, costante esempio di ardimento, trascinatore e esaltatore di eroismi. A Firenze, sotto il fuoco nemico agendo personalmente apriva agli Alleati la via dell’unico ponte rimasto intatto sull’Arno, guadagnando lode per sé e per il valore dei soldati italiani. Sul Senio nella costituzione della testa di ponte che doveva aprire la via al Gruppo «Friuli» verso la vittoriosa avanzata su Bologna, mentre incurante della reazione di fuoco nemico, con pochi arditi disattivava mine, colpito e mutilato del braccio destro asportatogli da un colpo di mortaio, raccoglieva i suoi uomini feriti dallo stesso scoppio, li caricava sulla sua jeep che di persona guidava mescolando con essi dolore e sangue sino al più vicino posto di medicazione dove serenamente vincendo il dolore e la debolezza imponeva, fra la stupita ammirazione degli astanti, fossero date le prime cure ai suoi soldati pur meno gravi di lui. Figura di combattente da leggenda, ardito fra i più arditi, nobile e mirabile esempio di eroismo che ha saputo confermare e perpetuare nel tempo le tradizioni di valore del soldato italiano.»
— Firenze, Torrente Senio (Riolo dei Bagni), 7 agosto 1944- 11 aprile 1945.[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dettaglio decorato, quirinale.it. URL consultato il 18 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]