Giacomo Maria Manzoni (politico)

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Giacomo Maria Manzoni

Giacomo Maria Manzoni (Lugo, 24 ottobre 1816Lugo, 30 dicembre 1889) è stato un bibliografo e politico italiano.

Cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente alla nobile famiglia dei conti Manzoni, nacque da Giambattista e Caterina Monti, nipote del celebre poeta neoclassicista Vincenzo. Studiò al collegio "Carlo Ludovico" di Lucca fino al 1835; si perfezionò in ebraico a Roma da monsignor Nicola Wiseman[1].

A Lugo fu insegnante di greco antico al Collegio Trisi, istituzione accademica locale. Fu il primo presidente della Cassa di Risparmio cittadina (1845)[1]. Nel 1846 la famiglia Manzoni acquistò una villa in località Frascata appartenente ai Bentivoglio d'Aragona[2].

Nel 1848 divenne membro del Consiglio dei Deputati (la Camera bassa del parlamento pontificio) e segretario del primo ministro Pellegrino Rossi; l'anno seguente fu ministro delle finanze della Repubblica Romana del 1849.

Dopo la repressione dei repubblicani fu in esilio in Grecia, Inghilterra e regno di Sardegna e solo nel 1859 poté ritornare in Romagna, dove si stabilì.

Ebbe un figlio, Luigi (1844-1905).

Manzoni fu il primo a utilizzare, nel significato poi reso famoso in ambito anglosassone da Fredson Bowers, l'espressione "bibliografia analitica", formulandone così il concetto:

«Per ripugnanza che m'abbia a adoperare vocaboli nuovi, o a dare agli usati significati insoliti, volendo pur scrivere intorno a quella parte della bibliografia, che sin qui non fu trattata o esposta con verun metodo, ancorché sia, senza contrasto, la più rilevante, ho dovuto risolvermi, e dare a questi miei studii bibliografici un aggiunto nuovo, che in qualche guisa chiarisca gl'intendimenti propostimi, e dia subito a divedere che detti studii non risguardano la bibliografia descrittiva, che è la parte elementare di questa disciplina. […] Aiutandomi di quelle cognizioni accessorie (vuoi di lingue, segnatamente classiche, vuoi di paleografia, di diplomatica, di cronologia, di storia delle belle arti, e, in genere, di erudizione) che non devono mancare a un bibliografo provetto, mi sono adoperato a trattare rigorosamente gli argomenti propostimi, e a risolverli secondo le esigenze di sana critica; e dalla risoluzione di essi ho derivato regole, principii, o canoni che sono il fondamento della Bibliografia analitica

(Proemio di Studii di bibliografia analitica, pp. V-VII)

Attento e fine bibliofilo (la sua passione era cominciata negli anni lucchesi), raccolse una vasta e ricca biblioteca di venticinquemila volumi, tra cui più di quattrocento incunaboli[3] e circa duecentoventi manoscritti[4]. Appartenne a lui il prezioso Codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci, oggi conservato alla Biblioteca Reale di Torino. Il Manzoni ne realizzò una copia di propria mano, attualmente custodita a Lugo in una collezione privata. La sua biblioteca privata non gli sopravvisse: dopo infruttuose trattative tra il figlio Luigi e il Ministero della Pubblica istruzione, fu smembrata e dispersa in aste tra il 1892 e il 1894.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giovanni Baldini, Un agrario ai vertici della Repubblica Romana fino a un dorato esilio, «Giornale di massa», ottobre 2016, p. 24.
  2. ^ La villa sarà teatro dell'eccidio avvenuto il 7-8 luglio 1945.
  3. ^ Monaci, p. X e p. XII.
  4. ^ Monaci, p. XIII.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ernesto Monaci, Di Giacomo Manzoni e della sua biblioteca, in Catalogue de la bibliothèque de feu m. le comte Jacques Manzoni, I, Città di Castello, S. Lapi, 1892, pp. V-XIV.
  • Antonio Pirazzini (a cura di), Giacomo Manzoni. Studi, passioni e vita pubblica di un lughese nell'Italia dell'Ottocento, Faenza, Edit Faenza, 1999, ISBN 88-8152-097-4.
  • Giuseppe Seganti, Giacomo Manzoni bibliografo e uomo politico in «Studi romagnoli», n. 4 (1953), Faenza, F.lli Lega.

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