Georgij Vladimirovič Ivanov

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Ivanov in una foto del 1930 a Parigi

Georgij Vladimirovič Ivanov, (in russo: Георгий Владимирович Иванов?) (Governatorato di Kovno, 29 ottobre 1894Hyères, 26 agosto 1958), è stato uno scrittore e poeta russo. È considerato uno dei più grandi poeti dell'emigrazione russa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e periodo pietroburghese[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un ufficiale, nasce nel 1894 nel governatorato di Kovno in Lituania. Passa parte dell'infanzia a Studenki fino al 1905 quando viene ammesso a Jaroslavl' nel corpo dei Cadetti.[1]

Nel 1907, su richiesta del padre viene trasferito nel secondo corpo dei Cadetti a San Pietroburgo e lì comincia a scrivere le sue prime composizioni che invia a giornali e riviste e vengono pubblicate presso le riviste dei Cadetti. Nel 1909 conosce i poeti Čulkov e Gorodeckij. La prima pubblicazione di rilievo è datata al 1910 sulle pagine del settimanale pietroburghese "Vse novosti literatury, iskusstva, teatra, techniki i promyšlennosti" (Все новости литературы, искусства, театра, техники и промышленности). Questa prima pubblicazione comprendeva le poesie Fratello autunnale (Осенний брат) e Icaro (Икар). In questo periodo conosce anche l'importante poeta russo Aleksandr Blok e subisce l'influenza di Severjanin, Gumilëv e Kuzmin, al quale era stato raccomandato da Gorodeckij affinché lo accettassero nella Accademia del verso. Dal 1911 prende parte all'Accademia di egopoesia di Severjanin. Dal 17 marzo 1911 dirige la sezione artistica del settimanale Gaudeamus. Il 25 ottobre, su richiesta della madre, abbandona il corpo dei Cadetti per tornare a casa. A dicembre esce la sua prima raccolta di versi Partenza per Citera (Отплытие на о. Цитеру). Nel 1912 ottiene il primo successo nei circoli letterari di San Pietroburgo. Pubblica i suoi componimenti presso riviste come Satirikon, Peterburskij Glašataj, Novyj Žurnal dlja Vsech e Nižegorodec.

All'incontro in occasione del venticinquesimo anniversario dell'attività poetica di K. D. Bal'mont conosce al Cane Randagio[2] Gumilëv. Sono presenti all'incontro anche Anna Achmatova e Osip Mandel'štam. Nell'inverno 1912 viene ammesso alla Gilda dei poeti. A novembre esce dal gruppo degli Egofuturisti e il mese seguente conosce Nikolaj Alekseevič Kljuev. L'anno seguente pubblica sui giornali Den, Satirikon, Niva, Russkaja molva e Apollon e assiste alle lezioni dell'Università di Pietroburgo. Il 13 ottobre conosce alla lezione di Čukovskij sul futurismo Adamovič.

Dal 1914 collabora alla rivista Apollon, sostituendo Gumilëv, arruolatosi come volontario nelle armate zariste. Qui pubblica articoli critici sulla poesia di guerra. Collabora anche agli almanacchi Otzvuki Vojny, Prjanik Osirotevšim detjam e Zeljonyj Cvetok. Nel 1915 viene pubblicato presso la casa editrice Lukomor'e la sua raccolta di versi di guerra dal titolo Pamjatnik Slavy. Dall'anno seguente fa parte della Seconda Gilda dei Poeti[3].

L'emigrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 settembre 1922 Ivanov parte per la Germania e passa a Berlino dieci mesi. Sua moglie, la poetessa Irina Vladimirovna Odoevceva abbandona l'URSS nel dicembre dello stesso anno[4], per raggiungere il marito nell'ottobre 1923. Arrivato a Parigi diventa uno dei più importanti rappresentanti della prima emigrazione russa e collabora a molte riviste in veste di poeta, critico e giornalista.

Negli anni '30 insieme con Adamovič pubblica per la rivista dell'emigrazione russa in Francia Čisla. Durante la Seconda guerra mondiale vive con la moglie nella città francese di Biarritz, che nel 1940 è occupata dalle truppe naziste. Nel 1943 i coniugi vengono espropriati dei propri beni, ma rimangono nella città fino al 1946, anno in cui comincia il periodo parigino della produzione letteraria di Ivanov. Dall'inizio del febbraio 1955 fino alla sua scomparsa vive nella più completa miseria nell'ospizio di Hyères, vicino a Nizza. Solo cinque anni più tardi la moglie riesce a raccogliere il denaro necessario per trasferire la salma a Parigi[5].

Giudizi dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

«[..]Автор сам ни в чём не виноват, и я не берусь решить, можно или нельзя издавать книги таких стихов. В пользу издания могу сказать, что книжка Г. Иванова есть памятник нашей страшной эпохи, притом — один из самых ярких, потому что автор — один из самых талантливых среди молодых стихотворцев. Это — книга человека, зарезанного цивилизацией, зарезанного без крови, что ужаснее для меня всех кровавых зрелищ этого века; — проявление злобы, действительно нечеловеческой, с которой никто ничего не поделает, которая нам — возмездие.»

(IT)

«[..]. L'autore stesso non ha colpa alcuna e io non mi permetto di decidere se si possano o meno pubblicare certi versi. A favore della pubblicazione posso dire che questo, di Ivanov, è un libro ucciso dalla civiltà, ucciso senza spargimento di sangue, il che per me è più terribile di tutte gli scenari cruenti di questo secolo; la rivelazione di una cattiveria effettivamente inumana, contro la quale nessuno può fare nulla: è la nemesi.»

(Aleksandr Blok, Prefazione a Camera di Ivanov)
(RU)

«Лирике Иванова свойственна ясность, мысль развивается в полярных противоположениях. Она отмечена возрастающим негативизмом. Часто встречаются у Иванова стихи о поэте и поэзии, художественное обращение к другим поэтам. Сомнение примешивается здесь к стремлению осознать самое существенное в жизни и поэтическом творчестве.»

(IT)

«La lirica di Ivanov è caratterizzata dalla chiarezza, il pensiero si sviluppa in dicotomie polarizzate. Essa è segnata da crescente negatività; spesso si trovano in Ivanov versi sul poeta e sulla poesia, un appello artistico agli altri poeti. Il dubbio si mescola qui all'aspirazionea comprendere la sostanza della vita e della creazione poetica.»

(Vol'fgang Kazak, Leksikon russkoj literatury XX veka[6])

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza di Ivanov per la poesia russa è stata completamente rivalutata negli ultimi decenni, soprattutto dopo la pubblicazione delle sue opere complete negli anni '90. Basti pensare che le prime pubblicazioni in Russia sono del 1989.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Krejd.
  2. ^ Il Cane Randagio è il nome di un caffè letterario importantissimo per la vita culturale dell'epoca
  3. ^ Ar'ev Andrej, op. cit.
  4. ^ Confronta le memorie della Odoevceva dal titolo Sulle rive della Neva.
  5. ^ Ar'ev, nell'introduzione alla raccolta delle opere di Ivanov, asserisce che "È mostruoso, ma persino contro quest'operazione si levarono proteste".
  6. ^ (RU) Вольфганг Казак, Лексикон русской литературы XX века, Mosca, РИК «Культура», ISBN 978-5833400197.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere di Ivanov in russo[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • «Отплытие на о. Цитеру» (СПб., «Ego», 1912)
  • «Горница» (Спб., «Гиперборей», 1914)
  • «Памятник славы» (Спб., «Лукоморье», 1915)
  • «Вереск». Вторая книга стихов (Пг., «Альциона», 1916)
  • «Сады». Третья книга стихов (Пг., «Петрополис», 1921)
  • «Сады». Третья книга стихов (Берлин, «Изд-во С. Эфрон», 1922)
  • «Лампада. Собрание стихотворений. Книга первая.» (Пг., «Мысль», 1922)
  • «Вереск. Вторая книга стихов.» 2-е изд. (Берлин, Пг., М., «Изд-во З. И. Гржебина», 1923)
  • «Розы» (Париж, «Родник», 1931)
  • «Отплытие на остров Цитеру» (Берлин, «Петрополис», 1937)
  • «Портрет без сходства» (Париж, «Рифма», 1950)
  • «1943—1958. Стихи» (Нью-Йорк, Изд-во «Нового журнала», 1958)

Prosa[modifica | modifica wikitesto]

  • Петербургские зимы — Париж: Родник, 1928
  • Третий Рим. Роман, ч. 1 // «Современные записки», № 39-40, 1929; фрагменты из ч. 2 // «Числа», № 2-3, 1930
  • Распад атома — Париж, 1938
  • Петербургские зимы — Нью-Йорк: Изд. им. Чехова, 1952 — seconda edizione

Opere di Ivanov tradotte[modifica | modifica wikitesto]

Opere critiche[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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