Frattura metabolica

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La frattura metabolica è la disconnessione o lo squilibrio dell'interazione metabolica tra l'umanità e il resto della natura derivata della produzione capitalista e la crescente divisione tra la città e il campo. È un concetto creato dalla nozione di Karl Marx sopra la “rottura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale[1] usato ampiamente negli anni recenti in discussioni ambientali, particolarmente per la sinistra politica.

La frattura metabolica, di accordo con John Bellamy Foster, chi ha proposto il termine, è lo sviluppo dei primi lavori di Marx nei Manoscritti economici e filosofici sopra l'essenza delle specie e la relazione degli esseri umani e la natura. Il metabolismo è “l'analisi maturo dell'alienazione della natura”[2] di Marx e presenta “una maniera solida e scientifica di rappresentare il interscambio complesso e dinamico tra gli esseri umani e la natura, risultato del lavoro”.[3]

A differenza di quelli hanno attribuito a Marx una indifferenza per la natura e la responsabilità dei problemi ambientali dell'Unione Sovietica e altri stati suppostamente comunisti, Foster trova nella teoria della frattura metabolica l'evidenza della prospettiva ecológica di Marx. La teoria della frattura metabolica permette sviluppare una critica della degradazione ambientale che ha anticipato gran parte del pensiero ecologico attuale, includendo i problemi di sostenibilità.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Karl Marx, Il Capitale Libro III.
  2. ^ a b (EN) Marx’s Ecology: Materialism and Nature. Monthly Review.
  3. ^ (EN) Marx’s Theory of Metabolic Rift: Classical Foundations for Environmental Sociology.[collegamento interrotto] American Journal of Sociology. Septiembre de 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]