François Claude de Bouillé

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François Claude de Bouillé

François Claude Amour du Chariol, marchese de Bouillé (Cluzel-San-Èble, 19 novembre 1739Londra, 14 novembre 1800) è stato un generale francese.

È citato nella Marsigliese come oppositore della Rivoluzione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Combatte brillantemente sia nella guerra dei sette anni (1756-1763) servendo come governatore nelle Antille, che contro gli Inglesi nella guerra d'indipendenza americana. Nel 1783 ritorna in Europa, passando per l'Inghilterra, Paesi Bassi e Germania prima di far ritorno in Francia. Tra il 1787 e il 1788 fu membro dell'Assemblea dei notabili, schierandosi per la difesa dei privilegi. Nel 1789 divenne regolatore dei Tre Vescovadi, poi dell'Alsazia, della Lorena e della Franca Contea.

Cugino di La Fayette, fu ostile alla Rivoluzione francese del 1789. A Nancy, il 31 agosto 1790, represse con forza l'ammutinamento della guarnigione ribellatasi alla corruzione e al furto: fece giustiziare per impiccagione 33 soldati, i quali avevano più volte reclamato le loro corrispettive paghe che tardavano ad arrivare da mesi, scoprendo,[1] che erano state loro inspiegabilmente sottratte dai loro stessi ufficiali superiori.

Nel 1790 divenne comandante-capo dell'esercito della Meuse, del Sarre e del Moselle. In quel periodo propose al Luigi XVI di rifugiarsi con la famiglia reale in una città di frontiera. Quando questo progetto fallì, con conseguente arresto della famiglia reale a Varennes, il 21 giugno 1791, Bouillé emigrò in Russia. Nel 1792 prestò servizio nell'esercito del principe de Condé, e a lui si fa riferimento in un verso della Marsigliese.

In seguito si ritirò a Londra dove morì, a seguito di una paralisi, il 14 novembre 1800. Le ceneri vennero deposte nel cimitero parrocchiale di Saint-Pancrace a Londra, in una tomba modesta concessagli grazie alla pietà di suo figlio maggiore. Nel 1866, i suoi resti furono riesumati e trasferiti al Cimitero di Montmartre, a Parigi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo quanto denunciò Danton apertamente e pubblicamente presso l'aula del Parlamento delle Tuileries.

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