Fra Moriale

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Giovanni Moriale d'Albarno
Signore di Aversa
Trattamento Signore
Nascita Narbona, 1303
Morte Roma, 29 agosto 1354
Giovanni Moriale d'Albarno
SoprannomeFra Moriale
NascitaNarbona, 1303
MorteRoma, 1354
Cause della morteDecapitazione
Luogo di sepolturaBasilica di Santa Maria in Aracoeli, Roma
Dati militari
Forza armataEserciti mercenari
CorpoGrande Compagnia
GradoCondottiero
ComandantiGuarnieri d'Urslingen
GuerreGuerre di successione del Regno di Napoli
Comandante diGrande Compagnia
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«Buon soldato, prode capitano, prudente, alacre, temperante, Fra' Moriale fu il primo a dominare con nobile dimestichezza gli incomposti voleri di una compagnia di ventura, e porle ordine, e darle forma di stabile reggimento. Né certa grandezza d’animo e di concetti gli mancò, né la corrispondente stima presso i contemporanei: anzi tra questi fu chi con bonaria esagerazione dubitò di paragonarlo a Giulio Cesare.»

(Ercole Ricotti, in Storia delle compagnie di ventura in Italia)

Giovanni Moriale d'Albarno, detto Fra Moriale[1] (in francese Jean Montreal du Bar; Narbona, 1303Roma, 29 agosto 1354), è stato un condottiero francese, signore di Aversa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era originariamente un frate dell'ordine degli Ospitalieri; arrivato in Italia all'incirca nel 1345, militò per Luigi I d'Ungheria, nelle guerre di successione del Regno di Napoli.

Nel 1349 si unì alla Grande Compagnia di Guarnieri d'Urslingen.

In seguito militò per lo Stato Pontificio che ben presto abbandonò poiché era mal pagato per i servigi che prestava.

Nel 1352, Galeotto I Malatesta lo assediò nella città di Aversa. A nulla valsero per Fra' Moriale le enormi ricchezze che aveva ammassato in città durante gli anni di rapine: fiaccato dalla fame, fu costretto ad arrendersi, ottenendo in cambio salva la vita sua e dei suoi uomini. Durante la "Campagna della Marca" (1353) tante furono le efferatezze belliche compiute dalla compagnia di Fra' Moriale che il vescovo di Camerino, durante una pubblica omelia, lo paragonò all'Anticristo.

Alla morte del Duca di Urslingen, rifondò e assunse il comando della Grande Compagnia, e ne riorganizzò le sue milizie, assoldando Tedeschi, Italiani e Provenzali, e con un suo parente, Bertrando de la Motte, compì varie imprese in Toscana e in Romagna meditando di costruirsi un proprio Stato. Le scorrerie intetessarono anche l'Abruzzo e le campagne di Teramo,Lanciano, Ortona, Vasto e le abbazie di Santa Maria Arabona e San Giovanni in Venere.

Successivamente, lasciò la compagnia di ventura e andò in soccorso dei suoi fratelli, pure loro capitani, Annebaldo e Brettone, che erano in contrasto con la famiglia Cola per ragioni di denaro. Avendo proferito, minacce ed ingiurie all'indirizzo di Cola di Rienzo, fu arrestato con i fratelli e condannato a morte, e venne poi decapitato nella piazza del Campidoglio il 29 agosto 1354 e sepolto nella basilica di Santa Maria in Aracoeli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In ricordo del suo passato, i suoi compagni e le sue vittime presero a chiamarlo Fra' Moriale: monaco guerriero, assassino spirituale, angelo della morte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniello Bartoli, Il torto e il diritto del non si può, Roma-Varese, 1668.
  • Ercole Ricotti, Storia delle compagnie di ventura in Italia, Torino, UTET, 1898.
  • Gabriele Petromilli, Fra' Moriale, l'Anticristo della Marca, Edizioni MIR, 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]