Fermo Melotti

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Fermo Melotti "Uragano" nell'aprile 1945

Fermo Melotti (Modena, 24 novembre 1912Modena, 13 giugno 1964) è stato un operaio e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di modesti lavoratori, dopo la scuola elementare iniziò a lavorare come apprendista meccanico.[1] Svolse il servizio militare di leva nel 9º reggimento artiglieria pesante dal settembre 1933 all'agosto 1934. Riprese a lavorare come idraulico e già dal 1935, mentre lavorava come tornitore in una fabbrica di materiale bellico, era diventato un oppositore della dittatura mussoliniana.

L'8 settembre 1943, Fermo Melotti lasciò il lavoro presso lo stabilimento FIAT di Modena e si diede ad organizzare i primi nuclei partigiani nella provincia di Modena, da cui nacquero le divisioni garibaldine "Modena Pianura" e "Modena Montagna". L'operaio fu prima alla testa dei Gruppi di Azione Patriottica modenesi in numerose azioni di guerra, poi ricoprì (con il nome di battaglia di "Uragano", dovuto alla sua alta corporatura e forza leggendaria), alti incarichi nelle formazioni garibaldine che combattevano sull'Appennino tosco-emiliano, fino al grado di capitano.

Nel 1944, durante uno scontro con i nazifascisti, Melotti fu gravemente ferito perdendo alcune dita della mano cercando di salvare i propri compagni, ma riuscì a sopravvivere e a continuare la lotta. Venne catturato e torturato dai fascisti in maniera indescrivibile (tanto da suscitare lo stupore dei propri aguzzini) ma, pur di non tradire i propri compagni, rimase zitto e tentò di suicidarsi due volte. Quando finalmente gli amici partigiani organizzarono la fuga, Fermo Melotti riuscì a scardinare la porta della sua cella con le sue sole braccia e, durante la fuga, fu anche colpito da una pallottola. Ciononostante, continuò la lotta e, in un altro episodio, riuscì ad arrestare un carro armato con quattro bombe a mano. Il comando partigiano gli ordinò allora di ritirarsi al sicuro al di là della linea gotica, viste le sue innumerevoli ferite e cicatrici, ma Fermo Melotti rifiutò categoricamente e continuò anzi a travolgere le forze corazzate nemiche come un vero "uragano", fino a diventare leggendario in tutta l’Emilia[2] e nel Corpo volontari della libertà dell’Emilia e Romagna.

Nella sanguinosa battaglia finale dell'aprile 1945 riuscì a sfondare la linea nazifascista a Prignano sulla Secchia, entrando vittorioso poi a Sassuolo guidando la sua brigata e liberando la città dai tedeschi.

Tessera MOVM di Fermo Melotti

Dopo la fine della guerra, sposò Oneglia Galli detta "Nella" (1915-2012), staffetta partigiana della brigata "Mario" e infermiera nella brigata "Walter Tabacchi" (in cui curò le ferite di Fermo). In seguito venne assunto come impiegato al comune di Modena. Morì nella sua città natale all'età di 51 anni.

Ricordo[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Cognento di Modena gli è dedicato un parco.

Nel 2012 la figlia Ilva ha donato all'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena il "fondo Fermo Melotti", relativo all'esperienza del padre nella lotta partigiana, nella sezione modenese dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia e nella federazione modenese del Partito Comunista Italiano.[3]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Promotore ed animatore della lotta partigiana, superba figura di combattente, compiva epiche gesta di sovrumano valore. Allo scopo di alleggerire la pressione nemica su alcune formazioni partigiane che stavano per essere sopraffatte, attuava, fra le altre, un'ardita azione rimanendo gravemente ferito in più parti del corpo e mutilato di una mano. Catturato e brutalmente martoriato, non una parola uscì dalle sue labbra. Dopo essersi assunto la responsabilità di un grave attentato, temendo che nel delirio potesse svelare notizie compromettenti il movimento partigiano, tentava due volte sopprimersi. Il nemico, ammirato da tanta fierezza e da tanto eroismo, dopo essere ricorso invano alle più allettanti lusinghe, lo condannava a morte. Rifiutava altre promesse e sopportava nuove torture che lo trovarono ancora più temprato nel dolore e nel martirio e che lumeggiarono la sua eccezionale forza d'animo. Al sopraggiungere dei suoi gappisti che venivano per liberarlo, scardinava con forza erculea la porta della cella e, sebbene nuovamente ferito nel fuggire, dopo aver fatto cenno ai compagni di lasciarlo e mettersi in salvo, riconquistava la libertà e ripigliava con maggiore entusiasmo la lotta inchiodando da solo, in una azione di somma audacia con il lancio di quattro bombe a mano, un carro armato che stava per annientare una formazione partigiana. Eseguiva instancabile numerosi altri fatti d'arme raccogliendo intorno a sé gli audaci fra gli audaci, attratti dalla sua aureola di eroe leggendario e infliggendo al nemico, smisuratamente superiore di numero e di mezzi, gravissime perdite. Ricevuto ordine di passare nella zona già liberata, a causa delle ferite riportate e del logoramento fisico, rifiutava decisamente. Nella battaglia finale per la liberazione della provincia di Modena, in una notte di duri e sanguinosi combattimenti, travolgeva, nel settore di Prignano, alla testa del suo reparto le fortissime linee germaniche ed entrava vittorioso a Sassuolo, liberandola. Esempio di eroismo leggendario, di sublime spirito di sacrificio e di assoluta dedizione alla causa della libertà.[4]»
— Zona di Modena, settembre 1943 -aprile 1945.
— 12 giugno 1947

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Melotti Fermo, su Associazione Nazionale Forze Armate Regolari Liberazione (ANCFARGL), 6 ottobre 2016.
  2. ^ Italo Calvino, “VIVA LE MEDAGLIE D’ORO” GRIDARONO I BIMBI DI CERVI, in L'Unità, 27 maggio 1954.
  3. ^ Carte Fermo Melotti, su archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it.
  4. ^ MELOTTI Fermo, su quirinale.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]