Fascite necrotizzante

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Fascite necrotizzante
Necrotizing fasciitis left leg.JPEG
Malattia rara
Specialitàinfettivologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
OMIM607395
MeSHD019115 e D019115
MedlinePlus001443
eMedicine784690 e 1054438

Per fascite necrotizzante in campo medico, si intende una forma particolare e rara di infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei, che si espande rapidamente attraverso la componente molle del tessuto connettivo che permea il corpo umano (fascia). La malattia, di natura batterica, si sviluppa in modo rapido e aggressivo e, se non viene trattata al più presto, evolve in una lesione cutanea, accompagnata da effetti vistosi quali bolle, vescicole e trombosi capillare, seguiti da necrosi dei tessuti sottocutanei, shock settico e morte.

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

La fascite inizia localmente, in una zona ove si sia verificato un trauma anche minore, sebbene in molti casi non sia stato possibile risalire all'evento traumatico all'origine dell'infezione. La zona interessata diventa presto estremamente dolente, in modo del tutto sproporzionato rispetto al danno esteriore. Nel giro di qualche ora solitamente il tessuto interessato si gonfia; sintomi frequenti a questo stadio sono diarrea e vomito. In caso di lesioni abbastanza superficiali, la pelle può mostrare segni di infiammazione e arrossamento, dopodiché il suo colore può diventare blu o viola. Si verifica generalmente la formazione di vesciche, con conseguente necrosi dei tessuti sottocutanei, i quali incominciano ad emanare odore di decomposizione. In questo stadio i pazienti hanno una febbre molto alta e le loro condizioni generali sono gravi. Se non si procede alla terapia chirurgica, si sviluppa in breve uno shock settico, la cui conseguenza è un collasso sistemico generalizzato e la morte.

Il tasso di mortalità della fascite necrotizzante si aggira intorno al 73%; le possibilità di sopravvivenza variano drasticamente a seconda della tempestività dell'intervento.

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

I batteri interessati sono soprattutto: streptococchi del Gruppo A, Vibrio vulnificus, Clostridium perfringens, Bacteroides fragilis. Tra questi, gli streptococchi del Gruppo A (noti anche come Streptococcus pyogenes, responsabili del comune mal di gola) sono la causa più frequente. I batteri della fascite necrotizzante vengono spesso chiamati batteri mangia-carne. Questa è in realtà una definizione impropria, perché in realtà i batteri non si nutrono del tessuto, bensì ne causano la distruzione e la decomposizione mediante il rilascio di tossine. S. pyogenes produce un'esotossina che si comporta da superantigene, in grado quindi di attivare i linfociti T in modo non-specifico e sproporzionato. Questo causa la sovrapproduzione di citochine.

Diagnosi e terapia[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi è confermata da colture di sangue e aspirazione di pus dal tessuto infetto, tuttavia è necessario procedere ad un trattamento medico tempestivo; si deve procedere quindi alla somministrazione di antibiotici a largo spettro non appena si sospetta la malattia. Nelle prime fasi si somministra spesso una combinazione intravenosa di penicillina, vancomicina, clindamicina e altri antibiotici. Se si sospetta la fascite necrotizzante, è necessario un intervento di chirurgia esplorativa, il quale risulta spesso in un aggressivo sbrigliamento, ossia nella rimozione di ampie porzioni di tessuto infetto e, nel caso di infezioni alle regioni periferiche, nell'amputazione dell'arto. Interventi chirurgici ripetuti possono rendersi necessari. Solitamente, questi interventi lasciano grandi ferite aperte, per coprire le quali si deve successivamente procedere a trapianti di pelle e di tessuto. La mobilità può risultarne gravemente compromessa. Per far fronte alla violenta risposta infiammatoria del corpo e all'abbassamento della pressione sanguigna conseguente allo shock settico, la maggior parte dei pazienti viene trasferita in terapia intensiva, dove vengono effettuate trasfusioni di liquidi e sangue. In caso di ripresa, le condizioni generali devono essere monitorate per settimane o mesi dopo l'intervento.

Come nel caso di altre patologie in cui il paziente subisce ferite estese e distruzione tissutale, la terapia in camera iperbarica può essere d'aiuto.

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

La malattia appare nel film Cabin Fever, diretto da Eli Roth, anche se per un'incredibile coincidenza nessuno dei personaggi muore per colpa del suo rapido sviluppo.

Nella puntata 6 della seconda stagione della serie The Good Doctor, la malattia appare partendo dal dito di una violoncellista e a causa della divergenza di opinioni tra due specializzandi, alla ragazza viene amputato il braccio destro per le complicazioni sopraggiunte.

In The Night Shift ep. 7, stagione 2, una paziente rivela i sintomi e viene trattata per essa.

In Scrubs è presente una puntata ove viene messa in luce la difficoltà di diagnosi e l'importanza della preparazione e dello studio dei medici.

In Grey's Anatomy ep. 1-2, stagione 10, una paziente rivela i sintomi a seguito di una ferita al collo e si tenta un'operazione di sbrigliamento, ma l'infezione si è ormai diffusa agli organi perciò si procede con una terapia antibiotica aggressiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.

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