Fair play finanziario

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Il fair play finanziario è un progetto introdotto dal comitato esecutivo UEFA nel settembre 2009 mirante a fare estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche e a indurle nel lungo periodo a un auto-sostentamento finanziario.[1]

Michel Platini, primo promotore del progetto di fair play finanziario

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di fair play finanziario nasce dal fatto che le disparità tra le società, nel calcio moderno, sono sempre più spesso dovute a un fattore economico piuttosto che a uno sportivo. Oltre a questo i dirigenti UEFA si sono resi conto dell'indebitamento che le società affrontano, il quale è sovente dovuto a enormi spese durante le campagne di calciomercato. È probabile che sia stata, tra le altre, la campagna acquisti del 2009 del Real Madrid a smuovere definitivamente i dirigenti UEFA.[2] Durante quel periodo il presidente del Real Madrid Florentino Pérez fu protagonista di una spesa senza precedenti che andò a finire con l'acquisto di Cristiano Ronaldo per 94 milioni di euro. Oltre a essere una scelta dispendiosa, l'acquisto simboleggiava lo strapotere delle grandi società rispetto a una concorrenza economicamente più limitata.

Il fair play finanziario è stato presentato dall'UEFA come uno degli undici valori che questa federazione promuove. Michel Platini ne divenne subito uno dei maggiori promotori e sin dalla nascita lo ha ritenuto fondamentale per il benessere del calcio:

« [...] un obiettivo con implicazioni di ampia portata come il benessere generale del calcio, purché tutti i club giochino secondo le regole, soddisfino i criteri di fair play finanziario e raggiungano un bilancio sostenibile, in modo che passione faccia rima con ragione.[3] »

(Michel Platini)

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Il piano di fair play finanziario si prefigge diversi obiettivi:

  • Dare al sistema finanziario delle società un ordine e una razionalità
  • Stimolare l'auto-sostenibilità delle società, soprattutto a lungo termine
  • Stimolare la crescita delle infrastrutture
  • Stimolare la crescita dei settori giovanili
  • Incoraggiare la società a competere soltanto entro i propri introiti
  • Accertarsi che le società onorino gli impegni finanziari nei tempi prestabiliti
  • Diminuire le pressioni sulle richieste salariali e sui trasferimenti
  • Limitare gli effetti dell'inflazione nel mondo calcistico

È stato anche redatto il manuale ufficiale UEFA del fair play finanziario che spiega il tutto più dettagliatamente. Per assicurarsi di raggiungere tutti gli obiettivi è stato istituito il Panel di controllo finanziario, formato da otto esperti indipendenti e un presidente, che controlla la corretta applicazione dei criteri di Licenza UEFA Pro.[4]

Monitoraggio delle società[modifica | modifica wikitesto]

Le società verranno controllate dalla UEFA a partire dal 2011 fino ad arrivare ad inizio stagione 2014, sulla base di tre punti fondamentali:

  1. Nessuna presenza di debiti arretrati verso altre società, dipendenti e/o autorità
  2. Fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro
  3. Obbligo di pareggio del bilancio

Le società che non avranno raggiunto gli obiettivi nel 2014 rischieranno di non poter più partecipare alle competizioni UEFA. Michel Platini e altri dirigenti UEFA si sono più volte soffermati sul punto 3, ritenendo fondamentale che le società non investano più di quanto non permettono gli introiti. In ogni caso la normativa lascia ancora un margine di tolleranza nella gestione di eventuali perdite di esercizio, consentendo perdite fino a 5 milioni di euro più altre deroghe speciali fino al 2018 per perdite da 45 a 30 milioni, se ripianate tempestivamente dagli azionisti di riferimento.

« Ci sono sempre state società più ricche di altre e indubbiamente ce ne saranno sempre. Tutto quello che vogliamo è che i club, più o meno ricchi, non spendano più di quanto guadagnano e che raggiungano la parità di bilancio, unico metodo certo affinché sopravvivano.[5] »

(Michel Platini)

« Il problema non è l'aumento degli incassi, ma quello dei costi, che finiscono per superare i primi. Per questo abbiamo sviluppato le regole di fair play finanziario, che premiano le società gestite in modo corretto. Sostanzialmente, tali regole dicono: 'Non puoi spendere più di quanto guadagni'. Ridaranno una maggiore razionalità al calcio e premieranno coloro che rispettano le regole e adottano un modello di impresa sostenibile [6] »

(Gianni Infantino, segretario generale UEFA)

Conseguenze del fair play finanziario[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 2012 varie sono state le risposte delle società calcistiche europee al fair play finanziario. I dati ricevuti attestano che il debito calcistico si aggira su 1,6 miliardi di euro e che è in crescita del 36%, mentre il 75% delle società non riesce a far pareggiare il bilancio.

Società che hanno ricevuto sanzioni[modifica | modifica wikitesto]

Alcune società si sono ritrovate con debiti scaduti, come il Beşiktas che è stato escluso per due stagioni dalle coppe europee.

Bursaspor e PAOK hanno ricevuto sanzioni simili per aver violato le licenze UEFA Pro.

Per il 2013 a causa dei pagamenti di stipendi arretrati sono state escluse della competizioni UEFA Málaga (Spagna), Hajduk Spalato e Osijek (Croazia), Dinamo Bucureșt e Rapid București (Romania) e Partizan Belgrado (Serbia).[7]

Società indebitate[modifica | modifica wikitesto]

La maggiore parte delle società pur non avendo debiti scaduti non riesce a far quadrare il proprio bilancio annuale: il Manchester City ha concluso il 2011 con una perdita di 225 milioni di euro, ma i suoi dirigenti continuano ad investire molto sul mercato.

Oltre a queste, altre società risultano pesantemente indebitate, come il Barcellona, con un debito di 98 milioni di euro. Il Valencia si trova invece in passivo di 260 milioni di euro mentre il calcio spagnolo avrebbe un debito complessivo di circa 5 miliardi di euro.[8]

Anche Chelsea e Manchester United si trovano in passivo di diversi milioni di euro e con loro il Liverpool e il Paris Saint-Germain, che negli ultimi anni ha condotto delle operazioni di mercato costose.

Agli inizi del 2012 le squadre più rappresentative del calcio italiano (Inter, Juventus e Milan) hanno perdite superiori ai 60 milioni di euro all'anno. Nonostante Inter e Milan abbiano deciso di risparmiare durante le varie campagne acquisti e cedere giocatori con ingaggi elevati per ridurre i costi, non sono ancora riusciti ad azzerarli. Per la Juventus grazie alla costruzione dello Juventus Stadium i ricavi sono aumentati. Nel bilancio 2012-13 la Juventus ha dichiarato perdite in calo a 15,9 milioni di euro, rispetto al rosso di 48,6 milioni dell'anno precedente, mentre nel bilancio 2013-14 la Juventus dichiarava una perdita contenuta a 6,7 milioni con lieve utile ante imposte (+0,1 milioni). Nel 2014-15 la societá dichiara in bilancio un positivo di 2,3 milioni e nel 2015-16 di 4,1 milioni mettendo ottime basi per il terzo anno consecutivo.

Società in regola[modifica | modifica wikitesto]

I casi in regola sono pochi e tra questi vi sono l'Arsenal e il Bayern Monaco, che concludono l'annata in positivo.

Implementazione delle regole nella Football League[modifica | modifica wikitesto]

Partendo dalla stagione 2012-2013 la Football League ha deciso di inserire le regole del fair play finanziario per le società partecipanti. Questo significa che le società della Championship, della League One e della League Two sono sottoposte a tali regole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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