Eschimese

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Con le parole Eschimese o Esquimese, si indicano due principali gruppi etnici: gli Inuit (dell'estremo nord dell'Alaska, del Canada e della Groenlandia) e gli Yupik (dell'estremo occidente dell'Alaska e delle zone ad est della Russia). Gli Inuit e gli Yupik parlano due lingue diverse (Inuktitut e Yup'ik) che hanno comunque notevoli somiglianze dialettali.

Tale esonimo, adoperato da Algonchini e Cree per indicare genericamente i popoli della zona artica, è da Inuit e Yupik ritenuto dispregiativo.

La parola deriva dal cree aayaskimeew, che significa "fabbricante di racchette da neve".[1]

Da considerarsi invece paraetimologia, la molto pubblicizzata derivazione dalla parola anishinabe ashkipok che significa "mangiatori di carne cruda".[2]

Una famiglia inuit in una foto dei primi anni del Novecento

Arte eschimese[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda il periodo preistorico, le sculture antropomorfe e zoomorfe evidenziarono uno stile fantasioso, eseguito con dovizia tecnica.[3] Nella fase successiva, rintracciata presso la zona del Mare di Bering, si accentuò la tendenza alla simmetria e alla circolarità. Una terza fase rappresentò il punto d'incontro delle due precedenti, nella quale risaltarono la rotondità e le teste zoomorfe ormai stilizzate con l'aggiunta di elementi anatomici in bassorilievo. Gli Yupik, maggiormente influenzati dalla cultura siberiana, utilizzarono anche il ferro per la produzione di bulini e lame. Un oggetto in comunanza alla varie culture eschimesi fu l'oggetto alato, ossia una scultura in avorio caratterizzata da due ali decorate.

Dal 1700 in poi, gli oggetti di uso quotidiano vennero arricchiti di immagini rappresentanti scene di caccia o altri temi raffiguranti la vita degli eschimesi. Durante il Novecento sono state le maschere ad esemplificare meglio di ogni altra manifestazione artistica, lo spirito ed i sentimenti degli eschimesi. Le maschere possono rappresentare sia lo spirito degli elementi della natura, dei luoghi e degli spiriti malvagi, sia quello degli animali da caccia. La figura più rappresentata è quella di Tunghat, il potente spirito che decide quali e quanti animali i cacciatori riusciranno a catturare.[4] Diffusi sono i canestri con radici intrecciate, le collane di gusci, le conchiglie.

La musica eschimese è tradizionalmente vocale, con occasionali accompagnamenti di tamburi. Le occasioni tipiche per i canti sono le feste danzanti, il festival del tamburo, che prevede una contesa tra i vari contendenti inframezzata da dialoghi canori. Se nei momenti di festa è la donna ad intonare cori, nei rituali a sfondo sacro è l'uomo che canta per espletare i riti propiziatori. Non mancano elementi polifonici e la struttura delle scale è piuttosto variabile.[3]

Letteratura eschimese[modifica | modifica sorgente]

La letteratura è soprattutto orale e solo recentemente gli europei hanno cominciato una sua raccolta sistematica. Una caratteristica importante della letteratura eschimese, differenziandola da quella di tanti altri popoli indigeni d'America e anche degli altri continenti, è proprio il suo carattere umano. La religione occupa uno spazio relativamente ristretto; sembra che gli eschimesi non sentano il bisogno di trovare spiegazioni sull'origine della Terra e dei fenomeni naturali. Ma nonostante ciò alcuni racconti sono proprio di carattere mitologico. In particolare due tipi di mito sembrano davvero comuni all'intero mondo eschimese: il primo tratta l'origine della Luna e del Sole, il secondo l'origine della dea o donna del mare, ovvero la progenitrice di tutti gli animali marini e dunque elemento importante per questo popolo di cacciatori e pescatori. Oltre alla relativa povertà dei racconti mitico-religiosi, troviamo invece una grande ricchezza del patrimonio favolistico e narrativo[5]. Tra tutti questi racconti alcuni trattano proprio del soprannaturale o almeno dell'inverosimile e dunque sono molto collegati a racconti mitici e a quelli che riguardano la vita familiare e sociale. Altri presentano un contenuto morale, altri ancora sembrano fatti solo per divertire.
Ma gli eschimesi sono anche un popolo di poeti e cantori; infatti la produzione di composizioni poetiche è continua. Quindi gli eschimesi sono conosciuti come un popolo di cantori, come gente che adora gareggiare nella "casa del canto", il luogo di ritrovo comune del villaggio; infatti le gare di canto sono uno degli aspetti più originali della cultura eschimese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ives Goddard (RH Ives Goddard, III, Smithsonian Institution) Mark Israel: Eskimo
  2. ^ Mark Israel: Eskimo
  3. ^ a b Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pagg. 387-388
  4. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag. 169
  5. ^ Il teatro dei popoli primitivi

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Bogliolo Bruna, Giulia, Apparences trompeuses, Sananguaq. Au coeur de la pensée inuit, Montigny le Bretonneux, Yvelinédition, 2007.

Voci connesse[modifica | modifica sorgente]