Eremo dannunziano

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«...Quella catena di promontori e di golfi lunati dava l'immagine d'un proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale. Le ginestre spandevano per tutta la costa un manto aureo. Da ogni cespo saliva una nube densa di effluvio, come da un turibolo. L'aria respirata deliziava come un sorso d'elisir.»

(Gabriele d'Annunzio da Il trionfo della morte)
Vista dall'Eremo dannunziano, in cui si nota il Trabocco Turchino
Vista del promontorio dannunziano e della spiaggia sottostante

L'Eremo dannunziano (chiamato anche eremo di San Vito) è un casolare (adibito ad eremo) costruito su un promontorio localizzato nella contrada delle Portelle a San Vito Chietino, dove nell’estate del 1889 risiedette Gabriele d’Annunzio.[1]

La zona, nonché il promontorio stesso e il litorale sottostante, è chiamata promontorio dannunziano. A poca distanza vi è il Trabocco Turchino e l'omonima spiaggia.

In questa residenza il poeta pescarese soggiornò dal 23 luglio al 22 settembre 1889 insieme alla sua amante Barbara Leoni (soprannominata la “bella romana”), qui trovò ispirazione e ambientazione per il Trionfo della Morte, ultimo della cosiddetta trilogia dei Romanzi della Rosa dopo Il piacere e L'innocente. Nel testo è ai piedi del promontorio che i protagonisti del romanzo perdono la vita.[2]

La residenza, oggi di proprietà privata, può essere visitata d'estate su richiesta.[3]

Il soggiorno di D'Annunzio e la Leoni[modifica | modifica wikitesto]

D'Annunzio circa nel 1895

D'Annunzio affittò la casa del massaro Nicola di Sciampagna, detto "Cola", presente anche nel Libro III del Trionfo della morte tra i personaggi citati dal poeta. L'innamorata di D'Annunzio Barbara Leoni detta affettuosamente "Barbarella", era nata come Elvira Natalia Fraternali a Roma il 26 dicembre 1862, aveva sposato nel 1884 il conte Ercole Leoni da cui prese il nome, un matrimonio infelice a causa della sua sterilità provocata da una malattia venerea trasmessa dal marito. Il poeta D'Annunzio si incontrò con Barbara il 2 aprile 1887 presso il Circolo Artistico di via Margutta a Roma, assistendo a un concerto; al loro amore presto sbocciato, iniziarono a nascere i pettegolezzi, così D'Annunzio si rivolse all'amico francavillese Francesco Paolo Michetti perché trovasse in Abruzzo un rifugio sicuro lontano dalle malelingue e dalla chiassosa città romana. Michetti trovò un casale nei pressi di San Vito Chietino, lungo la costa adriatica, dove i due amanti passarono l'estate del 1889.

Secondo la critica l'amore di D'Annunzio per la Leoni fu tra i più genuini insieme a quello per la Duse, il 20 luglio 1889 inviata da Pescara in una lettera nella quale aveva riportato uno schizzo della casetta dell'eremo, D'Annunzio avvertiva Barbara:

«Parto ora da Francavilla, sono stato stamani in San Vito, con Ciccillo [Michetti]. Oh, amor mio, che nido strano e meraviglioso! Bisognerà che sii molto paziente, perché ogni comodo della vita mancherà...»

il poeta fece ricoprire il giardino dell'eremo di ginestre non appena giunse la Leoni, soprattutto il viale sterrato che collegava l'eremo alla stazione ferroviaria sulla Marina. D'Annunzio tornerà all'eremo anche nei primi anni del Novecento, in segreto, ritrovando ancora il massao Cola che glielo affittò. Di recente è stato acquistato da Fernando De Rosa, un cassinate salvatosi dalle battaglie cruente della seconda guerra mondiale, fuggendo il 15 febbraio 1944 dalla città bombardata. Il De Rosa ristrutturò l'eremo, cercando di riportarlo alla struttura originaria dell'epoca di D'Annunzio, ricostruendo la camera da letto e la biblioteca.

Trabocco Turchino

Barbara Leoni era morta a Roma nel 1949, sepolta al cimitero del Verano. Dato che la concessione trentennale della tomba stava per scadere, il De Rosa provvide a riesumare il corpo, nel 2009 è stato collocato nel giardino della casa sanvitese, in un piccolo tumulo ornato, con l'incisione in versi "Barbarae Leoni / Siste! / Sub hisa saxis / sunt ossa / frementia amore: / hic / ubi amore arsit / Barbarae rursut / adest / F.D.R / Memorae causa"

Lo stesso D'Annunzio ricorderà un'ultima volta la costa sanvitese e l'eremo nelle pagine del suo Il libro segreto di Gabriele d'Annunzio (1936).

La stesura de Il trionfo della morte[modifica | modifica wikitesto]

La parte dell'eremo di San Vito appare nel libro III del Trionfo. La materia del V-VI libro del Trionfo della morte è invece ispirata alla lettera di D'Annunzio inviata l'11 giugno 1887, ossia alla sua esperienza realmente vissuta durante il viaggio a cavallo a Casalbordino, poco distante da San Vito, per raggiungere l'ufficio postale, dove inviare altre lettere all'amata. Durante il tragitto, D'Annunzio passò accanto il santuario della Madonna dei Miracoli in aperta campagna, molto venerato dai popolani abruzzesi per la cona della Madonna che benedice il contadino Alessandro Muzii, in merito a un miracolo della pioggia avvenuto nel 1576.

Il tema della religione, misto alla superstizione, verrà approfondito dal poeta durante la stesura del romanzo, quando volle farsi inviare dall'amico archeologo Antonio De Nino i volumi degli Usi abruzzesi (1879) insieme a Il Messia d'Abruzzo (1890), per meglio approfondire le origini e le differenze delle superstizioni e dei costumi d'Abruzzo. Nella lettera traspare il crudo realismo dannunziano misto al descrittivismo di stampo verista, usato dal poeta già nelle prose del San Pantaleone (1886), poi confluite nelle Novelle della Pescara (1902), quando il poeta deve raccontare all'amante Leoni i malati e i pellegrini cenciosi lungo la strada del santuario di Casalbordino:

«[...] Una moltitudine immensa di fanatici si agitava intorno alla chiesa gridando. Lo spettacolo era terribile. Dinanzi all'Immagine centinaia di femmine cenciose, tutte sanguinanti, si trascinavano nella polvere. Gli urli, i pianti, gli strepiti salivano al cielo. [...] La strada era bianchissima, d'una bianchezza accecante, a traverso campi di frumento. [...] Ai lati della strada, di tratto in tratto, stavano distesi in mezzo alla polvere certi esseri deformi che non avevano più apparenza di creature umane: uomini malati d'elefantiasi, che mostravano una gamba nericcia, enorme come un tronco d'albero; ciechi che avevano gli occhi incavati e rossi, d'onde sgorgavano materie purulente; lebbrosi tutti coperti di piaghe; donne idropiche che scoprivano ilo ventre gonfio, per muovere la pietà; le più miserabili deformità e le infermità più ributtanti erano là tra la polvere, al pieno sole. [...]»

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il promontorio si trova in località Portelle-San Fino, lungo la SS 16, in direzione per Fossacesia Marina. Si tratta di un costone tufaceo ricoperto di finestre e vegetazione, oggi pesantemente fiaccato dall'edilizia privata, con varie abitazioni costruite attorno, impedendo in parte la vista naturale che doveva esserci al tempo di D'Annunzio e la Leoni. Varie abitazioni oggi sono state riconvertite a ristoranti, mentre un lembo di terra si trova alla fine della falesia, ristrutturato a belvedere sul mare, con una panchina a forma dello Stivale italiano, e pannelli esplicativi che raccontano il soggiorno del poeta. Al di sotto è possibile vedere il trabocco Turchino.

L'eremo vero e proprio è preceduto da una muraglia in mattoni per impedire frane, con affissa una grande targa commemorativa che rievoca la presenza del poeta. La casa è molto semplice, in stile rurale ottocentesco, a pianta quadrangolare; al piano terra col porticato, segue il piano superiore in cui il corpo centrale è caratterizzato da una sequenza di tre aperture, che danno accesso alla balconata con balaustra traforata. Tutto il fronte è rivestito di blocchi squadrati di pietra arenaria, e ricorsi regolari geometrici. Il giardino che guarda verso il terrazzo in affaccio sulla strada statale 16, conserva il sepolcro di Barbara Leoni, realizzato nel 2009.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Abruzzo. Sulla costa cantata da D'Annunzio, in Repubblica.it, 8 luglio 2015. URL consultato il 19 giugno 2017.
  2. ^ I colossali ragni di legno che ispirarono d’Annunzio - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 19 giugno 2017.
  3. ^ L'Eremo Dannunziano, Santuario d'amore - Tesori d'Abruzzo, in Tesori d'Abruzzo, 7 gennaio 2014. URL consultato il 19 giugno 2017.

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