Enzo Colacino

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Enzo Colacino

Enzo Colacino, all'anagrafe Vincenzo Colacino (Catanzaro, 15 marzo 1948), è un regista, comico e scrittore italiano.

Attore e cabarettista, è autore di commedie in vernacolo catanzarese e vanta all'attivo più di seicento esibizioni nei vari teatri calabresi.

Dal 1998 ad oggi porta nelle piazze e sui palcoscenici della Calabria i suoi spettacoli di Cabaret, il più noto fra tutti è Parrandu Parrandu, il cui nome dello spettacolo è tratto da un suo libro.

Nei suoi spettacoli non fa mai mancare la sua satira di costume, toccando temi anche molto delicati con ironia e tanta umanità, le sue parodie di canzoni famose adattate rigorosamente in dialetto catanzarese e la "calabresità", suo vero e proprio marchio di fabbrica.

In alcune esibizioni si diletta a recitare versi di poeti catanzaresi tra i quali Achille Curcio di cui è grande amico e Giovanni Patari, che fu anche autore di una rivista satirica a Catanzaro nei primi del novecento e che in un certo senso potrebbe considerarsi come il predecessore ed il mentore.

Oltre alle collaborazioni periodiche con i giornali cittadini scrivendo rubriche di satira in dialetto catanzarese, è anche autore di due libri, scritti entrambi in dialetto catanzarese: “E cchi ni manca?” e “Parrandu parrandu”.[1] [2] [3]

Grande plauso a Enzo Colacino lo si deve soprattutto per aver ridato vita all'antica maschera calabrese di Giangurgolo, riportandola in auge in alcune manifestazioni e spettacoli in giro per l'Italia.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera artistica di Colacino inizia nel 1985, quando entra nella compagnia Laboratorio Teatro Azione di Nino Gemelli, impersonando nelle commedie del fondatore sempre personaggi diversi.

Nel 2002 lascia il laboratorio e fonda la compagnia Quelli che il teatro, portando in scena in teatro e nelle piazze della Calabria commedie di cui è regista e interprete insieme a Pino Tafuri, la moglie Nuccia Fotino, il figlio Fabio, Amalia Lostumbo, ed altri attori.

Contemporaneamente porta in scena Giangurgolo la maschera di Calabria, di Vittorio Sorrenti.

Sempre nel Giugno del 2002 è ospite della Comunità Calabrese di Toronto, in Canada, per un tour di due settimane, terminato con uno spettacolo di beneficenza conclusivo al Verdi Convention Center, alla presenza di 500 partecipanti alla cena di gala per la raccolta fondi.

Enzo Colacino insieme ad Ettore Capicotto, nel 2007 durante il Festival del Vernacolo

Ha collaborato con una rubrica dal titolo “Secundu mia” al mensile “Il Catanzaro” quando la squadra ha militato nell’ultimo campionato di serie B. Da settembre 2007 ad agosto 2008 è stato presente sulla prima pagina del “Il Domani” ogni domenica con una rubrica di satira politica, ed attualmente scrive settimanalmente per la testata il “Quotidiano della Calabria” ovviamente in dialetto Catanzarese.

Nel 2007 cura la Direzione Artistica della prima edizione del "Festival del Vernacolo[5]", la rassegna dedicata alle compagnie catanzaresi organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro.

Enzo Colacino rappresenta Giangurgolo

Per tre volte ha rappresentato la Calabria al Festival Nazionale delle Maschere di Parma, vestendo e portando in scena la maschera di Giangurgolo.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime apparizioni in tv dell'artista risalgono agli anni ’80 quando interveniva come presidente dell’ABC ( Associazione Bidelli Calabresi) nel programma Scopri il Mondo sulle reti di Telespazio Calabria. di grande successo e ascolti le puntate andate in onda anche sul satellite di Non solo cabaret come cabarettista e poi nell’ultimo anno come conduttore.

Enzo Colacino in una scena del programma Unti e Bisunti
Enzo Colacino in una scena di Unti e Bisunti

Su Rai 2 ha recitato nella trasmissione Misteri per la ricostruzione del “Giallo del Cavalcavia” legato ad un fatto realmente accaduto negli anni ’30 e che ebbe come scenario il Ponte di Siano, a Catanzaro.

Viene spesso invitato in trasmissioni di intrattenimento e sportive sulle reti locali catanzaresi.

Ha partecipato ad un episodio del programma televisivo Unti e Bisunti andata in onda il 25 Settembre del 2015, sul canale tv digitale DMax.

Nell'episodio, girato in Calabria e dedicato alla cucina calabrese, Colacino interpreta il ruolo di uno degli "Uomini col Morzello", nella realtà i soci della "Antica Congrega Tre Colli" di Catanzaro.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Attore Teatrale[modifica | modifica wikitesto]

  • 1989: Turuzzu e Luvicia
  • 1990: Setta ottu nova e decia
  • 1990: Bongiornu e aguri
  • 1992: Cui sìmina amuri..meta cuntentizza
  • 1992: Basta abbasta e suverchja
  • 1993: A vucca è na ricchizza
  • 1993: Dui càmbari e serbizzi
  • 1995: Candida
  • 1995: Virus
  • 1996: I funghi però
  • 1997: Giangurgolo

Regista e Attore Teatrale[modifica | modifica wikitesto]

  • 1998: Ccu i sordi s’acconza tuttu
  • 1999: Fama amura e malatia
  • 2001: Clinica privata
  • 2009: Titina a la quarantina

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • E cchi ni manca?, Catanzaro, Vip Comunicazione, 1994.
  • Parrandu Parrandu, Catanzaro, Autoproduzione, 2000.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In occasione delle riprese girate a Catanzaro, della trasmissione Unti e Bisunti, Colacino è stato proclamato Primo Socio Onorario della "Antica Congrega Tre Colli" di Catanzaro, associazione culturale per la promulgazione e conservazione dell'Illustrissimo Morzello piatto tipico catanzarese e delle tradizioni locali.[6]
  • Una sua commedia “Fama amura e malatia” è stata tradotta in dialetto napoletano e portata in scena in Campania dalla compagnia "Il Carro di Picchipò" di Lamberto Lamberti. Questi, un catanzarese da trent’anni a Napoli ha interpretato la parte di Colacino mantenendo in scena il dialetto Catanzarese.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]