Elio De Cupis

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Elio De Cupis (Aggius, 1924Teramo, 13 aprile 1944) è stato un partigiano italiano. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Militare sbandato, dopo l'8 settembre 1943 si batté alla testa di una piccola formazione partigiana sui monti della Laga, fra Ascoli Piceno, L'Aquila e Teramo. Elio De Cupis fu sorpreso dai fascisti, mentre stava riposando con altri quattro partigiani nei pressi di Montorio al Vomano. Deferito al Tribunale militare straordinario di Teramo, il giovane fu condannato a morte. Fu fucilato al cimitero di Teramo, subito dopo il processo, con il teramano Erminio Castelli e il veneziano Sergio Gucchierato[1]. Secondo alcuni testimoni, i tre partigiani, furono condotti sul luogo dell'esecuzione ammanettati. Mentre erano avviati al sacrificio, cantavano inni patriottici, intervallati a "Bandiera rossa". Quando il manipolo fascista li legò alle sedie, il De Cupis raccomandò al comandante di sparare bene. Dopo la prima scarica che uccise gli altri due compagni partigiani, ferito gravemente ebbe ancora la forza di irridere ai suoi assassini. Alla liberazione di Teramo che avvenne il 17 giugno 1944, due dei fascisti coinvolti nella fucilazione, furono scovati dai patrioti e giustiziati sul posto.
Nel suo paese natale[2] e a Sassari[3], sono state intitolate vie al giovane eroe partigiano.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Generoso figlio dell'eroica terra sarda, impugnava, tra i primi, le armi per il riscatto del popolo italiano. Dapprima tra i partigiani di Leonessa con l'incarico di staffetta sciatore, poi combattente sui monti della Laga, sempre assolveva il suo compito con serenità, fermezza e coraggio. Sorpreso nel sonno, veniva catturato e sottoposto a tortura perché rivelasse la posizione del suo reparto, ma non parlò. Processato dal Tribunale Speciale, che Io condannava a morte, coglieva l'occasione per vantarsi degli atti eroici compiuti nel nome dell'Italia libera. Davanti al plotone di esecuzione non vacillava, ma rivolgeva ancora parole di sprezzo contro i suoi carnefici accusandoli di tradimento alla Patria. Ferito gravemente alla prima scarica, si rivolgeva ai suoi assassini con un sorriso di scherno dicendo: « Vigliacchi, avete paura persino di sparare; imparate a mirar giusto! ». Magnifico esempio di chi sa morire per la giusta causa della libertà.»
— Teramo, 13 aprile 1944.[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L’ultima alba di tre giovani eroi a Teramo, su storieabruzzesi.it. URL consultato l'11 novembre 2011.
  2. ^ Via Elio de Cupis, Aggius, su google.com. URL consultato l'11 novembre 2011.
  3. ^ Via Elio de Cupis, Sassari, su google.com. URL consultato l'11 novembre 2011.
  4. ^ Dettaglio decorato, quirinale.it. URL consultato l'11 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]