Donato Cocco

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Donato Cocco

Donato Cocco (Sant'Eusanio del Sangro, 11 giugno 1798Chieti, 6 settembre 1873) è stato un avvocato e politico italiano.

Figlio di Filippo Cocco e Chiara Rosato, si sposò con Clorinda Ricci, appartenente alla famiglia dei baroni Ricci di Casoli. Compì presso l'Università di Napoli gli studi in giurisprudenza, ed ebbe tra i suoi maestri Nicola Nicolini, di cui fu l'allievo prediletto. Nel periodo universitario si avvicinò ai moti carbonari ed aderì al movimento di Guglielmo Pepe.

Conseguita la laurea iniziò la carriera professionale ottenendo, in seguito alla vincita di un concorso a cattedra, la nomina di giudice a Pratola Peligna, mentre qualche anno dopo operò presso il Giudicato Regio di Lama dei Peligni. In seguito alla concessione nel 1848 della costituzione venne eletto, per la circoscrizione di Lanciano, al Parlamento napoletano, ma con la successiva restaurazione venne destituito dall'incarico di giudice. Fu anche processato e sorvegliato dalla polizia borbonica.

Dopo il 1849 si dedicò alla professione forense, occupandosi in larga parte della difesa dei patrioti di Chieti e provincia, che furono colpiti dalla persecuzione borbonica. Tra questi si ricordano Gian Vincenzo Pelliccioti, Vella, Nobili, Garzanelli e Moscone.

Quando Giuseppe Garibaldi entrò in Napoli, Donato Cocco fu tra i patrioti che proclamarono a Chieti la Prodittatura. In seguito alle elezioni della prima legislatura italiana venne eletto, con voto plebiscitario del 27 gennaio 1861, deputato per il collegio di Gessopalena al Parlamento, risultando il primo dei deputati di Chieti. Nella successiva legislatura fu candidato non eletto.

Altre sue cariche politiche furono quelle di segretario del consiglio provinciale, consigliere comunale per il mandamento di Orsogna (1870), e componente del decurionato chietino. Fu tra i fondatori della Società Operaia di Chieti, e fu anche promotore della Cassa di Risparmio Marrucina. In occasione del centenario dell'Unità d'Italia il Comune di Chieti gli ha dedicato una lapide, collocata nella casa in cui visse, in via Mater Domini, abitata oggi dai diretti discendenti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cletto Arrighi, I 450 deputati del presente e i deputati dell'avvenire per una società di egregi uomini politici, letterati e giornalisti, Milano, Tipografia Autori Editori 1864-1865, volume III, pagg. 238-247.
  • Gabriele De Sanctis, In morte di Donato Cocco: discorsi pronunciati nella chiesa di San Francesco in Chieti il 6 settembre 1873, Chieti, Del Vecchio, 1873
  • Alberto Malatesta, Ministri, deputati e senatori eletti dal 1848 al 1922, Milano, Istituto Editoriale Italiano Tosi
  • Telesforo Sarti, Il parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti e creati dal 1848 al 1890, Terni, Tipografia Ed. dell'Industria, 1890, pag. 569.
  • B. Sulli, Donato Cocco, in, PQM II/99.
  • Verbale della giunta elettorale del distretto di Lanciano con la proclamazione a deputato di Donato Cocco (ed altri), Lanciano, 1848
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