Cultore della materia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il cultore della materia è una figura accademica prevista dalla legge italiana.

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

La figura è disciplinata da R.D. 4 giugno 1938 n. 1269,[1] il titolo abilita a far parte delle commissioni per gli esami di profitto e di laurea nelle università, nonché a tenere seminari, esercitazioni ed altre attività didattiche integrative. Essi potevano essere altresì abilitati a partecipare ai concorsi indetti dagli atenei per l'assegnazione di contratti di libera docenza universitaria. Il D.P.R. 11 luglio 1980 n. 382, all'art. 32, nel disciplinare i compiti dei ricercatori universitari, prevede che essi possano "partecipare alle commissioni d'esame di profitto come cultori della materia".

Requisiti[modifica | modifica wikitesto]

L'attribuzione della qualifica di cultore della materia spetta all'università. Le regole di nomina sono disciplinate dall'autonomia dei singoli atenei, ma in molte università italiane, come l'Università degli Studi di Napoli Federico II e l'Università di Pisa, essi vengono selezionati dai consigli di dipartimento (prima della riforma Gelmini, dai consigli di facoltà universitaria[2][3]) e poi nominati dai rettori. Secondo i regolamenti citati, il titolo ha una durata limitata nel tempo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 42 del R.D. 4 giugno 1938, n. 1269
  2. ^ [1] Regolamento didattico di Ateneo dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II"
  3. ^ [2] Università di Pisa, Delibera del Senato Accademico n. 242 del 7 giugno 1994 e ss. mm. ii.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]