Collegiata di San Lorenzo (Montevarchi)

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Collegiata di San Lorenzo
Collegiata di San Lorenzo (Montevarchi), esterno 02.jpg
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàMontevarchi
Religionecattolica
TitolareSan Lorenzo

Coordinate: 43°31′25.32″N 11°34′05.2″E / 43.5237°N 11.568111°E43.5237; 11.568111

La collegiata di San Lorenzo è la principale chiesa di Montevarchi. Si trova sul lato est di piazza Varchi, la piazza centrale della città.

«Alla fama del nostro arrivo il Contestabile della Festa con tutta la solennità del sopraddetto apparato ci si fece innanzi fuor della Porta, e coll'Insegna della sua maggioranza, e con replicati tiri di moschetti, e con trombe, e tamburi, e flauti molto festevolmente accogliendoci, e la nostra fila in mezzo a quelle de' soldati ricevendo, ci fé scorta in fino alla Collegiata, dov' era 'l concorso grandissimo. Con le due consuete strofe del Pange lingua s' adorò l'Altare del Sacramento, e quello, che conserva il dolcissimo Tesoro delle Sacrosante Mammelle coll'Inno O Gloriosa Virginum in falso bordone si venerò. Nell'uscir di Chiesa, che a capo della piazza risiede, si ridestò l'acquietato strepito de' moschetti, e delle trombe, col favor delle quali, da infinita moltitudine seguitati, ci portammo fuori della Porta di Montevarchi, dove il Governatore al Contestabile, e agli altri Vffiziali della Festa quelle grazie rendé, che a sì nobile, e sì pomposo, e sì magnifico ricevimento giudicò convenirsi.»

(Vincenzo da Filicaia, Il pellegrinaggio della ven. Compagnia di S. Benedetto Bianco alla Santa Casa di Loreto, 1607)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Poggio di Cennano[modifica | modifica wikitesto]

Il Poggio di Cennano

La primitiva e originaria chiesa di San Lorenzo in Montevarchi non era una collegiata e non era neppure la principale chiesa cittadina. Di più: non era neppure dove sta adesso. Infatti la prima San Lorenzo era appena una cappellina che si trovava sul Poggio di Cennano all'interno delle mura di quello che un tempo fu il Castellare di Montevarchi.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castellare di Montevarchi.

All'epoca della fondazione di questa san-lorenzino, non anteriore al XII secolo, il borgo del castello, che molto probabilmente stava entro i bastioni del fortilizio ma fuori dal mastio, aveva già la sua bella chiesa con tanto di parrocchia ovvero Sant'Andrea Apostolo a Cennano. Dunque era un fatto piuttosto singolare che i Conti Guidi, proprietari del castello e del suo territorio, volessero una seconda chiesa sul poggio in quella che poi non era una grandissima comunità se si considera che le famiglie del primo nucleo di "Montevarchi di sopra" non superavano la trentina. Per questo la tradizione popolare attribuiva la nascita di San Lorenzo alla volontà dei conti del castello di possedere una propria cappella privata. In realtà dietro all'"operazione San Lorenzo" non c'era tanto del fervore religioso quanto una vera e propria questione politica.

La diocesi di Arezzo e il monastero della Ginestra visti dal Colle di Cennano

I primi signori del castello infatti non erano stati i Guidi ma i marchesi di Colle detti poi Bourbon del Monte di Santa Maria i quali erano legati a doppia mandata al vescovato aretino che oltretutto, nel corso dei secoli, avevano più volte presieduto. Per questo Sant'Andrea, fin dalla sua fondazione, apparteneva alla diocesi di Arezzo pur tecnicamente trovandosi in diocesi di Fiesole.

Il confine tra le due diocesi correva allora e corre ancora oggi lungo un corso d'acqua chiamato appunto Dogana che si trova appena sotto al colle su cui sorgeva il castello. Ma, fino a tutto il XIII secolo, la valle dell'Arno compresa tra l'odierna Levane e Figline Valdarno era praticamente disabitata e dunque, attraversato il borro venendo da Arezzo verso Firenze, il primo insediamento religioso fiesolano che si incontrava era la Pieve di Cavriglia che distava dal confine oltre 6 km in linea d'aria mentre Arezzo aveva, appena al di là del fiume, un enorme ospedale con tanto di monastero: Sant' Angelo alla Ginestra.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monastero della Ginestra.

Il castello di Montevarchi venne dunque evidentemente edificato dai Bourbon del Monte per poter controllare e difendere il monastero della Ginestra da attacchi a sorpresa come quello dei saraceni che lo rasero al suolo nell'849. Il monastero, e l'ospedale annesso, non erano importanti di per sé stessi ma, siccome si trovavano su una delle arterie viarie principali che collegavano Roma con il Nord Europa, il volume del via vai di pellegrini e viandanti che vi passavano e vi si fermavano era tale che, per i signori feudali della zona, era un lucrosissimo affare la riscossione dei pedaggi per l'attraversamento del confine o della dogana da cui il nome del corso d'acqua. Se la Ginestra andava di nuovo distrutta, addio business.

E l'unico colle dove poteva sorgere un fortilizio che fosse in posizione rialzata e in modo da tenere sott' occhio il traffico da e verso l'ospedale era appunto il Poggio di Cennano che però era fuori dalla giurisdizione dei vescovi aretini. Questo dettaglio è tutt'altro che secondario in quanto permette di datare con precisione l'erezione del castello Montevarchino a un arco di tempo che va dal 1014 al 1027 ossia durante il marchesato di Ranieri di Toscana.

Infatti solo il signore di Toscana, di cui i vescovi-conti di Arezzo e Fiesole erano vassalli, poteva autorizzare l'erezione di un castello appartenente alla diocesi di Arezzo ma geograficamente nella diocesi di Fiesole. L'equazione a favore dei Bourbon del Monte si chiude essendo Ranieri non solo Marchese di toscana ma anche uno dei capostipiti della casata ed essendo stato Elemperto, suo fratello, vescovo di Arezzo fino al 1014.

Quando però il castello passò ai Guidi la situazione cambiò radicalmente perché i nuovi conti erano da tempo in conflitto aperto con i vescovi di Arezzo che per di più avevano preso pure a ruotare nella sfera di influenza degli Ubertini, acerrimi nemici dei Guidi. Pertanto la fondazione di una seconda chiesa, come suffraganea della pieve di Cavriglia e quindi decisamente sotto Fiesole, era una chiara dichiarazione d'intenti.

La convivenza sul poggio tra San Lorenzo e Sant' Andrea durò comunque poco perché il colle di Cennano, una specie di gobba di arenaria sedimentatasi ai tempi di un antico lago pliocenico, sotto il peso degli edifici e il continuo passaggio di uomini e mezzi cominciò a franare e nel corso del XIII secolo prima gli abitanti del borgo, poi la parrocchia di Sant' Andrea, dopo San Lorenzo e infine le autorità politiche cittadine si trasferirono proprio sotto il colle, al lato del Dogana e in Diocesi di Fiesole lasciando più in alto solo un cumulo di rovine. E la baruffa continuò nel fondovalle.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Cennanino e Convento dei Cappuccini (Montevarchi).

La discesa nel Mercatale[modifica | modifica wikitesto]

Fantasiosa ricostruzione della donazione della reliquia del Sacro Latte al priore di San Lorenzo in un affresco settecentesco di Palazzo Mari. Sullo sfondo la prima chiesa laurentina del mercatale

I primi a scendere dal poggio e a trasferirsi a valle intorno al mercatale, ossia il luogo dove si teneva il mercato cittadino, furono senz' altro gli abitanti del borgo annesso al castello e dunque a ruota Sant' Andrea a Cennano in quanto proprio quella parte del colle era la più cedevole e stava cominciando a scivolare via. Infatti, davanti al luogo dove sorgeva l'antica chiesa di Cennano, segnato oggi dalla cappellina di Cennanuzzo, e dove presumibilmente era stato edificato il primo borgo montevarchino, si apre una scoscesa scarpata risultato di continue e successive frane e cedimenti. Il mastio del castello invece, e dunque la sua chiesetta, non avevano tutta quella fretta di trasferirsi perché si trovavano in un'area della collina più stabile tant' è che, dal XVI secolo, sulle rovine di entrambi venne costruito il Convento dei Cappuccini che, modificato e ampliato più volte nel corso dei secoli, non ha mai subito danni strutturali di sorta legati alla geomorfologia del sito in cui si trova.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Cennanino.

Si legge, in un atto rogato il 6 novembre 1227, che un Maestro Giovanni di Ughetto, medico in Montevarchi, in quella data donava alla canonica di San Lorenzo, nella figura del priore Bonagiunta, un'abitazione «sita apud Monteguarchi in Burgo de Pugnacoda». Nel corso dei secoli, questo stesso atto è stato più svolte sbandierato come la dimostrazione che già in quel periodo San Lorenzo si era trasferita a valle. Questo per avvalorare la leggenda cinquecentesca, perché di leggenda si tratta, che il conte Guido Guerra VI avesse donato nel 1266 proprio a San Lorenzo la reliquia del Sacro Latte che, fino a tutto il Settecento, era per chi la possedeva lo scettro magico del potere su Montevarchi. In realtà non esistono prove che la reliquia sia stata portata a Montevarchi da Guido Guerra, né che questo sia avvenuto nel 1266, né che il conte l'abbia consegnata al proposto di San Lorenzo. Anzi.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sacro Latte.

Un'analisi più attenta delle varie fonti documentarie e archeologiche dimostrerebbe invece che quel documento, con molta probabilità, sta solo ad indicare che nel mercatale esisteva già una comunità organizzata e ormai stabilizzatasi tanto da poter comprare, vendere e cedere immobili. Se poi lo si compara con la data del 1231 incisa sull'architrave di Cennanuzzo, possibile anno dell'edificazione della cappellina, se ne può facilmente dedurre che intorno a quel periodo anche Cennano era già nel mercatale. Mentre di sicuro il castello e San Lorenzo erano ancora al loro posto nel 1270 quando Guido Guerra VI dei Conti Guidi vi morì, e magari vi venne anche sepolto, dopo essersi ritirato a vita privata. E lo erano anche nel 1273 quando il castello con annessi e connessi venne definitivamente comprato dai fiorentini. Senza contare che la pietra più vecchia che ci è rimasta della chiesa, il bassorilievo del martirio di San Lorenzo conservato nel museo della Collegiata, è datata 1283.

Dunque la data ipotizzabile della discesa di San Lorenzo in "Montevarchi di sotto" potrebbe piuttosto essere il 1275 quando Manetto, vescovo di Fiesole, e Guglielmino Ubertini, vescovo di Arezzo, si accordarono perché la parrocchia di Cennano, pur rimanendo sotto la diocesi aretina, riconoscesse la superiorità della chiesa di San Lorenzo e di Fiesole. Di un simile compromesso non ci sarebbe stato bisogno se le due chiese, da separate che erano, non si fossero riavvicinate.

San Lorenzo tardo-romanica[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'antica chiesa di San Lorenzo con gli altari aboliti poi dal vescovo Francesco da Diacceto il Giovane. Montevarchi, Museo della Collegiata

Mancando anche in questo caso date certe sull'anno di inizio della costruzione della nuova San Lorenzo e soprattutto su quello di inaugurazione si possono solo azzardare delle ipotesi. Ed essenziale, a questo proposito, è l'arrivo del Sacro Latte a Montevarchi databile tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV. Perché stando alla cronica di Jacopo Sigoni, che in questo caso non era certo un iconoclasta in quanto canonico della stessa San Lorenzo, quando la reliquia arrivò a Montevarchi venne originariamente riposta in San Ludovico a causa del fatto che ancora San Lorenzo non era stata ultimata. Siccome la costruzione di San Ludovico cominciò nel 1327 e finì, con la collocazione dell'altare maggiore, solo nel 1360 è forse contemporaneamente o di poco posteriormente a quel periodo che si deve far risalire l'erezione della chiesa almeno nella sua versione finale.

Non deve però stupire il lasso di tempo esageratamente ampio che corre tra l'accordo del 1275 e la probabile fine dei lavori di edificazione di San Lorenzo, come per altro quello di San Ludovico che pur aveva dietro la fortuna dei Ricasoli, dato che Montevarchi all'epoca era un piccolo centro agricolo spesso devastato da violenti fatti d'armi e quindi non poteva certo sobbarcarsi in un colpo solo spese piuttosto ingenti, almeno per l'epoca, quali i materiali edili o la manodopera qualificata per tirare su una chiesa. Basti pensare che, quasi tre secoli dopo, per costruire Santa Maria al Giglio ci vollero più di trent'anni. Inutile aggiungere che le tre chiese non è che per decenni rimanessero chiuse al culto fino a che non fosse stata posata l'ultima pietra ma, ovviamente, continuavano ad officiare in strutture di volta in volta provvisorie.

Leone X in visita a Montevarchi con San Lorenzo sullo sfondo. Montevarchi, Palazzo Mari

Di come dovesse apparire la chiesa di San Lorenzo prima della ristrutturazione in chiave barocca di Massimiliano Soldani Benzi, ne ha lasciato memoria il proposto Prospero Gasparo Conti: «Piccola fu per tanto la nostra Chiesa ne primi tempi, di modo che la lunghezza della medesima per estensione di quaranta braccia non passava lo scalino, che ora forma il Presbiterio, o per meglio dire lo scalino accanto alla porta delle due Sagrestie; diciassette braccia aveva la larghezza; ventitré, o ventiquattro d'altezza; Era di forma quadrilunga senza Cappelle; se non fosse qualche Tribuna all'Altar maggiore secondo l'uso di quei tempi, conteneva bensì molti Altari di Cappellanie, e perché alcuni di essi erano mal tenuti, Monsignor Francesco Catani da Diacceto Vescovo di Fiesole, in occorrenza di Visita l'anno 1581, gli abolì col consenso dei Compadroni, trasferendo i titoli di dette Cappellanie in quei pochi, che aveva lasciati. Non aveva né volta ne soffitta, ma la sola coperta del tetto. Il pavimento era quasi al piano della Piazza, se non che all'entrare si salivano due scalini, o in esso erano molti sepolcri mal disposti, e lo stesso pavimento tutto lacero.

Il "Martirio di San Lorenzo" unico pezzo rimasto della fase tardo-romanica di San Lorenzo. Il bassorilievo riporta la data del 1283
La facciata interna della prima San Lorenzo con a sinistra la Cappella del Latte alias "Tempietto robbiano" e sulla sinistra il fonte battesimale. Sullo sfondo il confronto con la struttura ampliata da Soldani Benzi. Montevarchi, Museo della Collegiata

Nell'ingresso, e per quanto teneva la larghezza della porta, si formava un ricetto prima d'entrare nel vano della Chiesa, quasi nella maniera che sta presentemente, nella parte sinistra del medesimo era una porticella, dentro la quale cominciava una scala a lumaca, che conduceva al terrazzino, dove si mostrano le Reliquie, il qual terrazzino era allora più basso di quel che è adesso circa tre braccia, e forse più. Nella destra era un'altra porticella simile, dentro alla quale era il Santuario, dove si conservava la Reliquia del Sacro Latte, insieme colle altre nel corso dell'anno; dimodoché detto Santuario rimaneva dietro all'altare della Cappella, diviso solamente da essa colla parete principale della medesima, anzi dietro a gradi dell'Altare, e nella stessa parete era una graticola di ramo con due Angioli da una parte e l'altra di Marzacotto indicanti il detto Santuario, li quali insieme colla graticola furon poi messi per ornamento sopra la porta interiore della nuova Sagrestia di Fraternita.

Sopra la porticella sinistra erano alcune pitture rappresentanti il passaggio, che fece per Montevarchi papa Leone X che si vedea portato sotto il baldacchino col seguito di molti Cardinali, o Prelati a cavallo; e sopra l'altra porta del Santuario era un marmo quadro della grandezza d' un braccio in circa, in cui era descritto latinamento il predetto passaggio, la visita fatta della Chiesa, e della Reliquia, colla memoria dell'Indulgenza perpetua, che egli lasciò il 24 di Novembre, e sopra questo marmo, che tuttora esiste incastrato nel muro in fondo di Chiesa, scorgesi scolpita in basso rilievo l'Arme di quel Pontefice.

Usciti con quattro passi di questo ricetto, si entrava nel vuoto della Chiesa, e a mano sinistra era il Fonte Battesimale, sotto un arco di pietra di struttura Gotica molto semplice, sostenuto da una parte con una colonna di pietra, o dall'altra riposava sul muro dal Campanile. Formava una quasi Cappella in distanza dal muro del prospetto circa tre braccia. Tra 'l Battisterio, e 'l muro del Campanile era un'[sic] uscetto per comodo di salire a sonare le Campane.

Nell'altra parte della facciata interiore ora la Cappella della Santa Reliquia, che appoggiandosi anco alla parete laterale della Casa della Propositura veniva a rimanere in un angolo della Chiesa. Non potea per conseguenza girarsi intorno se nou a due delle quattro parti, che la componevano [...]

Era per tanto la facciata esteriore ornata di pietre, con pilastri, e capitelli negli angoli, e cornicione per traverso, sopra il cornicione era un occhio, o finestrone ovato, e tutto il costaguto fino alla sommità parimente ornato di pietre. La porta era nel mezzo di due colonne, sopra le quali si posava la ringhiera, o terrazzino, dal quale si fa l'ostensione delle Sacre Reliquie. A questo formava una specie di baldacchino una tettoia dalla parte di sopra, coperta di piombo, o nel di sotto stoiata, e dipinta colle Immagini delle tre Virtù Teologali. Dalle parti si vedeva a quell'altezza il residuo della pittura di alcuni Angioli, e poco sopra, due finestrelle a arco non per dar lume, ma tutto per ornamento della facciata. Niuna di queste cose è stata rimessa in opra, salvo i Marzacotti del terrazzino, non essendo il di più a proposito per il nuovo ordine della fabbrica, e divorato in gran parte dal tempo»[1].

La fine della tregua con Cennano e l'elevazione a Collegiata[modifica | modifica wikitesto]

Madonna in gloria tra i santi Lorenzo e Macario di Giovanni Balducci, detto Il Cosci, fine sec. XVII

Pur rimanendo seconda a San Lorenzo, secondo l'accordo firmato nel lontano 1275, la chiesa di Sant'Andrea a Cennano nei secoli aveva continuato a crescere e ad arricchirsi tanto che a metà del Seicento, secondo Sigoni, Cennano aveva «entrate [...] tali che si potrebbe [mantenere] un Capitolo di canonici, massime che vi sono Cappelle di numero 7 da unirsi al capitolo». Quantificando Sant' Andrea possedeva beni immobili per un totale di 6,4 ettari che mantenevano un priore e sette cappellani[2]. Per questo il vescovo di Arezzo Bernardetto Minerbetti, l'8 febbraio 1557, decise di elevarla da prioria a prepositura parificandola, ecclesiasticamente, a San Lorenzo. E in città scoppiò il finimondo.

Anche in questo frangente la religione c'entrava poco o nulla: era tutta una questione di denaro, prestigio e potere. Infatti i differenti priori, preposti e cappellani delle due chiese erano tutti appartenenti alle famiglie più in vista di Montevarchi e si sostenevano grazie alle rendite patrimoniali generate dalle varie proprietà immobiliari associate a un titolo correlato a una cappella, come nel caso di Santa Maria al Giglio che ne aveva e ne ha due, o a un altare nel caso di tutte le altre chiese del centro. Ovviamente il titolare dell'altare maggiore, cioè il parroco vero e proprio, era quello che incassava più di tutti.

In questo caso il preposto di San Lorenzo non temeva in senso pecuniario la concorrenza di quello di Cennano in quanto faceva capo all'altare maggiore laurentino un'estensione di terreno doppia rispetto a Cennano, ossia 12,2 ettari tra terre, orti e vigne più una bottega e una casa[3]. Tanto per fare alcuni esempi, l'altare dell'Annunciazione controllava 4 ettari, quello di Sant'Antonio Abate 3,2, quello di Santo Stefano un forno, una vigna e circa un ettaro di terra[4].

Il problema però stava nel prestigio e nel potere che le varie famiglie oligarchiche montevarchine potevano vantare controllando la prepositura di San Lorenzo senza contare le ambizioni carrieristiche dei prelati, dato che diventare l'unico preposto cittadino significava pur sempre qualcosa. Ma adesso che i preposti erano due e con praticamente lo stesso numero di cappellani saltavano tutti gli equilibri politici ed ecclesiastici vecchi di almeno tre secoli.

Intervenne allora l'"eminenza grigia" della città Carlo Bartoli, potentissimo capo della Fraternita del Sacro Latte e manovratore occulto delle fortune del Monte Pio, che per dare maggior prestigio a San Lorenzo dette il via, in quell'anno, alla fondazione del Monastero di Santa Maria del Latte in modo da riequilibrare, anche in senso monastico, le disparità tra le due chiese dato che Cennano aveva giurisdizione su quello della Ginestra.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monastero di Santa Maria del Latte.

Dopodiché la Fraternita mise a disposizione una rendita annua di 80 fiorini d'oro per il mantenimento di due ulteriori canonici e il Monte Pio 30 fiorini d'oro per un terzo canonico. Fu così che nel 1561 papa Pio IV nella Bulla erectionis Ecclesie Collegiate Sancti Laurenti elevò San Lorenzo al grado di Insigne Collegiata stabilendo che la chiesa dovesse avere un proposto che poteva fregiarsi del titolo di primicerio e che sarebbe stato "caput aliorum" cioè a capo di tutti gli altri dunque dei "septem canonicatus", sette canonici, e dei vari cappellani. Cennano era letteralmente fregata.

Naturalmente questo tipo di operazione ecclesiastica che aveva però anche profondi risvolti politici non poteva essere portata avanti solo dalla Santa Sede e senza il consenso granducale. E fu infatti il potere civile a scegliere il primo monsignore nella figura di Benedetto Varchi, storico e intellettuale fattosi poi prete, che all'epoca era il più celebre personaggio legato in qualche modo alla città e la cui fama e autorità erano indiscusse.

Ma la scelta del Varchi era solo una decisione di facciata per calmare i bollenti spiriti dei montevarchini letteralmente sul piede di guerra. Intanto perché il Varchi del 1562 era, per usare un eufemismo, solo l'ombra di quello che era stato in gioventù, poi perché Benedetto era della famiglia dei Franchi-Mattei che erano affiliati alla Fraternita del Latte e coinvolti anche loro nelle lotte di potere relative a San Lorenzo e infine perché l'umanista scelse di farsi rappresentare in Montevarchi da Baldassarre Nannocci che era della stessa famiglia di Antonio Nannocci socio e braccio destro del Bartoli, e titolare dei benefici della cappella del Sacro Latte. Infine la beffa: Benedetto Varchi, pur avendo preso possesso per procura della titolarità del capitolo nel 1562, non mise mai piede a Montevarchi da monsignore in quanto poco prima dell'insediamento venne colto da un colpo apoplettico e morì nella sua villa fiorentina di Topaia.

A dimostrazione della malafede di tutti in questo vero e proprio "inciucio alla montevarchina" sta una lettera inviata dalla città a Cosimo I de' Medici il primo settembre del 1564, e conservata nell'Archivio Preunitario del Comune di Montevarchi, in cui si legge: «Sappia dunque Vostra Eccellenza che la Chiesa dove sempre, da che ci ricordiamo, siamo ricorsi a pregar Dio per la salute universale et ai divini uffitii et Sacramenti hoggi è estinta, del tutto abbandonata et da canonici et da soliti preti che l'uffiziavano, né si trova chi di loro voglia attendere non che uffiziarla, ma che più assai a dare i Sacramenti et più fino a battezzare; onde [...] preghiamo che si degni ovviar a tale disordine acciò non paia che siamo interdetti e non buoni figli di Santa Chiesa».

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno dell'oratorio di San Niccolò a Vernio
Interno della Collegiata
La facciata interna con la cantoria e l'organo settecentesco
L'altare maggiore
Una delle tante versioni dello stemma della Fraternita del Sacro Latte

L'antica San Lorenzo, con il suo stile ibrido che si ipotizza potrebbe aver oscillato tra il tardo romanico e il gotico toscano, non doveva essere dissimile, per convergenze sia spaziali che temporali, a quello di numerose chiese fiorentine tipo San Giorgio alla Costa sotto il Forte Belvedere. Venne comunque rimaneggiata nel 1560 e ancora nel 1637 fino a quando nel 1706 il proposto della Collegiata Angiolo Domenico Soldani o Soldani Benzi non commissionò a suo fratello Massimiliano il rifacimento totale dell'edificio.

A parte il macroscopico conflitto d'interesse, Soldani Benzi, che non era un architetto ma uno scultore e medaglista di fama, si occupò soprattutto del design della nuova chiesa e delle decorazioni in bronzo, sua specialità, mentre si avvalse, per le modifiche strutturali, dell'architetto fiorentino Giovan Battista Bettini e per le decorazioni marmoree del carrarese Giovanni Baratta. La squadra era comunque collaudata in quanto Soldani e Bettini, nemmeno un anno prima, avevano tirato su l'Oratorio di San Niccolò a Vernio. E praticamente identica rifecero la Collegiata di Montevarchi anche se in scala più grande.

I lavori, che costarono un bel po' se persino la festa paesana venne spostata da dopo Pasqua alla prima settimana di settembre per raccogliere più offerte, si protrassero per tre anni e si conclusero nel 1709. Un lampo per il tipo di modifiche che vennero apportate ma a quell'epoca di soldi, a Montevarchi, ne giravano parecchi.

La facciata e il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Ovviamente, ritoccando le dimensioni della chiesa, venne modificata pesantemente anche la facciata esterna. In particolare venne tolto il bassorilievo duecentesco del Martirio di San Lorenzo anche se venne lasciata la celebre terracotta robbiana che rappresenta Guido Guerra e la consegna della reliquia del latte. Quest'ultima fu rimossa solo nel 1880 per preservarla dal tempo e dalle intemperie. Poi nel 1932, al suo posto, venne collocato l'attuale moderno bassorilievo del martirio di San Lorenzo.

Il campanile, dai lavori settecenteschi, non venne invece toccato. La sua costruzione risale al 1440 anche se è nel 1560 che venne aggiunta la guglia piramidale che gli funge da tetto. La statua di San Lorenzo sopra l'orologio è anche questa opera di Pietro Guerri e vi venne collocata nel 1894.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

I due fecero piazza pulita sia della Cappella del Sacro Latte, nota anche come tempietto robbiano, sia di quella del fonte battesimale entrambe decorate con terrecotte di Andrea della Robbia. Le smontate formelle robbiane vennero murate alla rinfusa nella sacrestia della chiesa e lì rimasero fino al 1973 quando il tempietto venne ricostruito nell'attuale museo parrocchiale.

La navata venne arricchita dagli affreschi di Giovanni Camillo Sagrestani e di Matteo Bonechi raffiguranti episodi della vita di San Lorenzo oggi quasi del tutto sbiaditi. Sulla parete di sinistra, guardando l'altare maggiore, dalla sagrestia verso l'ingresso si riconoscono:

  • L'incontro tra il diacono Lorenzo e papa Sisto II.
  • San Lorenzo che distribuisce ai poveri le sue ricchezze
  • San Lorenzo che rende la vista a un cieco

Nella parete di destra andando dall'ingresso verso l'altare:

  • San Lorenzo che discute con il prefetto di Roma
  • San Lorenzo che mostra al prefetto poveri e bambini unico vero tesoro della sua chiesa
  • Il martirio di San Lorenzo

Ai lati del presbiterio nei due grandi ovali in alto sono ritratti i patroni di Montevarchi ovvero San Lorenzo a destra e San Macario Alessandrino sulla sinistra. Negli altri due ovali speculari della facciata interna si vedono a destra la consegna della reliquia del latte e, a sinistra, Leone X in visita a Montevarchi.

Altari laterali[modifica | modifica wikitesto]

L'altare di sinistra è dedicato alla Madonna del Rosario ed è sovrastato da una tela di autore ignoto raffigurante la Madonna con San Domenico di Guzmán, Santa Caterina da Siena, San Francesco e San Luigi IX.

Quello di destra invece è adornato da una pittura con la Madonna col Bambino in braccio e sotto i soliti San Lorenzo e San Macario. Era questo il quadro che nell'antica festa del perdono serviva a decorare l'altare esterno per la grande messa all'aperto.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Festa del Perdono (Montevarchi).

Cappelle laterali[modifica | modifica wikitesto]

La più recente, ricavata da alcuni ambienti della canonica a destra sul fondo di chiesa, è la cappella battesimale con un fonte marmoreo opera ottocentesca di Luigi Magi di Asciano. Qui si conservano anche le spoglie della beata Maria Teresa Scrilli.

Tra le due cappelle vere e proprie quella di destra è dedicata al Crocifisso e fino al 1975 conservava un crocifisso ligneo del XVII secolo che attualmente si trova nel museo parrocchiale. Al suo posto c'è oggi un altro crocifisso opera dello scultore montevarchino Renzo Brandi. Alle pareti due tele di anonimo del XVI secolo che raffigurano due evangelisti. Sulla cupoletta un affresco di Sagrestani & Bonechi con Abramo e Isacco che si recano al monte per il sacrificio.

La cappella di sinistra è impreziosita da un quadro dei Magi di Matteo Rosselli datato 1610 che in origine si trovava nella chiesa di San Ludovico. Anche qui, sulle pareti laterali, due tele ma quasi del tutto sfigurate mentre la relativa cupoletta è affrescata con il re di Gerusalemme Melchisedec che compie un sacrifico rituale.

Nelle due cappelle si conservano anche due urne lignee che contengono i resti di due martiri protocristiani provenienti dalla catacombe di Roma. A destra San Cesareo, precedentemente conservata nella Chiesa di Sant' Antonio, e a sinistra Santa Giustina.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Antonio Abate (Montevarchi).

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Risalente agli anni 1706-1709 è il gruppo marmoreo del Baratta che raffigura in alto un gruppo di angeli che sorreggono una Madonna con Bambino e sotto altri due angeli che sollevano una cortina che idealmente dovrebbe coprire il tabernacolo in cui è conservata la reliquia del latte. L'ampolla del latte, a sua volta contenuta in un reliquiario di Soldani Benzi, è custodita dietro a due falsi sportelli lignei che in realtà sono un pezzo unico che si apre a scorrimento verticale.

Più tardo, del 1734, è l'altare vero e proprio realizzato con le offerte di una compagnia detta degli "Agonizzanti". A parte una coppia di angioletti in bronzo, sempre di Soldani, spicca sull'altare l'edicola in legno che contiene la scultura di una Madonna che allatta il figlio e che, anticamente, si trovava proprio nel tempietto robbiano.

Davanti all'altare sta il coro marmoreo rivestito in legno scolpito mentre ai lati si aprono due piccole cappelline: una, quella di sinistra, dedicata al Sacro Cuore e quella di destra intitolata a San Giuseppe con una statua del santo opera di Pietro Guerri. Su uno dei lati è raffigurata, in stucco, una "berta" che era lo strumento che i lavoratori delle "spalle d'Arno" usavano per piantare i pali sugli argini del fiume (le spalle).

Nei restauri finiti nel 1991 sulla cupola della cappella maggiore sono stati rinvenuti altri affreschi che rappresentano una Gloria della Vergine Assunta con la Trinità e i santi

Le sagrestie[modifica | modifica wikitesto]

La sagrestia vecchia, alla sinistra dell'altare maggiore, ospita oggi il Museo Parrocchiale.

Quella di destra, la sagrestia nuova, contiene degli enormi armadi in legno con impresso, tanto per cambiare, lo stemma della Fraternita del Latte di cui, per altro, è tappezzata tutta la chiesa. E ancora vi si trovano un crocifisso ligneo del XV secolo, e due tele tardo cinquecentesche di ignoto in cornici ottagonali che raffigurano un Sant'Antonio Abate che porta il pane ad un eremita e un Gesù condotto al Calvario e la Veronica. Entrambe le pitture portano lo stemma dei Ciaperoni.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria in controfacciata si trova l'organo a canne. Esso venne costruito da un organaro cortonese (tradizionalmente individuato in Onofrio Zeffirini) nel 1569 e rifatto da Luzio Romani nel 1597; nuovi restauri vennero effettuati dall'empolese Giovanni Battista Guidetti nel 1690 e nel 1697, da Felice Antonio Parlicini nel 1711-1712 e da Giuseppe Rittenfels nel 1816. Nel 1835 Michelangelo Paoli lo ricostruì riutilizzando il materiale antico; un ulteriore restauro fu condotto nel 1894 da Demetrio Bruschi.[5]

L'organo, nella sua conformazione attuale, è a trasmissione integralmente meccanica e dispone di 25 registri; al centro della parete anteriore della cassa barocca, al di sotto della mostra che si articola in più campi, si apre a finestra la consolle, la quale dispone di un'unica tastiera e pedaliera, con i registri comandati da pomelli disposti in due colonne verticali alla destra del manuale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prospero Gasparo Conti, Memorie sulla esistenza e Culto della sacra reliquia che si venera nella Insigne Collegiata di Montevarchi, Montevarchi, 1787, II ed. Montevarchi, 1896 pagg. 37-40
  2. ^ Lorenzo Piccioli, Potere e carità a Montevarchi nel XVI secolo, Storia di un centro minore della Toscana medicea, Firenze, Leo S. Olschki, 2006, pag. 65
  3. ^ Ibid. pag. 66
  4. ^ Ibid.
  5. ^ B. Frescucci (a cura di), p. 111.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Palco di memorie attenenti al Ven. Capitolo e Canonici dell'Insigne Collegiata chiesa di San Lorenzo di Montevarchi, s.l.p. : s.ed., s.d
  • Cesare G. Carraresi, Le origini di Montevarchi e della sua Chiesa Maggiore studiate sopra alcuni autentici documenti dei secoli XIII e XIV: memoria letta in Montevarchi li 8 settembre 1892 nella solenne adunanza della R. Accademia Valdarnese del Poggio dal Socio Corrispondente Ordinario G. Cesare Carraresi, prefazione di Ruggero Berlingozzi, San Giovanni Valdarno, Tipografia Righi, 1892
  • Prospero Gasparo Conti, Memorie sulla esistenza e Culto della sacra reliquia che si venera nella Insigne Collegiata di Montevarchi, Montevarchi, 1787, II ed. Montevarchi, 1896
  • Aldo Anselmi, Le glorie di Montevarchi e i fasti della collegiata di S. Lorenzo negli affreschi del Palazzo del Monte dei Paschi (già Palazzo Mari), dattiloscritto, Montevarchi, 1958
  • Bruno Frescucci (a cura di), Arte organaria nei secoli XV-XVI-XVII: la scuola cortonese, Cortona, Grafiche Calosci, 1976, ISBN non esistente.
  • Herbert Keutner, Massimiliano Soldani e la famiglia Salviati, 1708-1709: il reliquiario del Sacro Latte della Madonna nella Collegiata di S. Lorenzo in Montevarchi, traduzione di A. Anselmi e M. Ferrarese, dattiloscritto, Montevarchi, 1980
  • Aldo Anselmi, Le terrecotte robbiane della Collegiata di Montevarchi nei curiosi commenti di alcuni studiosi stranieri, dattiloscritto, Montevarchi, 1982
  • Aldo Anselmi, Il Battistero robbiano della Insigne Collegiata di S. Lorenzo in Montevarchi, dattiloscritto, Montevarchi, 1988
  • Aldo Anselmi, L'insigne Collegiata di San Lorenzo in Montevarchi ed il suo museo di arte sacra, Montevarchi, Comune di Montevarchi, 1990
  • Timothy Verdon, Il cielo della collegiata di San Lorenzo a Montevarchi: gli affreschi della cupola nel loro contesto, Fiesole, Servizio Editoriale Fiesolano, 1998
  • Marta Arkossy Ghezzo, Tesori musicali dell'Insigne Collegiata di San Lorenzo, Fiesole, Servizio Editoriale Fiesolano, 2001
  • Lorenzo Pesci, Le manifatture fiorentine del Cinque e Seicento nella Collegiata di Montevarchi, Firenze, Parretti Grafiche, 2001-2
  • Lorenzo Piccioli, Potere e carità a Montevarchi nel XVI secolo, Storia di un centro minore della Toscana medicea, Firenze, Leo S. Olschki, 2006

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