Codice della strada

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Il codice della strada, nel diritto, è un complesso di norme nella forma di codice emanate per regolare la circolazione su strada dei pedoni, dei veicoli e degli animali.

Ogni Stato del mondo definisce il contenuto e le modalità di esecuzione e di attuazione di tali norme in base al proprio ordinamento interno e agli accordi internazionali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le strade degli antichi romani non furono le sole a solcare l'Italia, eppure costituirono una delle prime reti più organizzate. All'inizio si presentavano come sentieri polverosi e irregolari, ma in seguito furono trattate con maggior cura, diventando sempre più preziose per le necessità militari, commerciali e di comunicazione fra le varie province. Ai loro lati spuntarono pietre miliari, locande per mangiare e dormire, fontane per bere e stazioni per il cambio dei cavalli.

Si sa che Giulio Cesare, un anno prima della sua morte, promulgò la Lex Iulia Municipalis. Questa legge comprendeva un insieme di regole riguardanti l'accesso e la conduzione dei carri all'interno della città. Ai mezzi pesanti, per esempio, era vietato il transito dall'alba sino al pomeriggio inoltrato. Tale divieto, però, non toccava i veicoli della nettezza urbana, quelli utilizzati per i materiali da costruzione di edifici pubblici o di culto e i carri che trasportavano sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie.

Sicuramente altri simili regolamenti sono stati dettati anche nei secoli successivi, in varie parti del mondo, per quanto non sia sempre facile documentarli.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 nel paese è stata introdotta una riforma del codice, in vigore dal 1975, che introduce per la prima volta l'obbligo del rispetto nei confronti dell'utente più debole da parte dell'utente più forte.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Codice della strada italiano.

La prima norma dello stato italiano unitario in tema fu la legge 20 marzo 1865, n. 2248 (ALL. D), che stabiliva alcune regole sulla velocità e il corretto comportamento per i conducenti dei veicoli a trazione animale. In seguito alla grande diffusione delle biciclette, furono previste le prime targhe veicolari italiane, con il R.D. 16 dicembre 1897, n. 540 che introduceva l'obbligo di dotare i velocipedi di una targa comunale.

Durante il ventennio fascista il regio decreto 2 dicembre 1928 n. 3179 introduce l'attuale sistema di targhe automobilistiche, con sigle delle province in luogo dei numeri rossi che individuavano i veicoli in precedenza, seguito dal regio decreto 8 dicembre 1933 n. 1740 che raccoglie un organico e importante insieme di normative stradali. Nel secondo dopoguerra italiano - durante l'estate del 1959 - entrò in vigore il «Testo Unico sulla circolazione stradale», approvato con il d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393, composto da 147 articoli, più i 607 dell'annesso regolamento, rimasto in vigore sino al 1992 con l'emanazione del nuovo codice col d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, succesivamente modificato dal decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito in legge n. 214 del 1º agosto 2003, che introdusse la patente a punti.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Ancora agli inizi degli anni' 90 del XX secolo negli USA non si era giunti a una totale unificazione ed armonizazione dei codici della strada dei singoli Stati federati degli Stati Uniti d'America, che gestiscono gli esami di guida e il rilascio della relativa patente. Compaiono quindi alcune differenze nel diritto di precedenza nelle rotatorie e nella svolta a sinistra.[1]

La maggior parte dei cartelli contiene brevi indicazioni scritte, mentre grafiche internazionali sono state introdotte in modo relativamente lento. L'uso del segnale di stop è generalmente più frequente che in Europa continentale, anche in aree dove la visibilità dell'incrocio è buona.[2]

È consentito il soprasso sia da sinistra che da destra.[3] Il codice della strada non impone il soccorso a terzi non coinvolti, anzi l'intervento se giudicato inadeguato potrebbe determinare citazioni in giudizio per negligenza da parte dell'assistito.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Watzlawick, p. 33
  2. ^ Watzlawick, p. 33
  3. ^ Watzlawick, p. 34
  4. ^ Watzlawick, p. 37

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]