Chiesa di San Daniele (Padova)

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Chiesa di San Daniele
San Daniele (Padua) - exterior - Facade.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàPadova-Stemma.png Padova
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareDaniele di Padova
Diocesi Padova
Stile architettonicomanierista-eclettico
Inizio costruzione1076
CompletamentoXVIII secolo - XIX secolo
Sito web

Coordinate: 45°24′03.78″N 11°52′34.36″E / 45.40105°N 11.87621°E45.40105; 11.87621

La chiesa di San Daniele Martire è un luogo di culto cattolico di origine medievale che si affaccia sulla strada delle Torricelle, ora Via Umberto I, a Padova. Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata durante l'adventus delle reliquie di San Daniele Martire.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa sarebbe stata fondata dal Vescovo di Padova Olderico, nell'anno 1076 durante il trasporto delle reliquie di San Daniele dalla Basilica di Santa Giustina alla cripta della Cattedrale: mentre il sacro carico passava per la via, si fece ad un tratto pesante, tanto da divenire inamovibile. Il cielo divenne scuro e tempestoso tanto da costringere il vescovo a fare il voto di costruire in quel luogo, una chiesa da dedicare proprio al martire protettore della città. Dopo il voto, il carico si fece leggero e poté ripartire per la Cattedrale. La chiesa subì vari rimaneggiamenti, tra il XVI secolo e ancora nel settecento. Nell'Ottocento fu sopraelevata di due metri su progetto di Jacopo Sacchetti ed in seguito l'abside fu esternamente adornato in stile neoromanico. Attualmente la chiesa è Parrocchia affidata al clero secolare della Diocesi di Padova.

Nella chiesa sono sepolti illustri personaggi: Angelo Beolco il Ruzzante a cui è dedicata una lapide posta nella navata centrale e che secondo la tradizione dimorava poco distante, Marco Guazzo storico, letterato e scrittore (celebre per aver plagiato Marin Sanudo) e il cronista e giurista Rolandino da Padova. Secondo alcuni era sepolto nel sagrato anche Benedetto Bordone, silografo e miniatore.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è orientata levante-ponente. La facciata si apre sulla via, preceduta dal sagrato, un tempo area cimiteriale che proseguiva sul retro, tra le absidi, verso il Ponte della Morte. La facciata, seicentesca, risente della sopraelevazione di Jacopo Sacchetti; l'attico si deve ad Agostino Rinaldi. Le nicchie ospitano due statue di Francesco Rizzi raffiguranti Santa Giustina e San Daniele Martire. Sul fianco è leggibile l'antica muratura medievale dell'edificio: si succedono infatti conci di origine romana ed alcune aperture romaniche tamponate. La zona absidale in stile neoromanico è frutto di rimaneggiamenti del secolo XX che interessarono l'intera area del Ponte della Morte.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Si innalza sul fianco destro, sulla destra rispetto alla facciata, verso il cortile della canonica. Forse di origine medievale, si mostra oggi nel suo possente aspetto cinquecentesco. Ospita un concerto di cinque campane a sistema veronese.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Le pareti dell'intera navata sono ricoperte da un rivestimento con decori a trina.

La volta è stata affrescata da Sebastiano Santi con raffigurazioni del martirio e ritrovamento delle reliquie di San Daniele. Notevoli le due tele raffiguranti i Santi Pietro e Paolo importanti opere di Giovan Battista Langetti. Si conservano pure alcune tavole quattrocentesche con soggetti sacri. Il Rossetti, nel settecento, notava due grandi teleri di Luca Ferrari raffiguranti la vita di San Daniele ma già allora definiti sì mal concj ed ora scomparse. Giannantonio Moschini nel secolo successivo annotava un'opera di Giovan Battista Pellizzari (San Carlo Borromeo) proveniente dalla Scuola del Santissimo Sacramento, soppressa nel 1810 dalle leggi napoleoniche.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo è pregevole opera di Annibale Pugina e figli costruito nel 1894 e restaurato secondo le prescrizioni della Soprintendenza ad i Beni Storici nell'anno 2015. Ospitato in un'antica cassa finemente decorata è composto da 1378 canne in legno e metallo suddivise in 25 registri, di cui 5 ad ancia, azionate da 2 tastiere ed una pedaliera a trasmissione meccanica.

Caratteristiche generali dello strumento (dopo il restauro del 2015)

- Consolle a finestra con 2 manuali di 56 note C-g'’’' , tasti diatonici in osso di bue, cromatici in ebano

- Pedaliera parallela di 30 note C – f'

- Registri a pomelli con solenoide

- Trasmissione meccanica per tastiere e pedaliera, elettrica per i registri

- Unioni meccaniche II-I, II16'-I, I-Ped., II-Ped.

- Combinazioni aggiustabili per i registri 8 x 999

- Somieri in rovere “a tiro” con tavole mobili stabilizzatrici dell'aria. Ventilabri in cedro

- 1378 canne in legno e metallo

- 13 campane tubolari

- 5 registri ad ancia

- 2 registri di Tremolo

- Pressione dell'aria 72 mm in colonna d'acqua

- Accordatura con temperamento equabile con la = 440 Hz a 18 °C

DISPOSIZIONE FONICA

Grand'Organo, C-g'’’' 56 note

1. Principale 8'

2. Flauto 8'

3. Ottava 4'

4. Flauto 4'

5. Duodecima 2' 2/3

6. Decimaquinta 2'

7. Cornetta 1' 3/5

8. Pieno 2 file (XIX , XXII)

9. Corno Inglese 16'

10. Tromba 8'

Tremolo

Espressivo, C-g'’’' 56 note

11. Bordone 8'

12. Gamba 8'

13. Celeste 8'

14. Ottava 4'

15. Flauto 4'

16. XVII (Terza) 1' 3/5

17. XIX (Quinta) 1' 1/3

18. XXII (Flautino) 1'

19. Pieno 2 file (Cembalo) (XXII , XXVI)

20. Clarino 8'

21. Oboe 8'

Tremolo

Pedale, C-f' 32 note

22. Contrabbasso 16'

23. Basso 8' (prolungamento)

24. Flauto 4'

25. Controfagotto 16'

Campane

Cronologia organistica della chiesa di San Daniele in Padova

1812 A seguito delle soppressioni napoleoniche (1810,) la chiesa abbaziale di Santa Giustina venne eretta a parrocchiale con il titolo di “San Daniele in Santa Giustina”, mentre i beni dell'abbazia furono incamerati dallo Stato. L'allora parroco, don Bartolomeo Cremonese, fece trasferire l'organo del coro vecchio ed il settecentesco altar maggiore (opera del Bonazza) nella chiesa di San Daniele. L'organo era opera del Callido Op. 53 del 1769, composto da un manuale e 12 registri ed era custodito in una cassa ornata con raffinati intagli dorati.

Nell'occasione di questo spostamento si viene a conoscenza che la chiesa di San Daniele all'epoca già possedeva uno strumento, successivamente alienato.

1829 Revisione dello strumento da parte dell'organaro Gregorio Malvestio.

1839 Intervento di restauro ed ampliamento ad opera del Malvestio.

1852 Intervento di revisione dell'organaro Angelo Agostini.

1851 La chiesa venne chiusa al culto per un lungo periodo, durante il quale furono posti in opera i lavori che la portarono all'aspetto attuale.

La facciata venne spostata verso occidente di circa 10 metri, inglobando l'antica area cimiteriale. La volta della navata fu innalzata di 4 metri. L'altare maggiore fu sopraelevato di un gradino. Nel 1863 il pittore Sebastiano Santi, insegnante presso l'Accademia di Venezia, affrescò le volte con scene della Inventio di San Daniele ed il catino dell'abside con Santi e Virtù teologali. Nel 1866 dipinse le tele della Via Crucis, ultima sua opera. Contestualmente dipinse i 3 velari dell'organo, raffiguranti Santa Cecilia e 2 angeli musicanti, a protezione delle canne dello strumento ed a compimento di tutto l'apparato decorativo della chiesa.

1893 Nel mese di agosto si costruì la nuova cantoria per ospitare l'antica cassa settecentesca dell'organo. Una tavoletta ritrovata nell'ultimo restauro ne attribuisce la paternità a Pietro Ronzani, falegname in Padova. Riccamente ornata di fregi dorati, la cantoria regge il notevole peso dell'organo e dei cantori, autosostenendosi per ben 8 metri di larghezza senza punti di appoggio al suolo intermedi.

1894 Annibale Pugina e figli costruirono il nuovo organo per San Daniele, uno strumento di 26 registri con 2 manuali meccanici di 56 tasti ed una pedaliera parallela di 30 note. Per il nuovo strumento, posto nell'antica cassa lignea, gli organari non utilizzarono nessuna parte del preesistente organo Callido.

1926 L'organo Pugina venne restaurato. Scrive il parroco dell'epoca, Mons. Giovanni Maria Bertoncello Brotto, nella Cronistoria della parrocchia:

“L'organo di San Daniele completamente instaurato, arricchito di ventilatore elettrico e di 2 nuovi registri, viene inaugurato la sera del 25 marzo con straordinaria solennità. L'illustre Maestro Cav. Oreste Ravanello, coadiuvato dal benemerito Maestro Grassi, tiene uno smagliante concerto. La chiesa è stipata di personalità e di intelligenti di musica”.

1940 Manutenzione degli organari Ruffatti di Padova.

1960 Restauro ed ampliamento dell'organo da parte di Ruffatti. Nell'occasione si aggiunsero i registri di Oboe, Flauto XII, Voce Celeste e Campane.

1990 Restauro ad opera dell'organaro Vincenzo Salvato. Nell'occasione si aggiunse una seconda consolle a trasmissione elettrica, posta nella navata, dotata di 2 tastiere di 61 tasti e una pedaliera concavo-radiale di 32 note, opera di Gastone Leorin. Furono aggiunti un registro di Flauto 8’ ed una Sesquialtera. Le tastiere meccaniche antiche ed i registri originali restavano comunque suonabili in cantoria.

“Il Mattino di Padova” del 10 ottobre riporta la notizia: “Risulta uno strumento di 1200 canne, di notevole bellezza del timbro dei suoi registri, dentro la splendida lignea cantoria finemente intagliata di gusto barocco, rutilante oro e colori, restaurata nel 1964, quando i Ruffatti ripassarono lo strumento. Il complesso vanta 2 manuali meccanici ed i 18 registri reali vengono azionati con pomelli lignei”.

2009 L'organo era nuovamente fatiscente. Un'infestazione di tarli aveva gravemente danneggiato i somieri e le parti in legno. Inoltre le parti meccaniche dello strumento, ancora risalenti alla costruzione del 1894, erano completamente usurate ed irrecuperabili.

Diventando praticamente impossibile il normale servizio liturgico, si iniziò a pensare ad un restauro radicale dello strumento. In questa fase si prendeva atto che tutti gli interventi succedutisi nei più di 100 anni di vita dello strumento si erano concretizzati in un accrescimento di materiale fonico in modo piuttosto disordinato, utilizzando volta per volta lo spazio rimasto disponibile dall'intervento precedente.

Il risultato finale era uno strumento nel quale si affastellava caoticamente materiale fonico di diversa provenienza e qualità. Inoltre questa confusione interna, oltre ad avere effetti negativi sulla resa fonica, aveva il grave inconveniente di impedire la normale manutenzione dello strumento. Individuata la causa delle continue disfunzioni e dell'avvicendarsi di restauri e manutenzioni straordinarie, si convenne della necessità di un restauro globale, in cui ridefinire razionalmente lo spazio interno e la disposizione del materiale fonico originale, opportunamente integrato dei registri mancanti.

Inoltre il pericoloso imbarcarsi della cantoria sotto il peso dello strumento, peraltro già puntellata da alcuni anni, ed il serio pericolo di crollo di tutta la struttura imponevano un'azione in tempi relativamente rapidi.

2013 Dopo svariate discussioni, richieste di pareri e preventivi, valutate tutte le opzioni possibili e dopo il parere favorevole della Soprintendenza per i Beni Storici sul progetto presentato attraverso l'Ufficio diocesano per i Beni Culturali ecclesiastici, se ne affidò l'esecuzione all'organaro Luigi Patella di Cinto Euganeo.

Il 22 luglio iniziò lo smontaggio dell'organo Pugina e cominciò il lavoro di restauro.

Durante il periodo di assenza dello strumento storico, si utilizzò per la liturgia un piccolo organo positivo con una tastiera di 51 note, 4 registri e 204 canne in legno e metallo.

2015 All'inizio del mese di marzo cominciò il lavoro di consolidamento statico della cantoria. Oltre ad una nuova struttura d'acciaio ancorata al muro della controfacciata, vennero inseriti 2 nuovi sostegni che poggiano su fondamenta gettate sotto il pavimento.

Il 20 aprile iniziò l'opera di montaggio ed intonazione dell'organo restaurato.

Domenica 14 giugno lo strumento veniva “riconsegnato“ alla comunità di San Daniele e riprendeva il normale servizio liturgico.

Il 6 agosto, dopo la prima fase di assestamento, vennero compiute le ultime rifiniture.

Il 9 ottobre l'organo è stato presentato alla città ed ha iniziato la sua attività concertistica.

2017 Il 6 giugno concerto del Maestro Jean Guillou in dialogo con orchestra d'archi.

Il Maestro, concertista di livello internazionale e progettista d'organi considerato punto imprescindibile nella storia della musica organistica dell'ultimo secolo, dopo aver lungamente provato lo strumento ha mostrato grande apprezzamento per la qualità dei registri e la perfetta acustica della chiesa ed ha dichiarato:

"Sono stato molto felice di suonare nuovamente

questo organo di San Daniele, il quale è veramente di grande qualità.

Vorrei anche dire che questo strumento è

probabilmente uno dei migliori esistenti in Italia.

Sebbene di modeste dimensioni, ogni registro ha una

spiccata personalità.

Questo organo e questa chiesa meritano pertanto di essere

classificati tra i luoghi musicali interessanti in Italia."

Jean Guillou

22 novembre, il M° Rino Rizzato è stato nominato Organista Onorario pur restando intatte le prerogative dell'Organista Titolare.

Consolle dell'organo di San Daniele dopo il restauro

Disposizione fonica dello strumento prima del restauro del 2015:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 2 File 1.1/3'
Flauto 8'
Flauto 4'
Flauto 2'
Sesquilatera 2 File 2.2/3'
Dulciana 8'
Voce Umana 8'
Tromba 8'
Campane
Seconda tastiera - Espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 2 File 1.1/3'
Bordone 8'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Gamba 8'
Voce Celeste 8'
Oboe 8'
Campane dal I
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Bordone dal I 8'
Basso 8'
Ottava 4'
Flauto dal I 4'
Campane dal I

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Come narrato nel libro di Francesco Liguori Crimini e fattacci in baùtta nella Padova del settecento la chiesa fu teatro di una vicenda non dissimile da quella di Renzo e Lucia: nella sera del 13 gennaio 1736 don Giobba Grassi, cappellano di San Daniele, ricevette alla porta un uomo mascherato di Brescia che intendeva sposarsi subito con la donna che gli si celava alle spalle, anch'essa mascherata. Il matrimonio non si celebrò ma il fatto provocò chiacchiere per mesi. Si scoprì poi che il pretendente era studente allo Studio e che dopo il matrimonio negato fuggì frettolosamente abbandonando la fidanzata Cecilia (una delle sorelle Mattoline che abitavano nella contrada) allo scandalo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovambattista Rossetti, Descrizione delle pitture, sculture, ed architetture di Padova, in Padova MDCCLXXX Stamperia del Seminario
  • Giannantonio Moschini, Guida per la città di Padova, Atesa editrice
  • AA.VV., Padova Basiliche e chiese, Neri Pozza Editore
  • Giuseppe Toffanin, Le strade di Padova, Newton e Compton Editori
  • AA.VV., Padova, Medoacus

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]