Callicebus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Callicebus
Springaffen Zoo Berlin.jpg
Callicebi allo zoo di Berlino
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Platyrrhini
Famiglia Pitheciidae
Sottofamiglia Callicebinae
Pocock, 1925
Genere Callicebus
Thomas, 1903
Nomi comuni

Titi

Specie

vedi testo

Callicebus Thomas, 1903 è un genere di scimmie sudamericane appartenente alla famiglia Pitheciidae, unico genere della sottofamiglia Callicebinae[1].

Al genere vengono ascritti gli animali conosciuti col nome comune complessivo di callicebi o titi: essi vivono prevalentemente nella foresta pluviale amazzonica di Colombia meridionale, Perù, Brasile e Paraguay settentrionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali di medie dimensioni (lunghezza totale compresa fra il mezzo metro ed i 90 cm), per un peso che raramente supera il chilogrammo: le varie specie sono piuttosto simili fra loro morfologicamente, ma presentano colori differenti. Generalmente, il pelo, lungo e soffice al tatto, tende a schiarirsi nella zona ventrale, mentre alcune specie presentano disegni scuri o chiari, contrastanti col colore del resto del mantello, sulla fronte. Gli esemplari ascritti al sottogenere Torquatus presentano un collare bianco attorno al collo. La coda, semiprensile, è più lunga del corpo e ricoperta di pelo.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali diurni ed arboricoli, molto agili ed attivi, che utilizzano le zampe posteriori, leggermente più lunghe di quelle anteriori, per saltellare di ramo in ramo (il loro nome in tedesca è Springaffen, "scimmie saltatrici"), che prediligono le zone di foresta densa nei pressi di fonti d'acqua permanenti: di notte si riposano assieme in cavità dei tronchi d'albero, ma anche nelle ore più torride della giornata possono rifugiarsi nella vegetazione più fitta per sfuggire al calore in stato di torpore.

Coppia di Callicebus donacophilus: notare le code intrecciate.

Vivono in gruppi familiari, formati da una coppia riproduttrice coi propri cuccioli di età differenti, per un totale di 2-7 individui per gruppo: ciascun gruppo delimita tramite vocalizzazioni e secreti di una ghiandola posta sul mento un proprio territorio, il quale viene difeso accanitamente da eventuali intrusi. Gli appartenenti allo stesso gruppo sono assai sociali fra loro: non è raro osservare questi animali, nei momenti di relax, intrecciare le proprie code oppure effettuare il grooming reciproco.

Si nutrono principalmente di frutta matura, anche se non disdegnano mangiare altro materiale di origine vegetale (foglie, fiori) ed animale (invertebrati, piccoli vertebrati e le loro uova)[2].

I titi formano coppie monogame e durature: la gestazione dura circa cinque mesi, al termine dei quali la femmina dà alla luce un unico cucciolo ed assai raramente (meno del 2% dei parti totali[3]) dei gemelli. In questo caso, spesso la madre abbandona uno dei cuccioli, spesso l'ultimo nato: quest'ultimo può tuttavia venire adottato da esemplari dei gruppi vicini, attratti dai suoi richiami[4].
I cuccioli, curati principalmente dal padre, vengono svezzati attorno ai cinque mesi d'età ed a due anni raggiungono la taglia definitiva: non si allontanano tuttavia dal proprio gruppo familiare prima di aver compiuto almeno tre anni.

In cattività, esemplari della specie Callicebus moloch sono vissuti per oltre 25 anni: in natura, la speranza di vita di questi animali è stimata attorno ai 13 anni: le specie del sottogenere Torquatus vivono invece attorno ai 12 anni allo stato brado[5].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

In passato i generi Callicebus e Torquatus venivano ambedue ascritti alla famiglia Callitrichidae, attualmente considerata una sottofamiglia dei Cebidi; in seguito, i due generi vennero piazzati in una famiglia a sè stante (Callicebidae). Attualmente il genere Callicebus, comprendente i sottogeneri Callicebus e Torquatus, è considerato l'unico genere della sottofamiglia Callicebinae (famiglia Pitheciidae).

Sino al 1963 al genere Callicebus venivano ascritte solo due specie: Callicebus moloch, con 7 sottospecie, e Callicebus torquatus, con 3 sottospecie[6].

Nei decenni successivi il numero di specie ascritte al genere è notevolmente aumentato. Tale fenomeno è dovuto a due fattori: la scoperta di nuove specie, a seguito di nuove spedizioni in territori inesplorati o scarsamente conosciuti del bacino amazzonico, e la tendenza di molti studiosi odierni allo scorporo delle sottospecie dalle specie nominali, in accordo col concetto di specie ecologica piuttosto che biologica.

Una revisione sistematica del 1990 portava a 13 le specie riconosciute, con complessivi 25 taxa suddivisi in quattro gruppi (gruppo C. modestus, gruppo C. donacophilus, gruppo C. moloch e gruppo C. torquatus).[7]

Nel 2002, una revione di van Roosmalen et al. ha portato a 28 il numero delle specie note, suddividendole in cinque cladi[8]:

Tale classificazione è sostanzialmente adottata anche da Wilson nella terza edizione dell'opera Mammal species of the World (2005) che riconosce per l'appunto 28 specie [9]. Successivamente alla pubblicazione dell'opera sono state descritte altre 5 nuove specie: Callicebus aureipalatii [10], Callicebus caquetensis [11], Callicebus vieirai [12], Callicebus miltoni [13], Callicebus urubambensis [14].

Pertanto al 2015 le specie riconosciute sono 33, così suddivise:[8][9][10][11][12][13][14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Colin Groves, Callicebus in D.E. Wilson e D.M. Reeder (a cura di), Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, pp. 141-146, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ Nowak, R. M. (1999). Walker's Mammals of the World. 6th edition. The Johns Hopkins University Press, Baltimore. ISBN 0-8018-5789-9
  3. ^ Valeggia, Mendoza, Fernandez-Duque, Mason, and Lasley, Reproductive Biology of Female Titi Monkeys (Callicebus moloch) in captivity in American Journal of Primatology, vol. 47, 1999, pp. 183–195, DOI:10.1002/(SICI)1098-2345(1999)47:3<183::AID-AJP1>3.0.CO;2-J.
  4. ^ Cäsar, and Young, A case of adoption in a wild group of black-fronted titi monkeys (Callicebus nigrifrons) in Primates, vol. 49, nº 2, 2008, pp. 146–148, DOI:10.1007/s10329-007-0066-x.
  5. ^ Rowe, Noel (1996). The Pictorial Guide to Living Primates. Pogonias Press, Charlestown. ISBN 0-9648825-1-5
  6. ^ (EN) Hershkovitz P., A systematic and zoogeographic account of the monkeys of the genus Callicebus (Cebidae) of the Amazonas and Orinoco River basins in Mammalia, vol. 27, nº 1, 1963, pp. 1–80.
  7. ^ (EN) Hershkovitz P., Titis, New World monkeys of the genus Callicebus (Cebidae, Platyrrhini): A preliminary taxonomic review in Fieldiana Zoology, New Series, nº 55, 1990, pp. 1–109.
  8. ^ a b (EN) van Roosmalen M.G.M., van Roosmalen T., and Mittermeier R.A., A taxonomic review of the titi monkeys, genus Callicebus Thomas, 1903, with the description of two new species, Callicebus bernhardi and Callicebus stephennashi, from Brazilian Amazonia in Neotropical Primates, vol. 10, Suppl., 2002, pp. 1–52.
  9. ^ a b (EN) Colin Groves, Callicebus in D.E. Wilson e D.M. Reeder (a cura di), Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  10. ^ a b c (EN) Wallace R.B., Gómez H., Felton A., Felton A.M., On a New Species of Titi Monkey, Genus Callicebus Thomas (Primates, Pitheciidae), from Western Bolivia with Preliminary Notes on Distribution and Abundance in Primate Conservation, vol. 20, 2006, p. 36, DOI:10.1896/0898-6207.20.1.29.
  11. ^ a b c (EN) Defler TR, Bueno ML and García J, Callicebus caquetensis: A New and Critically Endangered Titi Monkey from Southern Caquetá, Colombia in Primate Conservation, vol. 25, 2010.
  12. ^ a b c (EN) Gualda-Barros J., Nascimento F.O., Amaral M.K., A new species of Callicebus Thomas, 1903 (Primates, Pitheciidae) from the states of Mato Grosso and Pará, Brazil in Papéis Avulsos de Zoologia, vol. 52, nº 23, 2012, pp. 261–279, DOI:10.1590/s0031-10492012002300001.
  13. ^ a b c (EN) Dalponte J.C., Ennes Silva F., José de Sousa e Silva Júnior, New species of titi monkey, genus Callicebus Thomas, 1903 (Primates, Pitheciidae), from southern Amazonia, Brazil.
  14. ^ a b c (EN) Vermeer J. and Tello-Alvarado J.C., The Distribution and Taxonomy of Titi Monkeys (Callicebus) in Central and Southern Peru, with the Description of a New Species in Primate Conservation, nº 29, 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi