Calcolatrice Elettronica Pisana

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L'unità di elaborazione della CEP

La Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP) è il primo calcolatore elettronico italiano per le ricerche scientifiche, nato per suggerimento di Enrico Fermi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La telescrivente della CEP

Le province di Pisa, Lucca e Livorno nel 1953 misero a disposizione la somma, allora significativa, di 150 milioni di lire per la realizzazione di un sincrotrone, che poi fu invece costruito a Frascati. Fermi suggerì allora di utilizzare la maggior parte di quel finanziamento per progettare e costruire un calcolatore elettronico[1].

La CEP fu realizzata come prima macchina ridotta nel 1957, grazie agli sforzi di Marcello Conversi, direttore dell'Istituto di Fisica, e di Alessandro Faedo, matematico, poi preside della Facoltà di Scienze, Rettore dell'Università di Pisa e Presidente del CNR, tale macchina fu impiegata per prove e, a seguito del risultato positivo di queste, demolita per recuperarne parte dei componenti per la realizzazione della "CEP" definitiva.

La macchina, inaugurata il 13 novembre 1961 alla presenza del Presidente della Repubblica, era installata all'ultimo piano dell'Istituto di Fisica allora situato in Piazza Torricelli. Il gruppo di ricerca che aveva progettato la CEP confluì nel CSCE (Centro Studi Calcolatrici Elettroniche) del CNR, poi ridenominato IEI (Istituto per l'Elaborazione dell'Informazione).

Lo sviluppo della CEP presso l'Istituto di Fisica fu accompagnato da un'importante attività progettuale presso un laboratorio della Olivetti a Barbaricina, un sobborgo di Pisa, che portò allo sviluppo della linea di calcolatori Olivetti Elea. Questa linea ebbe notevole successo, fino alla vendita da parte della Olivetti di tutte le attività relative ai calcolatori alla General Electric, avvenuta nella prima metà degli anni Sessanta.

La CEP è attualmente conservata presso il Museo degli strumenti per il calcolo a Pisa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La CEP era una calcolatrice elettronica numerica a programma interno, di tipo universale (anche se fu impiegata essenzialmente per problemi di carattere scientifico) con funzionamento parallelo sia dell'unità aritmetica che della memoria (cioè i bit di ciascuna parola erano trattati e trasferiti tutti simultaneamente).

Le parole erano di 36 bit, con rappresentazione binaria pura di numeri e delle istruzioni, le istruzioni ordinarie erano ad un indirizzo e quelle straordinarie a due indirizzi, di cui uno parametrico, l'unità di controllo era a microprogramma.

La circuiteria della CEP era ibrida, ovvero realizzata in parte con circuiti a valvole termoioniche e in parte (i circuiti di pilotaggio ed amplificazione dell'unità di controllo a microprogramma e l'unità di alimentazione elettrica) con circuiti a transistor. In totale erano impiegati 3.500 tubi elettronici, 2.000 transistor e 12.000 diodi al germanio; la "macchina ridotta" invece non aveva l'unità di controllo a microprogramma ed era completamente a valvole termoioniche.

Unità[modifica | modifica wikitesto]

La calcolatrice era suddivisa nelle seguenti unità:

  1. aritmetica
  2. indirizzi
  3. memoria
  4. controllo
  5. esterna
  6. alimentazione

L'unità aritmetica operava su parole di 36 bit, trattando numeri in virgola fissa o mobile, con precisione singola o doppia.

L'unità indirizzi era composta essenzialmente da un addizionatore e da registri di indirizzi, compreso quello di chiamata istruzione, assolvendo così in parte funzioni di controllo e in parte funzioni ausiliarie a quelle dell'unità aritmetica.

L'unità di memoria di lavoro, del tipo a nuclei magnetici, aveva la capacità di 8K parole (successivamente espansa a 32K).

L'unità di controllo era del tipo a spire magnetiche e nuclei in ferrite con circuiti a transistor, la capacità era di 256 microistruzioni di 8 bit, le quali erano modificabili manualmente con il posizionamento dei nuclei in ferrite.

L'unità esterna era costituita da un buffer per il collegamento delle unità di ingresso ed uscita, che consistevano in:

  • unità di memoria di massa a tamburo magnetico da 16.384 parole costruito dalla Olivetti Corporation of America
  • fino ad 8 unità di memoria a nastro magnetico
  • lettore di banda perforata
  • telescrivente
  • perforatore di banda
  • stampante
  • temporizzatore
  • quadro comandi

L'unità di alimentazione, transistorizzata, forniva i due livelli logici (+10 V e -14 V) e varie tensioni scalate a passi di 50 V da -150 a +250V.

Software[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista del software la CEP era dotata di una delle prime applicazioni del linguaggio Fortran mai realizzate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 1965 - Inaugurazione del Centro Nazionale Universitario Calcolo Elettronico (CNUCE), su Sistema Bibliotecario di Ateneo, 4 settembre 2017. URL consultato il 27 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Otello Giacomo Mancino, Renzo Sprugnoli, La Calcolatrice Elettronica Pisana, Edizioni Plus, 2011. ISBN 978-88-8492-827-6.
  • AA.VV. a cura di Marco Vanneschi "La CEP: storia, scienza e umanità dell'avventura informatica pisana", Felici Editore, 2011. ISBN 978-88-6019-278-3

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