Olivetti Elea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La consolle di comando dell'Olivetti Elea 9003, secondo il progetto di Ettore Sottsass, premiato con il Compasso d'Oro nel 1959.
Mario Tchou (1924 - 1961)

Elea è il nome di una serie di calcolatore mainframe sviluppati dall'Olivetti nella seconda metà degli anni cinquanta, la cui terza generazione, denominata Elea 9003, realizzato con transistor ad altissime prestazioni, è stato il primo computer della storia interamente realizzato con componenti a stato solido. Fu concepito, progettato e sviluppato da un piccolo gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou.

Fu commercializzato alcuni mesi dopo l'uscita del concorrente 2002 della Siemens, che, però, ancora utilizzava alcune valvole, e vari mesi prima del lancio del 7090, il primo computer interamente a transistor realizzato da IBM.

L'acronimo ELEA stava per ELaboratore Elettronico Aritmetico (quest'ultimo aggettivo poi modificato in "Automatico" per ragioni di marketing) e fu scelto con riferimento alla polis di Elea, colonia della Magna Grecia, sede della scuola eleatica di filosofia[1].

Generazioni[modifica | modifica wikitesto]

Elea 9000[modifica | modifica wikitesto]

L'Elea 9000 fu il calcolatore Olivetti di maggiori proporzioni e potenza. Conobbe quattro generazioni: 9001, 9002, 9003 e 9004. delle quali solo la terza venne effettivamente messa in commercio.

Elea 9001[modifica | modifica wikitesto]

Console di comando dell'Elea 9001

Identificata anche come Macchina Zero, fu un prototipo a valvole termoioniche con montaggio a fili liberi con una parte a transistor al germanio dedicata alla gestione dei nastri. Il sistema fu completato nella primavera 1957 e fu utilizzato a Ivrea, dove per 6 anni controllò i magazzini di produzione Olivetti. La macchina era un prototipo, il cui affinamento avvenne durante un anno e mezzo di effettivo esercizio.

Elea 9002[modifica | modifica wikitesto]

La Macchina 1V, fu anch'esso un prototipo a valvole con montaggio su circuiti stampati e progetto ottimizzato. Molto più veloce del precedente, utilizzava transistor al silicio per la gestione delle unità a nastro. La macchina non fu commercializzata, ma fu utilizzata come test per i transistor, che si dimostrarono più affidabili e economici delle valvole.

Elea 9003[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio della tastiera di Elea 9003
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Olivetti Elea 9003.

Nell'ottobre 1957, venne progettato il modello 9003 (Macchina 1T) con la caratteristica di essere interamente a transistor, con tecnologia Diode-transistor logic. Fu il primo computer commerciale totalmente a transistor del mondo. Dal punto di vista logico, la macchina era dotata di capacità di multitasking, potendo gestire tre programmi contemporaneamente[2]. Nell'Elea 9003, l'informazione minima, cioè il carattere, era contenuta in 7 bit, di cui 6 bit contenevano il dato e un bit serviva per il controllo di parità. Il set grafico era pertanto di 64 configurazioni (26), che comprendevano segni, numeri e lettere maiuscole (attualmente si usano caratteri di 8 bit, chiamati byte).

Elea 9004[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1961, in un incontro tra Mario Tchou e il matematico Mauro Picone si stabilisce di realizzare in collaborazione un nuovo calcolatore scientifico per l'Istituto per le Applicazioni del Calcolo (INAC) su cui si sarebbe basata la nuova serie Elea-9004. Le caratteristiche più innovative erano la memoria a stack (simile a quantro implementato nel Burroughs 5000), che la rendeva particolarmente adatta ad una programmazione in linguaggio ALGOL, e la microprogrammazione. Come linguaggi di programmazione preferenziali erano previsti il Palgo, un dialetto dell'ALGOL, e un assembler di nome PSICO. Il progetto viene subito avviato ma, pochi mesi dopo, Tchou muore mentre si reca ad Ivrea per discuterne con la direzione aziendale[3]. A questo punto il progetto si arena, per concludersi definitivamente nel 1964, dopo la cessione alla General Electric della divisione elettronica dell'Olivetti. Della macchina verrà realizzato un solo esemplare semi-prototipale, l'Elea 9104, detto CINAC (Calcolatrice dell'INAC). Questo è attualmente custodito presso il Museo degli strumenti per il calcolo di Pisa[4]. La maggiore carenza della macchina, peraltro molto valida, era dovuta alla mancanza di propri compilatori in quanto lo sviluppo di Palgo e Psico non fu mai completato.

Elea 6000 e 4000[modifica | modifica wikitesto]

Con versioni ridotte per potenza, dimensioni e prezzo fu realizzata la famiglia degli Elea 6000, inizialmente progettati come computer scientifici (4 bit), che implementavano la tecnica della microprogrammazione, particolarmente utile nell'uso scientifico e tecnico, e che conobbero una notevole diffusione in università e centri di ricerca[5]. Successivamente, ne fu derivata anche una versione per applicazioni aziendali e commerciali (4+4 bit), con memoria a microprogramma, di cui furono prodotti circa 170 esemplari. Anni dopo fu prodotta la serie Elea 4000, di grande successo mondiale, con oltre 40.000 esemplari a nome General Electric (GE 105, GE-115, GE-125, GE-130), usati anche in alcuni film di fantascienza prodotti a Hollywood.

[modifica | modifica wikitesto]

Buffer di memoria a nuclei magnetici con anellini di ferrite

Le morti ravvicinate dell'ingegner Adriano Olivetti (1960) e di Mario Tchou (1961) posero un freno al lavoro del laboratorio, che in seguito fu venduto alla General Electric. Questo segnò la fine dei calcolatori Elea.

Nel 1979 il Gruppo Olivetti creò Elea Spa, ente dedicato alla formazione e consulenza in ambito tecnologico e organizzativo.

Stato attuale[modifica | modifica wikitesto]

L'Elea 9003 appartenuto al Monte dei Paschi di Siena è oggi custodito all'Istituto Tecnico "Enrico Fermi" di Bibbiena (AR).

Il calcolatore fu donato dalla banca negli anni settanta e, in poco tempo, fu smontato e rimontato nella nuova sede da Mario Babbini, il tecnico che ancora oggi si dedica fortemente a tenerlo in vita e a mostrarlo agli appassionati che si recano a Bibbiena.

Questo esemplare è completamente funzionante e viene preservato dall 'Istituto Tecnico "Enrico Fermi" e dal MIB - Museo Informatico Bibbienese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Soria, Informatica: un'occasione perduta. La Divisione elettronica dell'Olivetti nei primi anni del centro-sinistra, Torino, Einaudi, 1979. ISBN 88-06-19596-4

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]