Busi (famiglia)

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Stemma araldico della famiglia Busi (Val Brembilla).

I Busi sono un'antica e nobile casata bergamasca di origini longobarde ( longo-bardo significava lunga-barba nella loro lingua).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discesi dall'Alemannia (l'attuale Germania ed Alemanni significava "ogni sorta di uomini"), dopo la conquista di Pavia e Milano da parte di re Alboino, tra il VII e l'VIII secolo personaggi della famiglia, furono mandati a nord di Milano, col titolo ducale (dux) della Valle San Martino, fondando Torre de' Busi, per il controllo della strada Rezia che collegando Bergamo a Como, passando per Lecco portava nel centro Europa, nella regione romana chiamata appunto Raetia.

Attorno all'anno Mille iniziarono le migrazioni dei nobili Busi per il controllo delle valli adiacenti a nord-ovest di Bergamo: 1050-1100 in valle Imagna, 1290 in val Brembana, 1330 in Valtorta, 1352 in Val Brembilla. In queste valli mantennero sempre posizioni di controllo, potere, prestigio e comando per conto dei governi che si succedettero nei secoli, divenendo ricchi possidenti appartenenti a quello che sarebbe divenuta la nobiltà del patriziato montano. Furono proprietari di possedimenti montani, pascoli, boschi, immobili, contrade, mulini, miniere e fucine.

Nel 1400 dovuto alla pestilenza ed alla grande carestia, iniziarono a migrare verso la Pianura Padana e nel corso dei decenni successivi furono a Casalmaggiore, Cremona, Brescia, Padova, Venezia, Genova, Bologna, Firenze portando con loro i titoli nobiliari per chi ne avesse mantenuto il diritto. Dai documenti storici risultano due principi, diversi duchi e diversi conti, alcuni di questi ultimi mantengono tutt'ora il titolo a Cavaglia[1] di Val Brembilla, Travalle (FI), Pelago Trevignoli (FI) e Firenze. Diverse armi appartengono ai nobili Busi.

A seguito della carestia e pestilenza del 1800 iniziarono le migrazioni verso l'Europa (Francia, Svizzera, Belgio, Germania, Austria, Inghilterra) e più tardi oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Sud Africa, India, Australia, Filippine) dove attualmente vivono i discendenti.

Arma[modifica | modifica wikitesto]

Busi di Val Brembilla

«D'azzurro, alla torre d'argento, merlata alla ghibellina, aperta e finestrata di nero, accostata da due leoni affrontati e controrampanti, quel di destra di rosso, quel di sinistra d’oro, il tutto movente da una campagna di verde.[2][3]»

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cavaglia di Val Brembilla, su brembana.info, Val Brembana. URL consultato il 4 settembre 2021.
  2. ^ G.B. di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, vol. 3, p. 191.
  3. ^ Busi, su stemmi.vallebrembana.org. URL consultato il 4 settembre 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Busi, Antica Casata de' Busi, Susil Edizioni, 2020, ISBN 978-88-5540-187-6, libro disponibile nelle lingue italiano (ISBN 9788855401876), francese (ISBN 9788855401937), spagnolo (ISBN 9781526043757), portoghese (ISBN 9781526036292) ed inglese (ISBN 9781526042774).
  • Felice Riceputi, Storia della Valle Brembana, Carponove, 1997-2011.
  • Tarcisio Bottani, Storia di Valtorta, Carponove, 2012, ISBN 9788896607602.
  • Bortolo Belotti, Storia di Zogno e terre vicine.
  • Giovanni Salvi, Storia di Brembilla.
  • D. Petronilla, Stemma e storia di Torre de' Busi, Briantea, 1989.
  • Vertova Camozzi, Stemmi delle famiglie bergamasche ed oriunde della provincia di Bergamo, 1888.
  • Andrea Borella (a cura di), Annuario della Nobiltà Italiana, S.A.G.I., 2011.
  • E. Modulo Morosini, Libro d'Oro delle famiglie nobili e notabili, Michele Biallo, 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]