Blok P

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Blok P
Greenland flag on building.jpg
Facciata nord con la bandiera groenlandese
Localizzazione
StatoRegno di Danimarca
   Groenlandia Groenlandia
ComuneSermersooq
LocalitàNuuk
Coordinate64°10′31.08″N 51°44′00.96″W / 64.1753°N 51.7336°W64.1753; -51.7336Coordinate: 64°10′31.08″N 51°44′00.96″W / 64.1753°N 51.7336°W64.1753; -51.7336
Informazioni generali
Condizionidemolito
Costruzione1965-1966
Demolizione19 ottobre 2012
Usoedificio residenziale
Piani5

Blok P era il maggior edificio residenziale di Nuuk e di tutta la Groenlandia. Ospitava circa 320 appartamenti e si diceva contenesse circa l'1% di tutta la popolazione della Groenlandia (all'epoca composta da circa 50.000 abitanti).[1]

Il grande edificio, che per decenni è stato un punto di riferimento nella capitale della Groenlandia, fu il simbolo delle politiche di concentrazione demografica degli anni sessanta chiamate "G60", che avevano come obiettivo il benessere della società scandinava basato su uno stile di vita moderno. Il progetto portò all'esodo della popolazione eschimese dagli insediamenti tradizionali ad abitazioni moderne, basate su schemi di blocchi multipiano lunghi un centinaio di metri realizzati con elementi prefabbricati in calcestruzzo ed offerte ai groenlandesi come alloggi sociali economici, efficienti e dotati di comfort moderni.[2] In seguito tuttavia il Blok P divenne un luogo molto degradato, finché l'amministrazione comunale ne decise la demolizione avvenuta il 19 ottobre 2012.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Blok P, balconi

L'edificio fu costruito tra il 1965 e il 1966 nell'ambito del programma del Folketing (il parlamento danese) che dal 1953 ha cercato di modernizzare ed urbanizzare le infrastrutture groenlandesi, favorendo lo spostamento delle popolazioni dalle aree costiere ritenute "non redditizie, insalubri e non moderne".

All'epoca della sua costruzione era l'edificio residenziale più grande dell'intero Regno di Danimarca,[4] e disponeva di innovazioni tecnologiche mai viste in Groenlandia come ad esempio l'acqua corrente nei bagni o i campanelli delle porte. Quando l'edificio fu completato a metà degli anni 1960, la rivista danese Politiken scrisse, con stupore e con un leggero fastidio, che "ora i groenlandesi vivono meglio dei danesi". L'edificio era lungo 231 metri ed alto cinque piani con 64 appartamenti ognuno, per un totale di 320 alloggi, e tagliava Nuuk in direzione est-ovest.[5] Il condominio fu eretto approssimativamente in contemporanea con Hoge Gladsaxe, Brøndby Strand e simili edifici in cemento modernisti. L'ispirazione fu lo stile di Le Corbusier e i materiali erano i migliori dell'epoca, con il punto di partenza idealistico di una costruzione moderna e funzionale, che offriva un ambiente ideale per le persone, con luce e spazio.

Tuttavia le dimensioni interne e la pianta degli appartamenti si rivelarono presto totalmente inadatti allo stile di vita degli Inuit, con porte troppo strette che rendevano molto difficile l'attraversamento indossando il pesante abbigliamento invernale e gli armadi standard europei, troppo piccoli per poterci ricoverare l'equipaggiamento da pesca, che così veniva messo sui balconi, bloccando pericolosamente le uscite di sicurezza.[6] Durante i primi anni ci furono anche problemi agli scarichi, bloccati da grumi di sangue coagulato, causati dai pescatori che usavano l'unico posto possibile per lavorare il pesce appena pescato: la vasca da bagno.

Dopo quasi 50 anni, il Blok P divenne una sorta di baraccopoli, caratterizzato da povertà sociale e pessima manutenzione. Il Block P divenne disprezzato dalla popolazione locale e venne addirittura presentato ai turisti come "talmente deprimente che rappresenta quasi un'attrazione di per sé."

Smantellamento[modifica | modifica wikitesto]

Rampa di scale nel Blok P (2011)

Il Greenlandic Home Rule insieme al consiglio comunale di Nuuk nel 2010 propose un piano per smantellare e sanificare l'edificio. Ai suoi abitanti furono offerte abitazioni alternative, prevalentemente a Qinngorput.

Lo smantellamento in cinque fasi cominciò nel 2011; l'ultima fase di riassetto del terreno si è conclusa nel 2014. Durante la demolizione del palazzo, l'artista visivo Rikke Diemer creò un documentario per commemorare la vita nel Blok P, installando una webcam per registrare giorno per giorno la demolizione; in seguito, insieme a un gruppo della città, ha organizzato una mostra sul blocco P nel centro culturale di Nuuk Katuaq. Il film sul blocco P è stato successivamente mostrato alla Biennale di architettura a Venezia nel 2012 e, insieme alla mostra Blok P – en boligblok I Nuuk, è stato presentato in giro per il Nord Atlantico, tra cui Brygge e Copenaghen.

Attualmente non ci sono progetti concreti per l'area del Blok P, tuttavia dal luglio 2013 la città di Nuuk ha sviluppato un nuovo progetto urbano chiamato 'Nuuk Playground' per andare incontro alle esigenze della comunità.[7]

La più grande bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Il lato nord dell'edificio fu decorato con la bandiera groenlandese più grande che si conosca. La bandiera, costituita da vestiti usati, fu cucita dall'artista locale Julie Edel Hardenberg con l'aiuto dei bambini delle scuole elementari.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ronald E. Doel, Kristine C. Harper e Matthias Heymann, Exploring Greenland: Cold War Science and Technology on Ice, Springer, 6 luglio 2016, ISBN 978-1-137-59688-8. URL consultato il 23 marzo 2018.
  2. ^ Block P - and the G60 Policy (PDF), in Urbanisation and Infrastructure in the Arctic Challenges to Sustainability, Sisimut, 2014, pp. 18-20. URL consultato il 21 agosto 2019.
  3. ^ (DA) Lea Wind-Friis, Berømt og berygtet grønlandsk bygning fik dramatisk afslutning, su politiken.dk. URL consultato il 14 luglio 2016.
  4. ^ (DA) Lørdag i Nuuk, su politiken.dk.
  5. ^ (DA) 231 meter historie (PDF), in Weekendavisen, 8 novembre 2013. URL consultato il 23 marzo 2018.
  6. ^ Nuuk, Mike Bode and Staffan Schmidt, su artonline.jp.
  7. ^ (EN) Frances Hennessey, Just add sand: Beach volleyball, the Arctic and Nuuk Playground, su thefourthcontinent.com, 7 giugno 2013. URL consultato il 14 luglio 2016.
  8. ^ Tim Folger, Changing Greenland, su ngm.nationalgeographic.com, 2 giugno 2011.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filmato audio (DA) Rikke Diemer e Peter Jensen, Blok P, Nordatlantens Brygge, 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]