Bengala (gatto)

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Bengala
BengalCat Stella.jpg
Dati generali
Etimologia Bengala (luogo di provenienza del gatto leopardo)
Genitori Prionailurus bengalensis × Felis silvestris catus
Presente in natura no
Longevità raggiunge l'età adulta
Impieghi animale da compagnia
Riproduzione
Fecondità fecondo con il gatto domestico
Mantello del gatto Bengala

Il bengala è una razza ibrida di gatto, nata dall'incrocio tra un gatto domestico e un gatto leopardo[1].

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La prima traccia dell'incrocio tra un gatto domestico e di un gatto leopardo si ha nel 1889, quando Harrison Weir, un inglese con la passione per i gatti, la menzionò nel suo libro Our Cats and All About Them.[2]

Una seconda notizia dell'incrocio tra il gatto domestico ed il gatto leopardo si ha in un giornale scientifico belga nel 1924 e successivamente nel 1941, quando un editore giapponese stampò un articolo riguardo uno di loro tenuto come animale domestico.[3]

I primi tentativi di allevamento si fermarono tutti tra la prima e la seconda generazione. La prima allevatrice a portare avanti la razza è stata Jean Mill. Jean Mill, originaria dell'Iowa, aveva una laurea in psicologia al Pamona College e diversi master in genetica all'Università della California che lavorava attivamente in un programma di conservazione del gatto leopardo.[4]

È stata la prima ad incrociare deliberatamente un gatto leopardo con un gatto domestico nero[5], tuttavia la razza non ha mai preso realmente il via fino al 1970 quando Mill decise di riprendere il progetto. Nel 1975 un gruppo dei suoi gatti venne donato alla Loma Linda University, per uno studio genetico da parte di Willard Centerwall.[6]

Il dottor Centerwall volle provare a rendere immuni dalla leucemia felina i gatti domestici incrociandoli con un esemplare di gatto leopardo asiatico. Non riuscì nell'intento, ma diede inizio ad una nuova razza, il "bengal", che venne così definita da Bill Enger nel 1974.[7] Incroci sono avvenuti con esemplari di mau egiziano[8], burmese, abissino e ocicat, per rendere questo felino più docile verso l'uomo[9]: i primi esemplari ottenuti avevano infatti un carattere selvatico ed alquanto nervoso.

Fu riconosciuto dalla TICA nel 1986.[10] Successivamente venne riconosciuta dalla Governing Council of the Cat Fancy (GCCF) nel 1997[11], dalla FIFe e dalla Australian Cat Federation (ACF) nel 1999[12][13]. Una delle ultime associazioni ad accettare la razza è stata la Cat Fanciers' Association (CFA), che qualificò un esemplare nella categoria degli incroci il 7 Febbraio 2016. La CFA riconosce ed accetta un Bengala solo se questo è di categoria F6 o successiva (quindi sono passate almeno sei generazioni dall'incrocio con il gatto leopardo).[14]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un gatto di media taglia, muscoloso[7]; i maschi possono arrivare a pesare 7 kg, mentre le femmine di solito non superano i 5. La testa deve essere proporzionata, con profilo dritto ma è ammessa anche una leggera curva[7], e somigliante a quella dei suoi progenitori selvatici. Gli occhi sono grandi e rotondi, e sono ammessi tutti i colori. Il bengala esiste in varie colorazioni, al momento in Italia sono riconosciute: black spotted, seal lynx point (snow) e black silver. Un colore importante nella razza bengala è il charcoal, che viene direttamente dai geni dell'antenato selvatico: l'ALC. Le orecchie devono essere piccole e arrotondate. Il pelo è corto e setoso.La coda è di media lunghezza e con la punta arrotondata. La corporatura è atletica mai tozza, muscoloso e snello allo stesso tempo. Un difetto che in un'esposizione felina può portare alla squalifica è la presenza di macchie bianche oppure il nodo alla coda[15].

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

Un gatto bengala è considerato un vero gatto domestico soltanto dopo la quarta generazione, perché prima è considerano ancora ibrido. Dalla quarta generazione in poi ha un carattere affettuoso e socievole. Adora saltare, correre e la compagnia umana e ha bisogno di spazio per correre, anche entro le mura di casa o un giardino recintato. È un gatto affettuoso, ma dal carattere decisamente vivace[10].

Cure[modifica | modifica wikitesto]

Durante la muta è necessario spazzolarlo più spesso, ma non necessita di cure diverse da quelle di un normale gatto domestico[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bengal Cats, su Animal World Information Resource: Exotic Pets & Animals. URL consultato il 18 gennaio 2008.
  2. ^ (EN) Harrison Weir, Our Cats and All About Them, Tunbridge Wells [England] : R. Clements and Co., 1889.
  3. ^ (EN) Nancy Robbins, Domestic Cats: Their History, Breeds and Other Facts,, 1ª ed., CreateSpace Independent Publishing Platform, 14 febbraio 2012, pp. 115-118.
  4. ^ (EN) A Little Cat Feat : A Covina woman's efforts at cross-breeding wild and domestic felines are paying off handsomely., su Los Angeles Times, 10 marzo 1994. URL consultato il 22 aprile 2020.
  5. ^ (EN) Joyce Jones, The Pet Cat That Evokes the Leopard, in The New York Times, 20 settembre 1992. URL consultato il 22 aprile 2020.
  6. ^ (EN) Basepaws, The Bengal Cat - The Miniature Leopard of The Cat World, su BASEPAWS, 16 luglio 2019. URL consultato il 22 aprile 2020.
  7. ^ a b c Alex Capra e Daniele Robotti, Gatti. Conoscere, riconoscere e allevare tutte le razze di gatti più note del mondo, in Guide compact De Agostini, De Agostini, 1999, ISBN 978-88-415-6889-7.
  8. ^ Enciclopedia del Gatto, 2010, Giunti editore
  9. ^ Emily Williams, Tutto quello che avreste voluto sapere sui gatti, traduzione di Sonia Sferzi, Milano, Gribaudo Parragon, 2007, ISBN 978-88-7906-414-9.
  10. ^ a b TICA standard, su tica.org. URL consultato il 15 novembre 2013.
  11. ^ GCCF Online > Cat Breeds > Bengal, su www.gccfcats.org. URL consultato il 22 aprile 2020.
  12. ^ Wayback Machine (PDF), su web.archive.org, 15 giugno 2017. URL consultato il 22 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2017).
  13. ^ Moments in History of ACF, su www.acf.asn.au. URL consultato il 22 aprile 2020.
  14. ^ Bengals Take Their First Step in CFA, su www.showcatsonline.com. URL consultato il 22 aprile 2020.
  15. ^ WCF, world cat federation, su wcf-online.de. URL consultato il 15 novembre 2013.
  16. ^ Agraria.org. URL consultato il 15 novembre 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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