Bengala (gatto)

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Bengala (gatto)
BengalCat Stella.jpg
Derivazione del nome Bengala (luogo di provenienza del gatto leopardo)
Genitori Prionailurus bengalensis e Felis silvestris catus
Presente in natura no
Utilizzato dall'uomo animale da compagnia
Vitalità raggiunge l'età adulta
Fecondità fecondo con il gatto domestico
Bengala

Il gatto Bengala è una razza ibrida, nata dall'incrocio tra un gatto domestico e un gatto leopardo[1].

Origine[modifica | modifica sorgente]

Nel 1973 il dottor Centerwall volle provare a rendere immuni dalla leucemia felina i gatti domestici incrociandoli con un esemplare di gatto leopardo asiatico. Non riuscì nell'intento, ma diede inizio ad una nuova razza, il "Bengal"[2]. Incroci sono avvenuti con esemplari di Egyptian Mau[3], Burmese, Abissino e Ocicat, per rendere questo felino più docile verso l'uomo[4]; i primi esemplari ottenuti avevano infatti un carattere selvatico ed alquanto nervoso. Fu riconosciuto dalla TICA nel 1986[5].

Standard[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un gatto di grossa taglia, muscoloso[2]; i maschi possono arrivare a pesare 9 kg, mentre le femmine di solito non superano i 6. La testa deve essere proporzionata, dal profilo abbastanza triangolare[2], e somigliante a quella dei suoi progenitori selvatici. Il naso non è particolarmente lungo; gli occhi sono grandi, e possono essere gialli, verdi oppure azzurri se si tratta di un "Snow Bengal", varietà che si differenzia per la colorazione simile a quella del Siamese[4] ma più chiara. Le orecchie non devono essere molto grandi. Il pelo è corto, aderente al corpo e liscio. Le zampe sono robuste, la coda è di media lunghezza e con la punta arrotondata. I colori ammessi sono: Spotted Tabby e Snow bengal (detto anche color leopardi delle nevi), entrambi con macchie ben pronunciate, il primo di un colore da bruno-rossastro a nero intenso. Un difetto che in un'esposizione felina può portare alla squalifica è la presenza di macchie bianche irregolari[6].

Carattere[modifica | modifica sorgente]

Un gatto bengala è considerato un vero gatto domestico soltanto dopo la terza generazione; prima può avere comportamenti ancora tipici del gatto selvatico[3]. Comunque non abbandona mai del tutto il carattere dei progenitori. Adora saltare, correre ed ha ancora un istinto predatorio verso i piccoli animali. Ha bisogno di spazio per correre, anche entro le mura di casa o un giardino recintato. È un gatto affettuoso, ma dal carattere decisamente turbolento[5].

Cure[modifica | modifica sorgente]

Durante la muta è necessario spazzolarlo più spesso, ma non necessita di cure diverse da quelle di un normale gatto domestico[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bengal Cat Animal World Information Resource: Exotic Pets & Animals. URL consultato il 18 gennaio 2008.
  2. ^ a b c Guide compact De'Agostini, Gatti, Alex Capra e Daniele Robotti, 1999
  3. ^ a b Enciclopedia del Gatto, 2010, Giunti editore
  4. ^ a b Tutto quello che avreste voluto sapere sui gatti, Parragon books Ltd 2007, Traduzione di Sonia Sferzi, Milano
  5. ^ a b TICA standard. URL consultato il 15 novembre 2013.
  6. ^ WCF, world cat federation. URL consultato il 15 novembre 2013.
  7. ^ Agraria.org. URL consultato il 15 novembre 2013.

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