Automotrice FS ALe 803

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ALe 803-Le 803-Le 803p
Automotrice
ALe 803 in livrea XMPR (2010)
ALe 803 in livrea XMPR (2010)
Anni di progettazione 1957
Anni di costruzione 1961 - 1973
Anni di esercizio 1961 - 2015
Quantità prodotta 53 convogli in due serie
Costruttore Officine di Savigliano, Officine Meccaniche della Stanga, Sofer
(parti elettriche)Italtrafo
Dimensioni 24.835 + 24.470 + 24.835 (lunghezza delle 3 unità)
Interperno 17.200 mm
Passo dei carrelli 3.000 mm
Massa in servizio prima serie:motrice 54 t, intermedia 34 t, pilota 36 t
seconda serie: motrice 64 t, intermedia 39 t, pilota 43 t
Rodiggio Bo'Bo'+ 2'2'+2'2'
Diametro ruote motrici 1040 mm
Rapporto di trasmissione 28/56
Potenza oraria 940 kW (1 serie)/ 687 kW (2 serie) (su 4 motori)
Velocità massima omologata 130 km/h
Alimentazione 3000 V cc

L'Automotrice ALe 803 era un veicolo ferroviario corrente continua costituito da tre elementi in composizione bloccata[1], entrato in servizio all'inizio degli anni sessanta e destinato al traffico suburbano e pendolare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le ALe 803 nella livrea originaria

Il progetto dell'ALe 803 nacque nel 1957[2] per sopperire all'urgenza di potenziamento del servizio pendolare e vicinale attorno alle grandi aree metropolitane e venne sviluppato sulla base di quello delle ALe 601.[3] L'ordinazione venne passata all'industria ferroviaria due anni dopo, nel 1959, prevedendo la costruzione di un lotto di 35 treni composti di motrice, carrozza intermedia e rimorchiata semipilota permanentemente accoppiate a costituire un elettrotreno vero e proprio. Le commesse vennero ripartite tra Officine di Savigliano (9 treni), Officine Meccaniche della Stanga, (9 treni) e Aerfer (in seguito Sofer) per 17 elettrotreni. Le consegne, iniziate nel 1961, si conclusero nel 1963. La costruzione venne differenziata nel tipo di accoppiamento in quanto le unità da 001 a 020 ebbero normali respingenti e ganci di trazione mentre le unità da 021 a 035, destinate al servizio metropolitano di Napoli, furono dotate di gancio automatico integrato.[4] Nel 1970 venne ordinato un ulteriore lotto di 18 elettrotreni che vennero costruiti sulla base dello stesso progetto ma con frontali dotati di finestrini di sicurezza più piccoli. Ebbero anche la frenatura elettrica ma per motivi di economia utilizzarono motori e carrelli dismessi provenienti dagli ETR 220 e ETR 300 (ai quali erano stati sostituiti con altrettanti nuovi gruppi in seguito al loro potenziamento). Un'ulteriore differenza, rispetto alla prima serie, fu la decisione di costruirne 8 a quattro elementi. Le unità dotate dei gruppi motori e dei carrelli dismessi accusarono tuttavia vari inconvenienti che portarono alla disattivazione della frenatura elettrica e, entro gli anni settanta, alla sostituzione dei carrelli con quelli delle nuove ALe 801, derivate anch'esse dallo stesso progetto nel 1973.[5]

A partire dal 1982 i treni di 1a serie iniziarono ad essere modificati nei frontali mediante sostituzione degli originali parabrezza ampi con quelli corazzati, più piccoli, della seconda serie.

Al luglio 2013 risultavano operative quattro unità a Lecco, tre erano accantonate mentre una era incidentata. A settembre 2014 risultavano operative 2 unità a Lecco. [senza fonte]

A fine marzo 2015 venne definitivamente accantonata anche l'ultima unità rimasta in circolazione assegnata al deposito locomotive di Lecco di Trenord.

Modelli derivati per le ferrovie in concessione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base delle ALe 803 FS furono realizzati nel biennio 1977-1978 sette convogli, composti da una motrice e da una rimorchiata, per la SEPSA[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cornolò, Automotrici elettriche, pag.237.
  2. ^ Cornolò, Automotrici elettriche, pag.238.
  3. ^ Cornolò, Automotrici elettriche, pag. 236.
  4. ^ Cornolò, Automotrici elettriche, pag. 238.
  5. ^ Cornolò, Automotrici elettriche, pagg. 244-246.
  6. ^ Garzaro, op. cit., pp. 62-63.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Cornolò, Automotrici elettriche dalle origini al 1983, Duegi Editrice, 2011 (ristampa del 1983), pp. 235–249.
  • Stefano Garzaro, Elettromotrici ALe 803; ALe 801-940, Torino, Edizioni Elledi, 1984.
  • Lorenzo Pallotta, Il declino dei complessi ALe 803, in Tutto treno, anno 20º, n. 213, novembre 2007, pp. pp.14-17, ISSN 1124-4232.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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