Audentes Fortuna iuvat

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Audentes fortuna iuvat - il destino favorisce chi osa - è un celebre motto riconducibile al repertorio delle locuzioni latine.

Origine del motto[modifica | modifica wikitesto]

Audentes fortuna iuvat, di Virgilio[1], è l'esortazione ad attaccare Enea rivolta da Turno ai suoi uomini. È uno degli esametri lasciati incompiuti da Virgilio. Nel testo si trova letteralmente scritto Audentis fortuna iuvat, dove audentis è participio presente plurale del verbo audere, forma arcaica di audentes (accusativo).

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Il detto invita ad essere volitivi e coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento, anche il più terribile ed imprevisto, poiché la sorte - il "fato" - è dalla parte di coloro che osano e sanno prendere gli opportuni rischi. Questa locuzione, assurta a dignità di vero e proprio proverbio, è molto diffusa nella cultura popolare di ogni tempo. Ad essa è in qualche modo riconducibile il motto dannunziano Memento audere semper.

Sotto questo aspetto, inoltre, un riscontro - in termini di fantasia - è identificabile nell'eroe coraggioso e senza paura che popola il mondo della narrazione, tanto filmica quanto letteraria. È anche il motto del caccia lanciamissili Audace della marina Militare Italiana, nonché dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca.[2]

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

È accettata con sostanziale parità di significato anche la versione fortes fortuna adiuvat, attribuita a Terenzio (Phormio 203).[3][4]

La variante popolare audaces fortuna iuvat non è accettabile dato il valore negativo di audax, che richiama l'idea di sfrontatezza, arditezza, assente nell'originale audens che, al contrario, ha valore positivo.

Simili frasi sono state pronunciate anche da altri autori: fortuna fortes metuit, ignavos premit[5], fortes fortuna iuvat[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eneide, X, 284.
  2. ^ Il nome e il logo, Università degli Studi di Milano-Bicocca. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  3. ^ audaces fortuna iuvat, su sapere.it. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  4. ^ Raffaele Perrelli, Commento a Tibullo, Elegie, libro 1, Rubbettino Editore, 2002, p. 58.
  5. ^ Seneca, Medea (Seneca), 159.
  6. ^ Plinio il giovane, Epistole, 6, 16, 11.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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