Arsace II di Armenia

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Arsace II d'Armenia
Monarca
In carica 341 –
363
Predecessore Tirano d'Armenia
Morte 366

Arsace II d'Armenia (armeno: Arshak; ... – 366) fu un sovrano arsacide d'Armenia, che regnò dal 341 al 363.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Historical provinces of Greater Armenia

Arsace era figlio di re Tirano d'Armenia. Nel 334 il sovrano dei Sasanidi Sapore II catturò padre e figlio, accecando Tirano, allo scopo di estendere il dominio sasanide sull'Armenia. Questo atto era in contrasto col trattato romano-sasanide del 297, che voleva l'Armenia sotto influenza romana, e osteggiato anche dall'aristocrazia armena, che veniva perseguitata dagli zoroastriani sasanidi in quanto cristiana. Nel 341 Sapore decise di ricollocare un arsacide sul trono armeno: poiché Tirano era stato accecato e, in base alle consuetudini, non poteva più regnare, salì al trono il figlio Arsace.

Allo scopo di bilanciare l'influenza sasanide sul suo regno, Arsace decise di stringere legami più stretti con l'Impero romano: richiese all'imperatore romano Costanzo II, intorno al 351, di stringere una alleanza siglandola con un matrimonio. La moglie romana di Arsace era Olimpia, figlia dell'ex-prefetto del pretorio Flavio Ablabio ed ex-fidanzata dell'imperatore Costante I; sebbene morisse poco dopo il matrimonio, forse avvelenata dalla prima moglie di Arsace, Pharandzem, il legame tra Roma e l'Armenia rimase stabile. Tanto che, dietro il pagamento di notevoli "doni", Costanzo si garantì che l'Armenia non desse sostegno ai Sasanidi durante la sua campagna contro Sapore (360).

A Costanzo succedette nel 361 Giuliano, il quale, nel 363, iniziò una campagna contro i Sasanidi che si concluse con la sua morte; il nuovo imperatore Gioviano, intrappolato all'interno del territorio sasanide insieme all'esercito romano, dovette firmare una pesante pace con Sapore, accettando, oltre alle perdite territoriali, di non intervenire più in Armenia. Sapore decise allora di deporre e imprigionare Arsace, che venne anche accecato; nel 366 l'ex-re di Armenia si suicidò in prigione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Recueil Des Cours, Académie de Droit International, 1968, ISBN 9028615024, p. 548, 553.
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