Aristide di Mileto

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Aristide di Mileto (... – ...) è stato uno scrittore greco antico.

Fu autore, intorno al 100 a.C., dei Milesiaká, una raccolta di novelle erotiche, nessuna delle quali ci è però conservata, che acquistarono enorme popolarità tra Greci e Romani. Le novelle furono tradotte in latino da Lucio Cornelio Sisenna e divennero molto popolari a Roma dove la Fabula Milesia passò ad indicare genericamente un racconto a sfondo erotico-licenzioso.

Ovidio, esiliato da Ottaviano Augusto sembra per la licenziosità della sua Ars amatoria, rileva come Aristide non fosse stato cacciato dalla sua città, malgrado i suoi scritti [1] così come il suo traduttore Sisenna. [2]

Caratteristica delle favole milesie è l'inserimento di altri racconti all'interno della vicenda principale, narrata in prima persona, come fanno anche Petronio nel Satyricon, per esempio narrando ai capp. 85-87 dell'efebo di Pergamo e ai capp. 111-112 della matrona di Efeso, oppure Apuleio, che esordisce nei Metamorphoseon libri XI I, 1, esprimendo la volontà di «intrecciare varie favole in stile milesio».[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ovidio, Tristia II, 413-414: «iunxit Aristides milesia crimina secum / pulsus Aristides nec tamen urbe sua est», "Aristide congiunse tra loro racconti relativi agli scandali di Mileto, eppure non fu cacciato dalla sua città".
  2. ^ Ovidio, Tristia II, 443-444: «vertit Aristiden Sisenna nec obfuit / illi historiae turpes inseruisse iocos», "Sisenna tradusse Aristide e non gli fu fatto nulla per aver inserito battute oscene accanto alle sue narrazioni storiche".
  3. ^ «At ego tibi sermone isto Milesio varias fabulas conseram»
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