Argomentazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'argomentazione è un ragionamento situato. È un ragionamento nel senso che consiste nell'inferire, da enunciati che fanno da premessa, un enunciato che costituisce una conclusione. È situato perché si argomenta solo entro un determinato contesto, costituito da interlocutori, saperi, premesse esplicite o implicite, credenze accettate o comunque riconosciute. A differenza di quanto avviene nella logica formale, nel ragionamento argomentativo le premesse non sono necessariamente vere. Sono solo assunte come vere da chi sviluppa il ragionamento e/o da chi lo ascolta e lo valuta. Il valore di verità di quanto è affermato nelle premesse dipende dal livello di credenza sia di chi enuncia che di chi ascolta e valuta l'argomentazione.

Argomentazione e dimostrazione[modifica | modifica sorgente]

Dicendo "ogni A è B, ogni B è C, x è un A, allora x è un C" si è sviluppato un ragionamento dimostrativo. Non si è argomentato: si è ragionato senza contesto, senza una semantica riferita ad un mondo reale, usando la capacità di condurre inferenze, codificata dalla logica attraverso schemi e regole consolidati. Se invece si afferma: "Aldo è amico di Barnaba, Barnaba è amico di Carlo, allora Aldo è amico di Carlo" si articola un ragionamento formalmente simile, ma sostanzialmente diverso. Questo ragionamento, propriamente un'argomentazione, si sviluppa assumendo la premessa generale che "gli amici degli amici sono amici tra loro". Tale premessa non vale sempre, né per lo più. Argomentare significa quindi ragionare in un contesto probabile e non certo, partendo da premesse accettate ma non necessariamente vere, rivolgendosi ad interlocutori situati, cioè portatori di credenze, principi, assunti che possono divergere dai propri e da quelli di altri interlocutori. Anche per questo alcuni studiosi utilizzano il termine "logica informale" per designare l'argomentazione. Si può riassumere la differenza tra ragionamento dimostrativo e ragionamento argomentativo seguendo lo schema seguente:

Dimostrazione Argomentazione
Impersonale Personale
Indipendente dal tempo e dallo spazio Dipendente dal tempo e dallo spazio
Situata nel tempo e nello spazio Vincolata al qui ed ora
Valida sempre e per tutti Valida nella situazione in cui è proposta
Incontrovertibile Sempre rivedibile
Superfluità di un'ulteriore dimostrazione Opportunità dell'accumulo
Fondata su assiomi Fondata su opinioni presupposizioni, precedenti
Vale il principio del terzo escluso Non vale il principio del terzo escluso
Carattere di verità logica, valida sempre e ovunque Carattere valutativo, tipico della giustificazione della ragionevolezza di una scelta
Evidenza e necessità Verosimiglianza, plausibilità, probabilità
Brevità e semplicità Ampiezza e ornamento
Usa un linguaggio che può essere anche artificiale, simbolico Usa un linguaggio naturale
Indifferente rispetto al destinatario Postula un uditorio determinato
Non negoziabilità Negoziabilità delle conclusioni
Implica la possibilità di un calcolo, anche meccanico Implica comunicazione, dialogo, discussione, controversia
Esclude la possibilità di accrescimento dell'adesione Ammette gradi di adesione diversa
Definitiva e ultimativa Comporta decisioni modificabili, in caso di intervento di nuovi fattori o mutamenti nelle valutazioni
Giudicata in base a criteri di validità e correttezza Giudicata in base a criteri di rilevanza, di forza o debolezza
Teoricamente autosufficiente Mira all'adesione; volta all'azione, immediata o eventuale

(adattamento di A.Cattani, Forme dell'argomentare. Il ragionamento tra logica e retorica, Padova, GB edizioni 1990, pp. 22–23).

Argomentazione e incertezza[modifica | modifica sorgente]

Argomentare significa ragionare in un contesto di incertezza. Come scrissero Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca nel 1958, in un testo che rilanciò lo studio dell'argomentazione nel Novecento, è grande l'importanza che continua ad assumere il verosimile e il probabile nel determinare le nostre scelte:

sebbene nessuno possa negare che la capacità di deliberare e argomentare sia un segno distintivo dell'essere ragionevole, lo studio dei mezzi di prova utilizzati per ottenere l'adesione è stato completamente trascurato, negli ultimi tre secoli, dai logici e dai teorici della conoscenza. Ciò si deve a quanto vi è di non costrittivo negli argomenti sviluppati a sostegno d'una tesi. La natura stessa dell'argomentazione e della deliberazione s'oppone alla necessità e all'evidenza, perché non si delibera dove la soluzione è necessaria, né si argomenta contro l'evidenza. Il campo dell'argomentazione è quello del verosimile, del probabile, nella misura in cui quest'ultimo sfugge alle certezze del calcolo.[1]

Argomentazione e sistema di credenze[modifica | modifica sorgente]

Ogni pratica argomentativa si svolge “in funzione di un uditorio”, producendo effetti di credenza e di persuasione in un pubblico o in un interlocutore.

Mentre un sistema deduttivo si presenta come isolato da ogni contesto, un'argomentazione è necessariamente situata. Per essere efficace, essa esige un contatto fra soggetti. Bisogna che l'oratore (colui che presenta l'argomentazione oralmente o per scritto) intenda esercitare mediante il suo discorso un'azione sull'uditorio, cioè sull'insieme di coloro che egli si propone d'influenzare.[2]

Il carattere situato dell'argomentazione impone, dunque, una presa in carico del corpo di credenze e di conoscenze che l'uditorio, o l'interlocutore, condivide.

Noi "conosciamo" qualcosa (nel senso più proprio e stretto del termine) se, e solo se, abbiamo una ben fondata credenza in essa, la nostra credenza è ben fondata se, e solo se, possiamo produrre buone ragioni che la supportino; e le nostre ragioni sono realmente buone (secondo i più restrittivi canoni filosofici) se, e solo se, possiamo produrre un argomento "conclusivo", o formalmente valido collegando questa credenza a un punto di partenza che non viene messo in discussione (e che preferibilmente non si possa mettere in discussione)[3]

Conoscere implica credere e argomentare, e argomentare implica anche proteggere criticamente certe premesse per discuterne altre. Si evidenzia così, in questa sintesi toulmaniana, il valore delle premesse assunte e, tra queste, dei luoghi comuni accettati. Essi solitamente vengono oscurati, a riprova del valore che assumono le premesse da cui partiamo nel nostro ragionare argomentativo.

Argomentazione e filosofia[modifica | modifica sorgente]

Argomentare non è solo una procedura razionale per stabilire delle conclusioni in contesti di incertezza, per persuadere razionalmente un uditorio e stabilire un consenso in presenza di posizioni diverse. L'argomentare è il modo stesso con cui agisce la filosofia. La filosofia, infatti, è discussione razionale sui fondamentali. Siano essi principi etici, strutture ontologiche, valori politici, condizioni di pensabilità, la filosofia riflette su tali fondamentali cercando di coglierne le implicazioni e le relazioni, immaginando mondi in cui essi agiscono e criticando mondi e modi in cui vengono disattesi.

Da Platone in poi per lungo tempo si chiamerà "dialettica" l'esercizio del ragionare argomentativo sui fondamentali. Secondo Platone solo la filosofia svolge questa attività. Le discipline "scientifiche", come diremmo oggi, accettano i principi da cui esse partono senza discuterli; così facendo, per Platone,

nello studio dell'essere procedono come sognando e … non riescono a scorgerlo con perfetta lucidità finché lasciano immobili le ipotesi di cui si servono, essendo incapaci di renderne ragione. Chi accetta come principio una cosa che ignora e se ne vale per intessere conclusioni e passaggi intermedi, cosa potrà mai fare per trasformare una simile convenzione in scienza? – Nulla, rispose. – Ebbene, dissi io, il metodo dialettico è il solo a procedere per questa via, eliminando le ipotesi, verso il principio stesso, per confermare le proprie conclusioni; e pian piano trae e guida in alto l'occhio dell'anima.[4]

Aristotele non fa che precisare e articolare meglio questa intuizione platonica. Per lo Stagirita scopo della dialettica è mettere alla prova una tesi[5], conoscere e saggiare le opinioni degli uomini[6] e, infine, come in Platone, saggiare il valore epistemologico dei principi da cui parte ogni scienza. Scrive infatti Aristotele nei Topici:

(Lo studio della dialettica) è utile altresì rispetto agli elementi primi riguardanti ciascuna scienza. Partendo infatti dai principi propri della scienza in esame, è impossibile dire alcunché intorno ai principi stessi, poiché essi sono i primi tra tutti gli elementi, ed è così necessario penetrarli attraverso gli elementi fondati sull'opinione (éndoxa), che riguardano ciascun oggetto. Questa peraltro è l'attività propria della dialettica, o comunque quella che più le si addice: essendo infatti impiegata nell'indagine, essa indirizza verso i principi di tutte le scienze.[7]

Aristotelicamente definita, la dialettica è cruciale per saggiare la tenuta dei principi primi di ogni scienza: ma non è una scienza, poiché procede per interrogazioni e si serve di premesse concesse dall'avversario, senza la garanzia che esse siano vere e adeguate per una dimostrazione. Aristotele ribadisce anche un altro aspetto dell'argomentare, una sorta di sua "doppia natura". La dialettica si riferisce anche

agli elementi che appaiono accettabili a tutti, oppure alla grande maggioranza, oppure ai sapienti, e tra questi o a tutti, o alla grande maggioranza, o a quelli oltremodo noti e illustri."[8] Così, se ben condotte, usano la stessa strategia tanto la discussione razionale sui principi, propria della filosofia, quanto la discussione ordinaria su argomenti di interesse limitato.

Argomentazione e scienza[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine degli anni cinquanta del secolo scorso anche la riflessione sulla scienza ha attraversato una fase di profonda revisione. Esauritasi la spinta di matrice neopositivista, appare in difficoltà il modello che cerca un metodo nella scienza. La riflessione di Quine sulla circolarità tra analitico e sintetico (I due dogmi dell'empirismo, 1951), il libro di Hanson sulla teoreticità dell'osservazione (I modelli della scoperta scientifica, 1958), ma soprattutto La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn (1962 -1970), aprono la strada ad una prospettiva diversa. Centrale è la nozione di paradigma. Costituito dalle nozioni di base con cui si articola una scienza, esso consiste in una visione del mondo, storicamente determinata e condivisa da una comunità di scienziati, in grado di fissare la lista dei problemi verso cui indirizzare la ricerca, di fornire le tecniche e le strategie di base per la soluzione di tali problemi, di determinare le procedure di verifica sperimentale e di impostare la formazione dei futuri scienziati. Fare scienza è riprodurre il paradigma, mostrare che funziona, normalizzare i problemi risolvendoli al suo interno.

Ma certe anomalie non si risolvono, anzi crescono. È in questa fase che nascono discussioni e rotture tra sostenitori di diverse teorie, alcune interne al paradigma, altre esterne, e da questo travaglio prima o poi emerge un corpus teorico che si candida a sostituirsi al paradigma precedente, determinandone uno nuovo. È accaduto così nel passaggio dalla fisica aristotelica a quella galileiana, dal sistema tolemaico a quello copernicano, dalla teoria del flogisto alla chimica di Lavoisier, dalla fisica classica a quella di Galilei.

Qui nasce il ricorso all'argomentazione. Non solo nella filosofia ma anche nella scienza il cambiamento paradigmatico richiede il ricorso al ragionamento argomentativo. Solo così è possibile sospendere i principi e immaginarne di diversi.

Sondare le conseguenze di queste intuizioni, valutarne la portata, calcolarne i rischi e le possibilità, giustificare ciò che ne deriva: così gli scienziati argomentano nei passaggi paradigmatici. Lo hanno fatto Galileo contro i suoi avversari aristotelici, Newton per giustificare la forza di attrazione gravitazionale, Darwin nei confronti del fissismo e del creazionismo biologico… Ogni significativa variazione paradigmatica, entro una data disciplina scientifica, è consistita nel ricorso all'argomentare sui fondamentali di quella disciplina, mostrando che potevano cambiare generando nuove prospettive di ricerca, o producendo delle sintesi insospettabili.

Teorie dell'argomentazione[modifica | modifica sorgente]

Durante la lunga stagione della retorica antica e medievale, lo studio dell'argomentazione è stato parte integrante della formazione culturale superiore. Nel trivio (grammatica, retorica e dialettica) introdotto da Capella nel IV secolo e poi stabilizzato con Boezio e Isidoro di Siviglia nel VI secolo) le artes sermocinales richiedevano una conoscenza non solo linguistica ma retorica e logica, una capacità di analisi dei problemi e una tecnica di svolgimento della disputa filosofica (la quaestio) in cui la strategia argomentativa era parte decisiva.

Per molte ragioni il periodo moderno espunge la dialettica dal campo di formazione del buon pensatore, riducendo sempre più la grammatica a logica, almeno a partire dalla Logica di Port-Royal. La svolta cartesiana della filosofia moderna non fa che accentuare questa cattiva fama della dialettica e della retorica, ormai accomunata da un unico destino di vaghezza e oscura incertezza conoscitiva, per lasciare il campo alla scienza e in particolare al metodo analitico e dimostrativo proprio delle discipline matematiche.

L'interesse moderno per l'argomentazione rinasce con il lavoro di C. Perelman e L. Olbrechts-Tyteca, che recupera in chiave moderna gran parte della tradizione argomentativa classica. A questo approccio si affianca la teoria degli argomenti di Toulmin, volta a ricostruire lo schema di giustificazione di una tesi.

Anche gli studi di Grize rientrano in questa ripresa di interesse, affiancata da quella che nel mondo anglosassone si chiama Informal Logic, rappresentata da Blair e Johnson, Groarke, Woods e Gilbert. Vanno ricordati gli studi di logica dialogica di Lorenzen, quelli di dialettica, in particolare riferita alle fallacie, di Hamblin, la logica interrogativa di Hintikka e la logica conversazionale di Grice. Un forte impulso allo studio moderno dell'argomentazione viene dalla Pragma-dialettica di van Eemeren e Grootendorst e dalla pragmatica normativa di Habermas e Apel.

Tipologia dell'argomentazione: luoghi, argomenti e fallacie[modifica | modifica sorgente]

Una lunghissima tradizione, che parte dalla Grecia antica e arriva fino a noi, ci ha consegnato una straordinaria competenza argomentativa (o dialettica, se si preferisce), tuttavia non esiste una codificazione precisa degli strumenti di cui si serve il ragionamento argomentativo. A questo si dedica la teoria dell'argomentazione, intesa come studio, comparazione e approfondimento del valore, delle modalità e dei contesti di applicazione del ragionamento argomentativo.

Una proposta consiste nel legare in un'unica tipologia le premesse (i luoghi), gli argomenti e le fallacie, cercando di ricondurre ad un sistema di riferimento comune tutta la strumentazione relativa all'argomentazione.

I luoghi comuni sono idee generali, valori, giudizi condivisi dall'uditorio, anche se non sempre in modo consapevole. I luoghi sono l'articolazione di base del tessuto di credenze di una comunità in discussione razionale. Proprio la loro "ovvietà" tende a preservare, nascondendola, l'influenza dei valori e delle credenze di base.

Gli argomenti sono schemi di pensiero, cioè connessione di enunciati premessa ad un enunciato conclusione, attraverso un nesso logico, detto inferenza, che permette tale passaggio. Nel caso dell'argomentazione tali schemi sono composti da enunciati non falsi o veri in ogni contesto e da inferenze anch'esse non applicabili ad ogni contesto. Enunciati e inferenze, nel ragionamento argomentativo, sono quindi "discutibili", cioè sempre sottoponibili a critica razionale.

Le fallacie sono modi di ragionare errati, perché si parte da premesse false, oppure perché si adottano delle inferenze scorrette, oppure perché si producono a sostengo delle proprie tesi argomenti irrilevanti dal punto di vista razionale. Ciò non toglie ampiezza alla diffusione delle fallacie: non sempre si vuole far leva sulla razionalità dell'interlocutore. Talvolta è più semplice puntare sulle emozioni o è più efficace ricorrere all'inganno. In questo ambito propriamente retorico si consuma molta parte della comunicazione contemporanea.

Gli strumenti dell'argomentazione[modifica | modifica sorgente]

Si possono indicare gli strumenti argomentativi distinguendoli in argomenti e fallacie, i primi da utilizzare nella discussione razionale, i secondi da evitare e criticare.

Gli argomenti pseudo-deduttivi[modifica | modifica sorgente]

Gli argomenti pseudo-deduttivi fanno appello ai principi della logica (come il principio d'identità, di non contraddizione e del terzo escluso) e fanno uso di connettivi assai simili a quelli logici (“e”, “o”, “se… allora…”) ma la loro utilizzazione non è rigorosa, né copre tutte le fasi dell'inferenza. Dunque, nonostante le apparenze, l'inferenza non è necessaria.

Sono argomenti di questo tipo[9]:

  • Argomento di Pseudo-identità: con questo argomento di introduce una definizione da cui si deriva un'argomentazione volta a collegare identicamente ciò che dev’essere definito (definiendum) e ciò che definisce (definiens). L’identità fra definiendum e definiens in realtà è discutibile, anzi dovrebbe essere giustificata: ecco il motivo del nome “pseudo-identità”.
  • Argomento di Incompatibilità:induce a credere che, poste due asserzioni,occorra sceglierne una o rinunciare a entrambe; in altri termini, un’alternativa includente (A vel non-A) è presentata come se fosse escludente (A aut non-A). La disgiunzione esclusiva si basa sul presupposto che sia possibile applicare il principio del terzo escluso. Ma talvolta non è necessario, o non è possibile, applicare tale principio, perché l’alternativa posta non è affatto esclusiva.
  • Argomento di Pseudo-contraddizione: con questo argomento si pretende che la tesi dell’avversario violi il principio di non contraddizione (cioè la tesi affermerebbe e negherebbe qualcosa dallo stesso punto di vista e nello stesso tempo), anche se la contraddizione è tutt’altro che certa.
  • Argomento di Ritorsione:quest’argomento mostra che proprio colui che reclama il rispetto di una regola si sottrae al dovere di applicarla, o l’applica a sproposito. Sottolineando l’incongruenza fra la regola e il comportamento di chi la propugna, s’intende indebolire la posizione dell’avversario, ritorcendo su di lui quanto egli stesso afferma.
  • Argomento di Dilemma: argomento costruito per spingere l’avversario a scegliere tra due (o più) alternative che si escludono o che conducono a un medesimo fine implicante una contraddizione o la medesima, spiacevole conseguenza. È possibile replicare a un dilemma negando che vi siano due sole alternative, negando che le due alternative portino (necessariamente) alle conseguenze previste, oppure con un controdilemma con conseguenze opposte.
  • Argomento di Autofagia:variante dell’incompatibilità, applicando senza eccezioni una regola si arriva a distruggerla poiché le sue conseguenze sono in contraddizione con essa.
  • Argomento di Pseudo-transitività:argomento pseudodeduttivo costruito sullo schema di transitività: “Se A è in relazione con B, e B in relazione con C, allora A è in relazione con C”. Rappresenta la forma dell’inferenza deduttiva, ma non è detto che la relazione (della conclusione) sussista realmente, per esempio: io (B) potrei avere due amici (A e C) che non sono amici tra di loro.
  • Argomento di Tutto e parte: argomento caratterizzato da un uso della relazione di inclusione, nel senso che si sostiene che ciò che vale per il tutto deve valere anche per la parte.
  • Argomento di Ad humanitatem:argomento che rimanda a una sorta di uditorio universale, attraverso il ricorso a un quantificatore universale (tutti, nessuno, chiunque, ogni ecc.). L’universalità potrebbe essere solo una pretesa. Si replica a questo argomento verificando (con un controesempio) l’effettiva applicabilità del quantificatore universale e il significato dei termini utilizzati.

Gli argomenti a priori[modifica | modifica sorgente]

Sono detti argomenti a priori quelli che rimandano alla struttura della realtà, vera o supposta tale, e in base a ciò traggono gerarchie, giudizi di valore, conclusioni. Non ricorrono all'esperienza per stabilire la struttura del reale, ma introducono essenze, cause intrinseche, gerarchie accettate e in generale si rifanno a un ordine esistente al di là dell'esperienza. Sono argomenti di questo tipo:

  • Argomento di Essenza: argomento a priori nel quale si presuppone, come giustificazione di un’azione o omissione, un sostrato persistente e permanente, per esempio dell’essere umano, che diventa una proprietà stabile del soggetto di un enunciato. Ciò che si discosta dall’essenza sarebbe di per sé una deviazione, una deformazione, un abuso ecc. L’argomento è efficace se l’interlocutore ammette che qualcosa abbia un’essenza e che questa essenza sia conoscibile. Tuttavia si potrebbe essere in disaccordo su quale sia l’essenza.
  • Argomento di Direzione: argomento a priori, affine a quello dell’essenza, nel quale si chiede di valutare attentamente se l’accumulazione di un insieme di compromessi parziali non comporti il rischio di perdere di vista l’obiettivo principale. Si sottolinea con ciò l’importanza di mantenere fermo l’obiettivo precedente giudicando i cambiamenti in funzione di quello.
  • Argomento di Propagazione: variante dell’argomento di direzione, mette in guardia l’uditorio sull’evoluzione di certi fenomeni che, per meccanismi propri, tendono a diffondersi. È quindi un avvertimento contro le conseguenze negative
  • Argomento di Superamento: opposto all’argomento di direzione, nel quale si sostiene la possibilità di andare sempre più avanti in un processo, accettando arresti e compromessi utili al conseguimento dell’obiettivo. Si sposta in avanti la valutazione del processo in corso, che è inarrestabile. Il presente è sminuito e il futuro è ciò che vi è di desiderabile.
  • Argomento di Regola di giustizia: permette l’appello a una regola considerata valida per tutti: ciò che deve essere valido per un caso deve essere valido per tutti i casi simili. Ma l’applicazione ferrea di una regola non costituisce necessariamente un atto di giustizia, per questo le leggi spesso differenziano i casi e le analogie presentano disanalogie.
  • Argomento di A fortiori(lett. a maggior ragione): si mostra che alcuni casi particolari fanno parte di un insieme di elementi ordinati gerarchicamente e che, a maggior ragione, le medesime proprietà che valgono per l’insieme valgono anche per essi
  • Argomento di Complementarità: ogni volta che si fa un’affermazione, si può affiancare a essa una negazione che funge da nozione complementare. Ogni termine richiede il suo opposto per essere determinato in base alla differenza
  • Argomento di Compensazione:argomento basato sul mantenimento di un equilibrio posto come valore in sé, non desunto dall’ esperienza, la cui necessità richiederebbe invece di essere dimostrata e le cui alterazioni richiedono interventi di riequilibrio.
  • Argomento di Riduzione al superiore: Quando un sistema di qualunque tipo è completamente riducibile ad un altro, se ciò avviene in modo non reciproco, ciò a cui si riduce è superiore a ciò che viene ridotto.
  • Argomento di Etimologia: nell’avvalorare una tesi traendo spunto dall’etimologia di un termine che caratterizza quasi essenzialmente il significato del concetto espresso. Ma il ricorso all’ etimologia, per quanto suggestivo, non è dimostrativo: non è detto che l’origine dei termini abbia un valore di verità rispetto alle questioni trattate.
  • Argomento del Facile: il punto di forza di questo argomento a priori è la maggiore o minore facilità del ragionamento che si desidera avvalorare rispetto a quello che si vuole criticare. La tesi che si sostiene è presentata come preferibile perché più semplice. Sebbene sia anche uno dei criteri di valutazione delle ipotesi scientifiche, tuttavia, la maggiore semplicità di un’ipotesi o di una spiegazione rispetto a un’altra non significa di per sé che tale ipotesi più semplice sia vera e quella più difficile sia per ciò stesso falsa.
  • Argomento di Coerenza degli effetti: questo argomento mostra che, in presenza di una causa comune, gli effetti da essa prodotti non possono divergere. La stessa causa, si sostiene, non può produrre effetti contraddittori.

Gli argomenti a posteriori[modifica | modifica sorgente]

Gli argomenti a posteriori si basano sull'esperienza, su regolarità riscontrate, su conseguenze controllabili. Ricorrono a conoscenze acquisite attraverso l'esperienza per trarre da esse forza argomentativa a supporto delle conclusioni. Fatti, regolarità empiriche, situazioni sperimentate servono così per costruire tali tipi di argomenti. Tali argomenti rappresentano il campo di applicazione del pensiero empirico, basato sull'esperienza, sull'osservazione, sulla statistica, sulla realtà oggetto di analisi. Sono argomenti di questo tipo:

  • Induzione
  • Metodi induttivi
  • Argomento di post hoc
  • Argomento della causa
  • Argomento dell'effetto
  • Argomento di priorità della causa sull'effetto
  • Argomento di causa prima
  • Argomento di proprietà emergente
  • Argomento di a contrario
  • Argomento di ad consequentiam
  • Argomento di spreco
  • Argomento di auperfluo
  • Argomento di consolidamento

Gli argomenti strutturali[modifica | modifica sorgente]

Gli argomenti strutturali si basano su una similitudine fra strutture: ciò che viene affermato in un ambito si proietta in un altro ambito, costruendo relazioni, esemplificazioni, gerarchie. Sono argomenti di questo tipo:

  • Analogia
  • Argomento di paragone
  • Argomento di doppia gerarchia

Gli argomenti pragmatici[modifica | modifica sorgente]

Gli argomenti pragmatici sono ragionamenti in cui si porta l'attenzione sulla coerenza tra atti e detti: l'interlocutore sostiene una tesi che, tuttavia, può essere messa a confronto - per lo più critico - con il suo comportamento o con quello di altri a cui egli assegna valore. Sono argomenti di questo tipo:

  • Argomento ad hominem
  • Modello
  • Esempio
  • Argomento di illustrazione
  • Argomento di autorità
  • Argomento del sacrificio

Fallacie deduttive[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie deduttive sono errori nel ragionamento prodotti da un'inferenza errata, cioè dalla violazione di una regola logica. In senso più generale tra le fallacie deduttive si possono classificare anche gli errori di definizione, cioè le fallacie prodotte da una cattiva definizione dei termini, che si trascina nel ragionamento producendo l'errore nella conclusione. Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacie sillogistiche
  • Fallacia di affermazione del conseguente
  • Fallacia di negazione dell'antecedente
  • Fallacia di autocontraddittorietà

Fallacie di definizione[modifica | modifica sorgente]

  • Definizione troppo ampia
  • Fallacia di definizione troppo stretta
  • Fallacia di definizione oscura
  • Fallacia di definizione circolare (circulus in definiendo, o diallellon)
  • Fallacia di definizione autocontraddittoria
  • Fallacia di ambiguità (equivocazione)

Fallacie pseudo-deduttive[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie pseudo-deduttive sono errori nel ragionamento di ambito genericamente logico, dovuti a una cattiva organizzazione del materiale inferenziale, ad un uso scorretto degli operatori logici, ad una semplificazione eccessiva degli elementi probatori, a una cattiva distribuzione dei predicati. Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacia di falsa disgiunzione
  • Fallacia di falso dilemma
  • Fallacia di ad ignorantiam
  • Fallacia di domanda composta (plurium interrogatio)
  • Fallacia di questione complessa
  • Fallacia di conclusione irrilevante (ignoratio elenchi)
  • Fallacia di composizione
  • Fallacia di distinzione 1
  • Fallacia di uomo di paglia
  • Fallacia di assenza di explanandum

Fallacie a priori[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie apriori sono prodotte più dal tipo di premesse assunte che dal tipo di inferenza adottata. Sono fallacie relative ad un quadro di valori, credenze, principi, gerarchie, spiegazioni... che si pretende accettate dall'uditorio mentre non lo sono. Tra queste fallacie si possono annoverare anche quelle legate alla cattiva spiegazione di problemi o alla cattiva interpretazione dei termini, un modo diverso per affermare lo stesso errore, cioè ritenere valido un principio (esplicativo o interpretativo) mentre non lo è o non lo è per tutti. Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacia di petizione di principio (circulus in probando, diallellus)
  • Fallacia di regresso all'infinito
  • Fallacia di transitus de genere ad genus
  • Fallacia di fallacia d'accidente
  • Fallacia di falsa etimologia
  • Fallacia di explanans ad hoc
  • Fallacia di explanandum minato

Fallacie di interpretazione

  • Fallacia di anfibolia
  • Fallacia di accento
  • Fallacia di linguaggio pregiudizievole
  • Fallacia di espressione prevalente sul contenuto

Fallacie a posteriori[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie aposteriori sono relative ad un uso indebito di dati, fatti, situazioni impropriamente considerate rappresentative, cause ed effetti individuati per illustrare nessi o per fornire delle spiegazioni. Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacia di generalizzazione indebita (a dicto secundum quid, ad dictum simpliciter)
  • Fallacia di generalizzazione indebita (enumeratio imperfecta, ab uno descendet omne)
  • Fallacia di esempio non rappresentativo
  • Fallacia d'accidente converso
  • Fallacia di controevidenza
  • Fallacia di esclusione

Fallacie causali

  • Fallacia di correlazione casuale (post hoc ergo propter hoc)
  • Fallacia di effetti congiunti
  • Fallacia di irrilevanza causale
  • Fallacia di causa complessa
  • Fallacia di causa errata (non causa pro causa)
  • Fallacia di inversione causale
  • Fallacia di appello alle conseguenze negative (pendio sdrucciolevole)
  • Fallacia di explanans non controllabile

Fallacie strutturali[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie strutturali sono prodotte da una forzatura nel cercare corrispondenze di struttura tra ambiti, problemi, processi, fatti... diversi Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacia di falsa analogia

Fallacie pragmatiche[modifica | modifica sorgente]

Le fallacie pragmatiche nascono dalla forzatura che si opera nel collegare l'argomento proposto con il soggetto che lo sostiene, o lo confuta. Si eccede nel collegare detto e atto, eludendo la giustificazione razionale che dovrebbe essere data, o impedendo che essa si manifesti appieno. Sono fallacie di questo tipo:

  • Fallacia di argumentum ad baculum
  • Fallacia di argumentum ad verecundiam
  • Fallacia di argumentum ad misericordiam
  • Fallacia di argumentum ad judicium
  • Fallacia di argumentum ad populum
  • Fallacia di argumentum ad personam: abusivo, circostanziale, tu quoque
  • Fallacia di ridicolo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ , Chaim Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Traité de l'argumentation. La nouvelle rhétorique, PUF, Paris, 1958; trad. it. Trattato dell'argomentazione. La nuova retorica. Torino, Einaudi, 1966
  2. ^ Chaim Perelman C., Argomentazione, in "Enciclopedia Einaudi", Einaudi, Torino 1977, vol. 1, p. 791).
  3. ^ Toulmin S. E., Knowing and Acting. An Invitation to Philosophy, New York, Macmillan, 1976, p. 89.
  4. ^ Platone, Repubblica VII, 531c-534a
  5. ^ Topici, VIII, 159ª, 161ª
  6. ^ Topici, I, 101 a
  7. ^ Aristotele, Topici, I, 101ª
  8. ^ Aristotele, Topici I, 100b
  9. ^ Logon Didonai, Dizionario di Logica e Argomentazione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bobbio N., 1966, Prefazione, in C. Perelman, L. Olbrechts-Tyteca, Trattato dell'argomentazione. La nuova retorica, Torino, Einaudi (1989)
  • Bonfiglioli S., Costantino, M., (a cura di), 2005, Retorica e scienze del linguaggio. Teorie e pratiche dell'argomentazione e della persuasione, Roma, Aracne
  • Boniolo G. e Vidali P., 2011, Strumenti per ragionare, Milano, Bruno Mondadori
  • Cantù P. e Testa I., 2001, “Dalla Nuova Retorica alla Nuova Dialettica: il ‘dialogò tra logica e teoria dell'argomentazione”, in problémata. Quaderni di filosofia, 1, Milano, Cuem, pp. 123–173
  • Cantù P. e Testa I., 2006, Teorie dell'argomentazione. Un'introduzione alle logiche del dialogo, Milano: Bruno Mondadori
  • Cattani A., Cantù P. e Testa I., Vidali P., (a cura di), 2009 La svolta argomentativa. 50 anni dopo Perelman e Toulmin, Napoli, Loffredo
  • Cattani A., 1995, Discorsi ingannevoli. Argomenti per difendersi, attaccare, divertirsi, Padova, Edizioni GB
  • Cattani A., 2001, Botta e risposta. L'arte della replica, Bologna, il Mulino
  • Cerruti M., Cini M., 2007, Introduzione elementare alla scrittura accademica, Roma-Bari, Laterza
  • Cherubini P., Giaretta, P. Mazzocco, A., (a cura di) 2000, Ragionamento: psicologia e logica, Firenze, Giunti
  • D'Agostini F., 2010, Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Torino, Bollati Boringhieri
  • Gilardoni A. 2008, Logica e argomentazione. Un prontuario, Milano, Mimesis
  • Iacona A., 2005, L'argomentazione, Torino, Einaudi
  • Lo Cascio V., 1991, Grammatica dell'argomentare. Strategie e strutture, Firenze, La Nuova Italia
  • Mortara Garavelli B., 1989 Manuale di retorica, Milano, Bompiani
  • Pera M., 1991, Scienza e retorica, Roma-Bari, Laterza
  • Perelman C. Olbrechts-Tyteca L., 1958, Traité de l'argumentation. La nouvelle rhétorique, Paris, PUF, 1958, tr. it. Trattato dell'argomentazione. La nuova retorica, Torino, Einaudi, 1966
  • Perelman, C., 1977, Argomentazione, in Enciclopedia Einaudi, Torino, Einaudi, 1977
  • Petrucciani S., 2000, Introduzione a Habermas, Roma-Bari, Laterza
  • Piattelli Palmarini M., L'arte di persuadere, Milano, Mondatori, 1995
  • Preti G. 1968, Retorica e logica, Torino, Einaudi
  • Rigotti F., 1995, La verità retorica. Etica, conoscenza e persuasione, Milano, Feltrinelli
  • Santambrogio M., 2006, Manuale di scrittura (non creativa), Roma-Bari, Laterza.
  • Toulmin S.E. (1958) The Uses of Argument, London, Cambridge University Press, 1958, tr. it. Gli usi dell'argomentazione, Torino, Rosenberg & Sellier, 1975.

Sitografia[modifica | modifica sorgente]

Riviste tematiche

  • Argumentation
  • Informal Logic
  • Argumentation and Advocacy
  • Argumentation, Rhetoric, Interpretation
  • Argumentation et Analyse du Discours
  • DIOGENE Filosofare oggi
  • Fallacy Files

Associazioni di teoria dell'argomentazione

  • ERGO - Associazione italiana di teoria dell'argomentazione
  • ISSA – International Society for the Study of Argumentation
  • OSSA – Ontario Society for the Study of Argumentation
  • IADA - International Assoication for Dialogue Analysis
  • IDEA – international debate education association
  • IASC – International Association fot the Study of Controverses
  • CRARR – Centre for Research in Reasoning, Argumentation & Rhetoric
  • ADARR– Analyse du Discourse, Argumentation et Rhétorique
  • GRAL – Groupe de Recherche en Rhétorique et en Argumentation Linguistique

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di filosofia