Antonio Verrio

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Antonio Verrio, Antonio Verrio, circa 1700

Antonio Verrio (Lecce, 163917 giugno 1707) è stato un pittore italiano.

Artista del periodo Barocco, fu attivo in Inghilterra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Lecce, città appartenente al regno di Napoli. Si trasferì in Francia, stabilendosi a Tolosa, dove dipinse una pala d'altare per i Carmelitani, come descritto nel Traité sur la Peinture di Du Puy. Il Duca di Montagu e Carlo II d'Inghilterra, sperando di rilanciare gli arazzi presso Mortlake, danneggiati dalla guerra civile, invitarono Verrio in Inghilterra nel 1671.

Verrio fu assunto, insieme all'architetto Hugh May e allo scultore Grinling Gibbons, per decorare il Castello di Windsor, dove, nel Cristo che risana il malato, raffigurò se stesso, Godfrey Kneller e Baptist May, perito dei lavori, in lunghe parrucche, come spettatori del miracolo. Ricevette quasi 7000 sterline per il suo lavoro. La maggior parte dei suoi interventi andò perso nelle successive ridecorazioni.

Fu nominato maestro giardiniere del re e gli fu assegnato un alloggio in St. James's Park. Con l'ascesa di Giacomo II, Verrio fu nuovamente assunto a Windsor per lavorare alla tomba del cardinale Wolseymb, poi destinata ad una cappella romana cattolica. Si dice che abbia rifiutato alcune volte di lavorare per il re Guglielmo. Fu poi assunto da Lord Exeter presso Burleigh, e successivamente eseguì molti lavori notevoli a Chatsworth, tra cui la pala d'altare nella cappella, rappresentante l'Incredulità di San Tommaso. Il suo capolavoro ancora esistente è considerato l'affresco illusionistico dei classici dei e semidei danzanti nella Heaven Room (1688-1698) presso Burghley House nel Lincolnshire. L'allievo di Verrio più importante fu il francese Louis Laguerre.

Dopo la Rivoluzione, solo grazie all'opera di persuasione di Lord Exeter, Verrio acconsentì di servire Re Guglielmo III e fu assunto per dipingere il grande scalone del palazzo di Hampton Court. La decorazione, ispirata dall'opera I Cesari dell'imperatore Giuliano l'Apostata, celebra il nuovo sovrano, sotto l'effigie di Alessandro Magno, in quanto campione della tolleranza e della libertà.

La regina Anna gli concesse una pensione annuale di 200 sterline. Morì ad Hampton Court.

L'eredità di Verrio[modifica | modifica sorgente]

Verrio, nei secoli successivi, fu visto come un'aberrazione nella cultura artistica inglese; descritto da Horace Walpole come[1]

un pittore eccellente per il tipo di soggetti su cui era impiegato, senza molta invenzione e con meno buongusto, la sua matita esuberante era pronta a versare dei, dee, re, imperatori e trionfi, su quelle superfici pubbliche su cui l'occhio mai si sofferma abbastanza per criticare e dove uno si dispiacerebbe nel collocare lavori di un maestro migliore: intendo i soffitti e le scale.

Alexander Pope derise ironicamente l'eccessivo arredamento promosso dalla nobiltà, con i seguenti versi[2]:

I soffitti dipinti che con devozione guardate, / dove si estendono scomposti i santi di Verrio e Laguerre / o le nuvole dorate in buona espansione si trovano, / e portano tutto il paradiso davanti ai tuoi occhi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ H. Walpole, Anecdotes of painting in England, with some account of the principal artists.[1]
  2. ^ A. Pope, Moral Essays, Epistle IV: To Richard Boyle, Earl of Burlington. Of the use of riches.[2]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jeffery Daniels, English Baroque Sketches at Marble Hill, in "The Burlington Magazine", Vol. 116, No. 856 (Jul. 1974), pp. 420–422.
  • Edgar Wind, Giuliano l'Apostata a Hampton Court, in Idem, Humanitas e ritratto eroico. Studi sul linguaggio figurativo del Settecento inglese, Milano, Adelphi, 2000, pp. 79–94.

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