Achille Fazzari

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Achille Fazzari
Fazzari Achille.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XVI del Regno d'Italia
Gruppo
parlamentare
Destra storica

Dati generali
Partito politico Destra storica
Professione militare

«Se il Fazzari avesse studiato quel poco e quel tanto che abbiamo studiato noi, sarebbe stato capace di rovesciare il mondo»

(Ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini[1])

Achille Fazzari (Stalettì, 28 marzo 1839Stalettì, 20 novembre 1910) è stato un politico italiano.

Busto di Achille Fazzari sul Gianicolo
Mio Car.mo Fazzari, l’amicizia di cui voi mi avete data in questa solenne circostanza tali e tante luminose e generose prove. È certamente il più nobile dei sentimenti che onorano l’umana natura. Fu per me una vera fortuna esserne stato beneficiato. E consacrato a Voi quella soddisfazione di coscienza del giusto di cui oggi ambi siamo fregiati. Per la vita V.ro G.Garibaldi. Al Col.llo Achille Fazzari. (Jorfida)
Fondatore della Mangiatorella

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Annunziato Fazzari e di Maria Fulciniti. Il padre prese parte ai moti di Reggio di Calabria del 1847. Nel 1851 fu condannato a morte, pena poi convertita in 25 anni di reclusione a causa della sua complicità nel "misfatto di attentato contro la sicurezza interna dello Stato avendo fatto parte di banda armata organizzata per distruggere e cambiare il governo".

Per problemi economici Achille non poté avere una istruzione superiore.

Negli anni tra il 1870 e 1874, fece costruire nel centro di Catanzaro un Palazzo, oggi noto come Palazzo Fazzari, interessante realizzazione dell'architetto fiorentino Federico Andreotti.

Sposerà Manny Rossi, figlia del Senatore catanzarese Giuseppe Rossi, dalla quale avrà sei figli: Moltke, Corrado, Spartaco, Gemma, Maria ed Elsa.

L'attività militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1857 fu arruolato nell'esercito borbonico da cui diserta nel 1860 per passare con le truppe garibaldine[2] Con il grado di maggiore partecipa nel 1867 alla Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, nella quale viene ferito ad una gamba.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 gennaio 1875 viene eletto alla Camera dei deputati nel collegio di Chiaravalle Centrale. Fu dichiaratamente monarchico e colonialista[2].

Si ripresenta alle elezioni con successo alla XVI legislatura. Si dimette il 12 giugno 1887 a causa della non volontà di riconciliazione del papa con lo stato italiano.

Le attività economiche[modifica | modifica wikitesto]

«Trasformò il complesso di tante ricchezze in un immenso cantiere di produzione, dotandolo di modernissime attrezzature elettriche, di telefoni, di una ferrovia, che con oltre 40 km di lunghezza serviva a trasportare persone e cose dal retroterra calabrese fino alla stazione FF.SS di Monasterace... dava lavoro e vivere civile a duemila operai, istituendo per essi anche nei boschi, i magazzini cooperativi»

(De Giorgio nella rivista Il Cimento del 1973[3])

Conclusa la sua esperienza politica si dedica ai suoi possedimenti in Calabria, acquistati già nel 1875, nell'area della Ferdinandea e di Mongiana: dove acquistò una villa, terreni, boschi, una segheria, due altiforni, miniere di gesso e ferro. Poté portare avanti le sue attività grazie ai prestiti della Banca nazionale toscana e della Banca Romana fino allo scandalo di quest'ultima nel 1892. In seguito fece causa alla Banca d'Italia poiché essa non volle concedere ciò che restava del prestito di 5.000.000 di lire che la Banca Romana le aveva concesso lasciando Fazzari con 3.800.000 anziché che con la somma pattuita.

Nel 1875 fece costruire nell'area della Ferdinandea e dello Stilaro per le sue attività 32 chilometri di ferrovia, 5 km di funicolare e un piccolo porto commerciale nei pressi di Monasterace.

Nel 1904 fece analizzare le acque della Mangiatorella ed in seguito realizzò l'omonimo stabilimento di acqua minerale.

Nella villa di Ferdinandea, possedeva una collezione di reperti ed oggetti d'arte, nonché una biblioteca, vi furono ospiti: Luigi Lodi, Giovanni Giolitti, Matilde Serao, Rocco De Zerbi ed altri.

Fonda il giornale Il Torneo nel maggio del 1892 ma cessa di essere pubblicato 7 mesi dopo.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo periodo della sua vita soffrì di infiammazione dei reni, il suo ultimo articolo di valenza politica è La Costituente, comparso sulla Nuova Antologia del 16 maggio 1900. Muore a Copanello, frazione di Stalettì la sera del 20 novembre 1910.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • A proposito dei provvedimenti finanziari. Idee di un agricoltore e pescatore, Roma. s. d. [ma 1894];
  • Statuto per la istituzione di una colonia di pescatori e agricoltori nel golfo di Squillace, ibid. 1894;
  • Cinque lettere con le quali A. Fazzari ha inviato lo statuto per la colonia nel Golfo di Squillace, ibid. 1894;
  • Il matrimonio annullato di Garibaldi, ibid. 1909.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ACHILLE FAZZARI di Antonio Froio, su utopiecalabresi.blogspot.com. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  2. ^ a b FAZZARI, Achille, Treccani.it, su treccani.it. URL consultato il 25 ottobre 2011.
  3. ^ ACHILLE FAZZARI di Antonio Fazio, su rivistaincontri.com. URL consultato il 26 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 19 marzo 2005).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Froio, FAZZARI, La famiglia Fazzari di Stalettì: da Nunziato ad Achille, amico fidato di Garibaldi, ed. Il Coscile, Castrovillari, 2018;
  • A. Giovannetti, A. F. nelle sue lettere e nei suoi atti. Note e ricordi dal 1877 al 1892, Roma 1892;
  • P. Romano-E. Martire, Il garibaldino che portò la profezia della conciliazione. Carteggio Amelli-Fazzari, in Rassegna romana, VI (1934), pp. 217–230;
  • D. Larussa, A. F., in Almanacco calabrese, 1959, pp. 115–120
  • F. Spezzano, La lotta politica in Calabria (1861-1925), Manduria 1968, pp. 24–27, 124 s., 164, 166-168
  • La riforma degli istituti di emissione e gli "scandali bancari" in Italia. 1892-1896, Roma 1972, I, pp. 105, 119 e n., 125 s., 208, 216, 243; II, pp. 246, 267, 277, 309, 313; III, pp. 19, 246, 261 s., 267-70, 375 s., 578

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