Vidor

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Vidor
comune
Vidor – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Albino Cordiali (LN) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 45°52′00″N 12°02′00″E / 45.866667°N 12.033333°E45.866667; 12.033333 (Vidor)Coordinate: 45°52′00″N 12°02′00″E / 45.866667°N 12.033333°E45.866667; 12.033333 (Vidor)
Altitudine 152 m s.l.m.
Superficie 13,52 km²
Abitanti 3 819[2] (31-12-2010)
Densità 282,47 ab./km²
Frazioni Bosco, Colbertaldo[1]
Comuni confinanti Crocetta del Montello, Farra di Soligo, Moriago della Battaglia, Pederobba, Valdobbiadene
Altre informazioni
Cod. postale 31020
Prefisso 0423
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026090
Cod. catastale L856
Targa TV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti vidoresi
Patrono san Giuseppe
Giorno festivo 19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vidor
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Vidor (toponimo invariato in veneto) è un comune di 3.752 abitanti della provincia di Treviso.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il nome del paese sarebbe da ricondurre al latino vitis "vite"[3].

Nel 1986 è stata rinvenuta una piccola necropoli sotto piazza Maggiore, risalente al IV secolo. La zona era dunque frequentata in età romana, visto anche il passaggio della via Claudia Augusta Altinate. Nella zona orientale del comune, inoltre, la regolarità della sistemazione agraria proverebbe l'antica centuriazione del territorio.

Nel medioevo, l'importanza strategica di Vidor come nodo stradale e porto fluviale sul Piave (sfruttato sino al 1871), portò alla costruzione del castello, oggi scomparso, e dell'abbazia, che contribuì alla bonifica della zona. Nel XIII secolo fu fondato inoltre il Pio Ospedale di Santa Maria dei Battuti, gestito dall'omonima confraternita, con lo scopo di accogliere i numerosi viandanti che transitavano per la località.

Vidor fu colpita duramente dalla Prima guerra mondiale: trovandosi proprio in corrispondenza del fronte del Piave fu occupata dagli Imperi Centrali sino alla fine del conflitto. Durante gli aspri combattimenti, venne tra l'altro danneggiato il patrimonio artistico del paese, come la chiesa e l'abbazia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

L'arcipretale[modifica | modifica sorgente]

La chiesa arcipretale risale probabilmente a prima del 1000, quando fu costruito il castello, e serviva sia la scarsa popolazione locale, sia i feudatari. Già cappella dipendente dalla pieve di Col San Martino, divenne parrocchia verso la fine del XV secolo. Tra il 1729 e il 1748 fu ricostruita ai piedi delle pendici del colle del castello, dove si trovava la vecchia chiesa, ormai in rovina e isolata; il campanile fu innalzato tra il 1857 e il 1885. Subì gravi danni durante la prima guerra mondiale, l'unico edificio rimasto quasi intatto dell'intero complesso fu proprio il campanile, probabilmente utile agli schieramenti nemici come punto di repere[4].
Conserva due pale di Francesco Zugno e alcuni affreschi di Guido Cadorin, oltre a due statue lignee del padre Vincenzo. Il fonte battesimale, in marmo bianco, risale al 1967 e la copertura in bronzo è opera del sig. Carlo Balliana di Sernaglia della Battaglia.

L'abbazia[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1107 e il 1110 un tal Giovanni Gravone da Vidor fondò un'abbazia benedettina per custodirvi le reliquie di Santa Bona da lui traslate dalla Terra Santa durante la prima crociata. Rappresentò un'istituzione potente, ma finì per decadere rapidamente: nel XV secolo fu definitivamente data in commenda ai Cornaro e nel 1773 la Serenissima ne decretava la soppressione.

Quasi completamente distrutta durante la Grande Guerra. Negli anni venti fu restaurata, presenta attualmente pesanti segni di rifacimento. La chiesa ha mantenuto l'impianto semplice, tipico del romanico locale, e alcuni elementi decorativi del tardo gotico, ravvisabili sulla facciata della chiesa (portale e trifora superiore). Nell'oratorio è conservato un affresco duecentesco di San Cristoforo. Nel chiostro (dove sono presenti soprattutto elementi gotici) si trova invece un altro affresco più tardo (seconda metà del XV secolo) attribuito a Dario da Treviso e raffigurante una Madonna con Bambino e Santi. Del campanile, solo la base è originale, essendo stato il resto completamente ricostruito[5].

L'area del castello[modifica | modifica sorgente]

Presso il sito in cui sorgeva il castello (distrutto nel 1510), si trova una chiesetta che ricorda i caduti in guerra, raggiungibile tramite un sentiero costeggiato da una via crucis. La località, ancora denominata Castello, ospita ogni anno il Palio di Vidor, manifestazione che rievoca i numerosi assalti che subì la fortezza.

Villa Vergerio[modifica | modifica sorgente]

Il complesso è costituito da alcune costruzioni, tra cui la villa vera e propria (ricostruita dopo la Grande Guerra) e dalle vaste adiacenze. Nei pressi sorge l'oratorio di San Giuseppe, a cui si votavano i viandanti che dovevano attraversare il Piave.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Il palio di Vidor (seconda Domenica di settembre) si svolge dal 1996 ed oppone le cinque squadre di Vidor: Centro, Colbertaldo, Alnè di sotto, Alnè di sopra e Bosco, il Petritoli, cittadina marchigiana gemellata con il comune e, dal 2009, il Moriago della Battaglia, in quanto un tempo il suo territorio era sotto la dominazione vidorese. La competizione rievoca l'assalto ungaro al castello di Vidor (X secolo): ciascuna squadra deve trasportare nel minor tempo possibile una scala in legno (affidata a due ragazze) dall'abbazia sino alle pendici del colle del castello, e da qui alla cima un pesante ariete di legno, con il cambio dei 4 atleti maschi a metà della salita. Alla sfida sono legati vari altri eventi di ispirazione medievale.

Il palio non è che una delle tante manifestazioni del settembre Vidorese, che comprende, tra l'altro, la fiera di Santa Bona, la marcia del Ciclamino (corsa non competitiva di 5 e 10 km lungo le vie del paese) e la serata marchigiana con specialità Petritolesi.

Degna di nota è inoltre la secolare sagra di San Giuseppe (marzo), legata in particolare alla promozione del prosecco.

Nella frazione di Colbertaldo sono da segnalare i festeggiamenti di luglio presso il santuario di Madonna delle Grazie, e la sagra del patrono Sant'Andrea, a novembre.

Economia[modifica | modifica sorgente]

La zona di Vidor, compresa nel Quartier del Piave, è nota per la produzione vinicola. Ancora di un certo rilievo è la coltivazione del mais e delle patate. Numerose piccole-medie imprese hanno dato luogo alla formazione di aree industriali e artigianali, con un primato che spetta alla produzione di mobili d'arredamento. Fu sede della Cassa Rurale ed Artigiana di Vidor che dopo varie vicissitudini è confluita nella Banca della Marca. Durante il secolo scorso la produzione industriale del paese era praticamente monopolio del setificio di non piccole dimensioni, ora ristrutturato e divenuto salumificio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Posta nelle immediate adiacenze del ponte sul Piave costruito dalla società Odorico & C e inaugurato inaugurato l'11 giugno 1870[7] in sostituzione di un precedente antico manufatto che sorgeva poco più a valle, l'abitato di Vidor fra il 1913 e il 1931 da dalla stazione Covolo-Vidor e dalla fermata Vidor, poste rispettivamente a sud e a nord del ponte stesso, lungo la Tranvia Montebelluna-Valdobbiadene, che rappresentò al tempo un importante strumento di sviluppo per l'economia della zona.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Vidor - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Giovan Battista Pellegrini, Toponomastica italiana. 10.000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, monti spiegati nella loro origine e storia, Milano, Hoepli, 1990, pp. 357-358.
  4. ^ Scheda della parrocchia dal sito della diocesi.
  5. ^ Informazioni tratte da Magico Veneto e rete civica La Piave.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Giorgio Chiericato, In vettura signori si parte, op. cit.,p. 25.