Teatro della crudeltà

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Il teatro della crudeltà è una forma di teatro ideata da Antonin Artaud nei primi trent'anni del Novecento. Per crudeltà non intendeva sadismo, o causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l'esercitare una tirannia sullo spettacolo, e in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola. Fu fonte di ispirazione per coloro che vi giunsero in seguito, come per esempio le esperienze del Living Theatre e di Jerzy Grotowski.

"Il teatro è prima di tutto rituale e magico", scriveva Artaud[1], "non è una rappresentazione. È la vita stessa in ciò che ha di irrapresentabile"[2]. In un manifesto apparso sulla "Nouvelle Revue Française" dell'ottobre 1932, dice che "non si può continuare a prostituire l'idea di teatro, poiché il suo valore risiede esclusivamente in un rapporto magico e atroce con la realtà e con il pericolo"[3]. Spezzando la soggezione del teatro al testo, dovrebbe crare "una metafisica della parola, del gesto e dell'espressione, al fine di strapparlo alle pastoie psicologiche e sentimentali"[4] Rifiutando la priorità occidentale del teatro di parola, con il teatro della crudeltà, Artaud cercava – anche grazie allo stimolo di interlocutori come René Daumal, Jean Paulhan, André Rolland de Renéville (1903-1962), con i quali scambiò lettere e opinioni – di sovvertire lo spettacolo inteso come risultato estetico o comunicativo, verso una verità totale, contrapponendo agli attori gli agiti, non più intepreti di personaggi, ma ministri di forze[5], come sciamani, disinteressati all'arte e alla rappresentazione, verso un teatro che sia in tutto e per tutto azione.

In qualche modo la visione artaudiana avrà un'influenza anche al di là del teatro, nel cinema e in letteratura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ citato in Umberto Artioli e Francesco Bartoli, Teatro e corpo glorioso. Saggio su Antonin Artaud, Milano, Feltrinelli, 1978, p. 123.
  2. ^ Jacques Derrida, Prefazione, in A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, cit., p. IX.
  3. ^ Poi in A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, cit., p. 204.
  4. ^ A. Artaud, Il teatro e il suo doppio, cit., p. 205.
  5. ^ F. Ruffini, I teatri di Artaud, cit., p. 116.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio, Torino, Einaudi, 1968
  • Fabrizio Cruciani, Registi, pedagoghi e comunità teatrali nel Novecento, Roma, Editori & Associati, 1995
  • Franco Ruffini, I teatri di Artaud. Crudeltà, corpo-mente, Bologna, Il Mulino, 1996
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