Takfir
Il takfir (arabo: ﺗﻜﻔﻴﺮ, takfīr) è la pronuncia islamica di kufra arabo: ﻛﻔﺮة, ossia di "empietà massima" (spesso apostasia), rivolta a chi sia giudicato gravemente e imperdonabilmente empio. Nell'Islam classico questo autorizzava l'autorità costituita a infliggere la condanna a morte al reo, in mancanza di un suo repentino pentimento (che tuttavia non necessariamente comportava la sospensione della pena sic et simpliciter).
Il termine è stato spesso tradotto con la parola "scomunica" ma questo non necessariamente implica l'idea di esecuzione capitale, anche se è corretta l'idea di espellere dalla comunità dei credenti il colpevole di gravissima empietà.
La pronuncia del takfir era resa dalla magistratura di nomina pubblica, previo ascolto dei dotti ( ʿulamāʾ ), e precisamente dei Mufti, unici legittimati ad esprimersi in materia religiosa su fattispecie astratte.
La mancanza quasi sempre dei requisiti di autorevolezza - che deve essere generalmente e sostanziosamente riconosciuta dall'opinione pubblica e dagli altri giurisperiti - fa sì che siano una pura espressione di volontà politica le fatwa di takfir emesse da improvvisati mufti, che in linea di massima non hanno compiuto alcun regolare approfondito studio nelle istituzioni ufficiali di studio del diritto ( fiqh ) e della shari'a esistenti nel mondo islamico.
[modifica] Bibliografia
- J.O. Hunwick (ed. e tr.), Sharīʿa in Songhay: the replies of al-Maghīlī to the questions of Askia al-ḥājj Muḥammad, Oxford, Oxford U.P., 1985