Sutor, ne ultra crepidam!

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Casa Vasari, Apelle

Sutor, ne ultra crepidam (Ciabattino, non [andare] oltre le scarpe) è una locuzione latina utilizzata per dissuadere dall'esprimersi coloro che tendono a parlare di materie o argomenti di cui non hanno nessuna competenza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La frase (nell'originale "ne supra crepidam sutor iudicaret", ossia: "che il ciabattino non giudichi più in su della scarpa") è citata da Valerio Massimo (Factorum et dictorum memorabilium VIII, 12.ext.3)[1][2] e da Plinio il Vecchio (Naturalis historia 35.36.85 - XXXV, 10, 36),[3] che l'attribuisce all'artista greco Apelle di Coo il quale era solito esporre le sue opere in modo da poter trarre profitto dai commenti e dalle critiche dei passanti; una volta, un calzolaio (sutor) aveva criticato il modo in cui in un quadro era stato rappresentato il sandalo (crepida - dal greco krepis) di un personaggio, e il grande Apelle, al tempo considerato il maggior pittore mai esistito, aveva corretto quel particolare.

Il giorno dopo, però, il ciabattino, tronfio del fatto che la sua critica fosse stata accolta, si era messo a criticare anche la rappresentazione del ginocchio di quel personaggio; a quel punto l'artista lo apostrofò con la frase divenuta poi proverbiale. Nel testo di Plinio, tuttavia, invece che ultra compare supra, in relazione al contesto dell'aneddoto: ne supra crepidam sutor iudicaret - "(disse) che il ciabattino non doveva giudicare più in su della scarpa".[1]

Il testo pliniano è alquanto noto in quanto spesso incluso, almeno in stralci, in versioni scolastiche usate per esercizio nello studio della lingua latina; in più, la locuzione è stata usata da molti altri autori che sottintendevano la conoscenza del brano di Plinio.

Ultracrepidarian[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua inglese, il motto ha dato anche origine alla parola ultracrepidarian (traducibile approssimativamente con "ultracrepidario"), che indica appunto una persona saccente, che dispensa giudizi o consigli su cose di là dalla sua competenza. Il termine fu registrato pubblicamente per la prima volta nel 1819 dal saggista William Hazlitt in una feroce lettera a William Gifford, il direttore del Quarterly Review, che aveva spesso recensito negativamente le opere di Hazlitt:[4] "You have been well called an Ultra-Crepidarian critic." ("Lei è stato giustamente chiamato un critico ultracrepidario.")[5] Fu usato di nuovo quattro anni dopo nel 1823, nella satira dell'amico di Hazlitt Leigh Hunt, Ultra-Crepidarius: a Satire on William Gifford (Ultracrepidario: una satira su William Gifford).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cf. locuzione in Treccani.it.
  2. ^ Factorum et dictorum memorabilium VIII, 12.ext.3.
  3. ^ Naturalis Historia XXXV, 36.85.
  4. ^ A Letter to William Gifford, Esq. from William Hazlitt (Una lettera a William Giffro, Esq. da Wiiliam Hazlitt), pubblicato da John Miller a Londra; ristampato in Howe, pp. 11–59. Tuttavia, la parola era stata usata da Hazlitt un anno prima, nell'inedito "A Reply to 'Z'" ("Una risposta a 'Z'"), 1818, ibid., pp. 1–10. Il curatore di Hazlitt, P.P. Howe, crede che l'inventore del termine potrebbe non essere stato Hazlitt, ma forse il suo amico Charles Lamb; ibid., p. 251.
  5. ^ All'inizio, il termine conteneva un trattino, seguendo la pratica editoriale del tempo. "A Letter to William Gifford", in Howe, p. 16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bergman, Gregory. Isms. Adams Media, 2006. ISBN 1593374836. p. 242.
  • Hazlitt, William. The Complete Works of William Hazlitt. A cura di P.P. Howe. 21 voll. Londra: J.M. Dent & Sons, 1930-1934. Vol. 9.
  • Hazlitt, William. The Spirit of the Age (1825).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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