Regolamento di competenza (ordinamento civile italiano)

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Il regolamento di competenza, previsto e disciplinato dagli art. 42-50 del c.p.c., è un istituto processuale del ramo civile; Il regolamento che il giudice,dinanzi al quale viene riassunta la causa, può chiedere d'ufficio alla Corte Suprema non è un mezzo di impugnazione ordinaria (in quanto non è richiesta la soccombenza di una delle parti) ma serve per risolvere solamente conflitti di competenza, per materia, valore e territorio, sorti tra giudici diversi. Prevede l'istanza proposta dalle parti o dal giudice e il ricorso. Al contrario, il regolamento di competenza su istanza di parte, che non ha alcunché a che vedere con quello richiesto d'ufficio, è un mezzo d'impugnazione. Per la precisione un mezzo di impugnazione ordinaria che impedisce la formazione del giudicato.

L'istanza di regolamento si propone con ricorso alla Corte di cassazione al fine di risolvere in modo definitivo un conflitto tra giudici di merito, la pronuncia ha natura sostitutiva.

Sono tre le ipotesi regolate dal codice di rito. Quella prevista dall'art. 42 c.p.c. "Regolamento necessario di competenza". Quella di cui all'art. 43 c.p.c. "Regolamento facoltativo di competenza"(. Quella, cosiddetta regolamento d'ufficio, prevista dall'art 45 c.p.c rubricato "Conflitto di competenza".

Le ragioni dell'istituto: rispetto dei principi costituzionali di cui all'art 3 2°co. cost. principio di uguaglianza sostanziale; l'art. 25 cost. "Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge". L'attore e convenuto non possono scegliere il giudice ma devono attenersi ai criteri stabiliti per l'individuazione. Svolge funzione di economia processuale, si evita che la sentenza resa da giudice incompetente possa essere appellata o cassata e debba ripetersi il giudizio.

Presupposto per ricorrere al regolamento è l'ordinanza con cui il giudice ha risolto la questione relativa alla propria competenza od incompetenza. Nota di rilievo merita la riforma operata con L. 18 giugno 2009 n.69 che con l'art 45 ha novellato in codice di rito sostituendo il provvedimento da impugnare(ante 2009 sentenza, oggi ordinanza) ed il provvedimento con cui la Corte di cassazione risolve il conflitto(ante 2009 sentenza, oggi ordinanza).

La prima ipotesi: Regolamento a seguito di ordinanza resa su eccezione d'incompetenza sollevata dal convenuto ex art. 38 1°co. c.p.c.

Con la domanda l'attore ha indicato al convenuto un giudice, vale la pena ricordare che non si tratta di persona fisica ma di ufficio giudiziario, presso cui costituirsi depositando la comparsa di risposta, il convenuto ha l'onere di costituirsi a i sensi del 166 c.p.c. "almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione,...", quando si costituisce deve, a pena di decadanza ai sensi dell'art. 38 c.p.c, eccepire l'incompetenza del giudice per materia e valore o territorio derogabile, se eccepisce quella per territorio derogabile deve indicare il giudice che secondo lui è competente in caso contrario tale eccezione si considera non proposta. Il giudice, questa volta persona fisica cui è stata assegnata la causa, deve decidere, ai sensi dell'art. 38 3°co., la sola questione di competenza sollevata dal convenuto in base a quello che risulta dagli atti e assunte sommarie informazioni.

Schematizzando:

L'attore sceglie il giudice sulla base delle norme che regolano la competenza, art. 7,9,10-15,17,18-30bis c.p.c etc...

Il convenuto con la comparsa di risposta eccepisce l'incompetenza del giudice, art. 38 1°co.

Il giudice decide con ordinanza sulla sola competenza, si afferma competente e da i provvedimenti per la prosecuzione della causa, il convenuto impugna l'ordinanza con regolamento necessario art.42 c.p.c.

Il giudice decide con ordinanza competenza e merito, si afferma competente e accoglie nel merito la domanda del convenuto. Il convenuto non ha interesse ad impugnare l'ordinanza, anche se soccombente riguardo alla competenza. Avendo vinto nel merito, non potrebbe ottenere di più dalla pronuncia resa a seguito dell'impugnazione.

Il giudice decide con ordinanza competenza e merito, si afferma competente e respinge nel merito la domanda del convenuto. Il convenuto può impugnare prima con regolamento facoltativo ex art 43 c.p.c. e poi se soccombe anche nel ricorso per regolamento impugnerà il merito.

Se al contrario il giudice decide di non essere fornito di competenza, non può limitarsi a "scaricare" il processo e le parti, ma deve indicare loro quello che secondo lui è il giudice fornito di competenza ai sensi degli artt. 45,50 c.p.c. A questo punto le parti possono o riassumere la causa davanti al giudice loro indicato nel termine perentorio di tre mesi, oppure l'attore sarà legittimato ad impugnare ex art. 42 c.p.c. l'ordinanza del giudice che lo ha "scaricato".


La seconda ipotesi: Regolamento a seguito di ordinanza resa dal giudice a quo che ha rilevato d'ufficio la propria incompetenza ex art 38 3°co. c.p.c.

Con la domanda l'attore indica il giudice che ritiene competente, il convenuto con la comparsa di risposta non solleva eccezione di competenza, il giudice, che ritiene di essere incompetente, deve rilevare d'ufficio entro l'udienza di prima comparizione delle parti e trattazione della causa ex art. 183 4°co. c.p.c. "...indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione."

Schematizzando:

L'attore sceglie il giudice.

Il convenuto si costituisce senza eccepirne la competenza.

Il giudice ritiene di non essere competente e indica alle parti un nuovo giudice al quale rivolgersi.

Il secondo giudice ritiene a sua volta di essere incompetente, deve richiedere d'ufficio il regolamento di competenza.

Le parti possono, entro tre mesi, riassumere la causa davanti al nuovo giudice, oppure sollevare regolamento necessario di competenza. Ricordiamo che il regolamento in questi casi è il solo mezzo d'impugnazione, per questo necessario, perché il giudice ha deciso la sola questione pregiudiziale di rito e non ha trattato il merito.

Nell'ipotesi in cui le parti riassumano la causa non sollevando la questione di competenza, il secondo giudice, qualora ritiene a sua volta di non essere competente, solleva regolamento di competenza d'ufficio ai sensi dell'art. 45 c.p.c. e nei modi di cui all'art. 47 4°co. c.p.c. "Il regolamento d'ufficio è richiesto con ordinanza dal giudice, il quale dispone la rimessione del fascicolo d'ufficio alla cancelleria della Corte di cassazione."


Il primo precetto dell'art. 42 recita: "l'ordinanza che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli articoli 39 (litispendenza e continenza di cause) e 40 (connessione), non decide il merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell'articolo 295 (sospensione necessaria) possono essere impugnati soltanto con istanza di regolamento di competenza" (cfr. art. 47 cpc. del procedimento di competenza e l'art. 187 delle Disposiozioni di Attuazione "regolamento di competenza delle sentenze in materia esecutiva").

Il secondo precetto dell'art. 43 invero dice: "Il provvedimento che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito può essere impugnato con l'istanza di regolamento di competenza oppure nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia sulla competenza si impugna quella sul merito. La proposizione dell'impugnazione ordinaria non toglie alle altre parti la facoltà di proporre l'istanza di regolamento (47 cpc). Se l'istanza di regolamento è proposta prima dell'impugnazione ordinaria, i termini per la proposizione riprendono a decorrere dalla comunicazione dell'ordinanza che regola la competenza; se è proposto dopo, si applica la disposizione di cui all'articolo 48 cpc. (la sospensione dei processi relativamente concernenti la richiesta di regolamento di competenza).

Capita sovente che tra i giudici si crei una sorta di "gerarchia" dove il giudice competente per quella causa sia un giudice superiore (competenza verticale) per quanto concerne il valore della causa. Il valore viene stabilito (o meglio richiesto) di solito nell'atto di citazione ex art. 163 c.p.c. e poi riconfermato o confutato nella prima udienza dal Giudice adito: egli determinerà il valore effettivo della causa con i documenti necessari (come i resoconti, le scritture contabili, i contratti, le fatture e via discorrendo) e, nel caso dovesse eccedere la sua competenza, avrebbe l'obbligo di dichiararsi incompetente e far "riassumere" la causa ad altro Giudice ma è evidente che non succede quindi viene messo a disposizione questo duplice mezzo di impugnazione (per affermare il concetto che se il giudice adito decide di essere competente, comprendendo anche il merito, emette i relativi provvedimenti e nessuno vi si oppone quando passa in giudicato la sentenza si ritiene sanato questo vizio che ha un problema sia di tipo "processuale" che "decisionale" e quindi giurisdizionale). Allora una domanda spontanea sorge quando sia emessa sentenza, o ordinanza che ha anche contenuto di sentenza (come le misure cautelari o le cauzioni o l'onere di spese necessarie per l'acquisizione di mezzi di prova), che sia oltre la sua competenza, quale mezzo di impugnazione si può adottare per ovviare il problema della competenza. La risposta viene facile dalla diretta interpretazione dell'art. 42 che permette il regolamento di competenza "necessario": il quale termine indica con tassatività cosa si può realmente impugnare con questo mezzo (che mette in discussione la competenza del giudice). La necessarietà dunque risiede nella possibilità di impugnare solo mediante l'ausilio del Regolamento di Competenza le "ordinanze" che non decidano (nemmeno parzialmente) il "merito" della causa e i "provvedimenti" che dichiarano la sospensione del processo a norma dell'art. 295 c.p.c.. È anche vero che entro il termine del primo grado si può operare con il "regolamento di giurisdizione" (art. 41 c.p.c.) che consente di risolvere le questioni di giurisdizione affidando il giudizio alle sezioni unite della Corte di Cassazione le quali operano subito con la sospensione del processo di merito (statuendo indirettamente che non deve essere stato deciso neppure parzialmente il merito altrimenti non si può più impugnare con questo mezzo se non con gli altri mezzi ordinari come l'appello ex art. 339, che in questo caso sarebbe incidentale, il ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., la revocazione ex art. 395 c.p.c. e l'opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c. e con le relative restrizioni e limitazioni) "se il regolamento di competenza e di giurisdizione si svolgono con giudizio in Corte di Cassazione, allora l'appello è escluso per il principio gerarchico delle impugnazioni nei vari gradi del giudizio?" La risposta è negativa poiché il regolamento di giurisdizione decide sui provvedimenti di competenza e non anche sul merito (entro il primo grado per la giurisdizione) in qualsiasi momento per il caso di "necessarietà" del regolamento di competenza. --- Per quanto riguarda invece il Regolamento Facoltativo ai sensi dell'art. 43 c.p.c. riguarda la possibilità di impugnare il provvedimento che si pronuncia sulla competenza e anche il merito che non esclude però la possibilità di impugnare con i mezzi ordinari (nei tempi stabiliti) e purché si impugni anche il merito e non il solo provvedimento sulla competenza. Questo mezzo consente al tempo stesso di separare le varie fattispiecie riguardanti il giudizio: chi impugna il provvedimento non impedisce all'altra parte di impugnare il merito. Quindi la "facoltatività" sta nel fatto che si può impugnare anche con mezzi ordinari la competenza (insieme col merito). Se viene esercitato prima il regolamento di competenza i termini per impugnare con i mezzi ordinari vengono riaperti con la comunicazione dell'ordinanza: questo conferma l'importanza del regolamento che viene "cronologicamente" prima delle altre categorie di impugnazioni (e prima ancora dell'astensione del giudice ex art. 51 c.p.c. e della ricusazione del medesimo ex art. 52 c.p.c.). --- Come si svolge questo procedimento: l'art. 47 c.p.c. "descrive" la norma stabilendo che si deve instaurare il procedimento mediante la proposta alla Corte di Cassazione, con ricorso sottoscritto dal procuratore o dalla parte se questa si è costituita personalmente. il ricorso va notificato alle parti che non vi hanno aderito entro il termine perentorio di giorni trenta (30) dalla comunicazione dell'ordinanza che abbia pronuncianto sulla competenza, o dalla comunicazione dell'impugnazione ordinaria. Le parti naturalmente possono aderire ed è rilevato dalla sottoscrizione comune del ricorso. In caso ci sia "conflitto di competenza" come previsto dall'art. 45 c.p.c. il regolamento è chiesto dal giudice il quale dispone la rimessione del fascicolo d'ufficio alla cancelleria della Corte di Cassazione. Naturalmente in questo procedimento le parti alle quali è notificato il ricordo o comunicata l'ordinanza del giudice (di rimessione) hanno venti giorni per presentare (e depositare) scritture difensive e documenti. Il processo relativo al Regolamento viene sospeso (48 c.p.c.) salvo che il giudice ritenga necessario il (solo) compimento di atti urgenti. Nasce così un nuovo dubbio: una volta instaurato il procedimento con regolamento di competenza "facoltativo", che include anche il merito, cosa accade ai provvedimenti cautelari e preventivi emanati durante la prima udienza? A questo quesito si può rispondere così (con riserva di incertezza sull'applicazione della norma): il regolamento sospende il processo e anche il giudizio di merito e i possibili provvedimenti cautelari già emanati vengono sospesi automaticamente visto e previsto il procedimento, che si svolge presso i giudici della Corte di Cassazione a sezioni unite. In aggiunta e a conferma di questa spiegazione, l'art. 367 c.p.c., non indicando espressamente gli effetti della sospensione, si rivela generale così da estendere automaticamente gli effetti della sospensione anche ai provvedimenti cautelari che sono atti del processo e l'art. 298 c.p.c infirma la validità di questo precetto.

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