Piano d'azione di Lagos

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Piano d'azione di Lagos (ufficialmente: Piano d'azione di Lagos per lo sviluppo economico dell'Africa, 1980–2000) era un piano supportato dall'Organizzazione dell'unità africana per incrementare l'autosufficienza dell'Africa[1]. Fu abbozzato a Lagos in Nigeria nell'aprile 1980, durante una conferenza cui partecipavano diversi leader africani[2]. È stato definito come la risposta collettiva degli stati africani alla relazione Berg pubblicata della Banca Mondiale nel 1981. Il piano imputava la crisi economica dell'Africa ai programmi di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale e alla vulnerabilità delle economie africane agli shock economici mondiali, come la crisi petrolifera del 1973[3].

La relazione sosteneva che lo sviluppo in Africa poteva essere raggiunto mediante un minor affidamento sull'estrazione di materie prime, sull'industrializzazione, sull'uguaglianza globale nei rapporti commerciali, e un aumento degli aiuti assistenziali allo sviluppo da parte della comunità internazionale. Gli studiosi africanisti notarono l'assenza nella relazione di una qualsiasi imputazione ai, o richiesta di riforma dei, governi locali dell'Africa[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Lagos Plan of Action for the Economic Development of Africa, 1980-2000, Organizzazione dell'unità africana, aprile 1980. URL consultato il 18 maggio 2009.
  2. ^ (EN) What Africa Really Needs in African Alternative Framework, Africa Action. URL consultato il 18 maggio 2009.
  3. ^ a b (EN) Dickson Eyoh, African Perspectives on Democracy and the Dilemmas of Postcolonial Intellectuals in African Affairs, Africa Today, vol. 45, n. 3-4, 1998, pp. pagg. 281-306.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]